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Tèrra trèma, La-

film italiano (1948) di Luchino Visconti. “Episodio del mare” di una trilogia sul lavoro (gli zolfatari, i contadini) che non poté più essere realizzata, questa libera trasposizione dei Malavoglia nasceva da un'idea già chiara negli ultimi anni del fascismo, sulla necessità di tornare al verismo di G. Verga per dare sostanza sociale al nostro cinema. Tappa fondamentale del neorealismo, in certo senso lo trascende e lo supera, sia quale punta ideologicamente avanzata, dove lo sfruttamento è presente nei suoi meccanismi e la lotta di classe postulata come l'unica risposta, sia quale opera che trova l'ardua mediazione tra una realtà ripresa nel suo farsi (la sceneggiatura “scritta” giorno per giorno dagli stessi pescatori-interpreti nel loro stretto dialetto siciliano) e l'aristocratico estetismo delle immagini (il direttore della fotografia G. R. Aldo, guidato dal regista a una memorabile tastiera in bianco e nero). Col punto di vista accesamente polemico e con la forte sensibilità “antropomorfica” profusa nella rappresentazione di esseri umiliati e offesi, in cui riluce la dignità di comportamento e si impone la nobiltà dei sentimenti (l'idillio tra la sorella maggiore e il muratore è un'altissima pagina d'amore), Visconti corresse il pessimismo del testo di origine. Anche nella disfatta si apre il varco (come nel finale con 'Ntoni e il bambino sulla barca) alla rivolta.

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