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Tùrchi

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Storia

Nome dato sin dal sec. IV a una popolazione affine ai Mongoli che controllava da tempo vaste regioni dell'Asia orientale e centrale. I Turchi (propr., forti) si suddividevano in molte tribù. La principale, nel sec. VII, era quella degli Oghuz che, proveniente (come tutti i Turchi) dall'Asia di NE, aveva esteso il suo dominio dai monti Ch'ing-an all'Amudarja e al lago d'Aral. È probabile, ma non certo, che discendessero dagli Hsiung-nu (Unni). Il vasto dominio di questi nomadi, detti T'u-chüeh dai Cinesi, si suddivideva in due regni, a volte uniti sotto un solo qagan, a volte discordi: i T'uchüeh occidentali, concentrati a sud del lago Balhaš, e i T'u-chüeh orientali, abitanti tra il lago Bajkal e la Muraglia cinese. Nel sec. VIII gli Oghuz, vinti da altri Turchi, gli Uiguri, si spostarono verso il Mar Caspio, mentre gli Uiguri si volsero a oriente stringendo relazioni coi Cinesi. Intanto un'altra popolazione turca, i Qarluq, s'insediava nell'antico territorio dei T'u-chüeh occidentali, a W dei monti Altaj, e aiutava (751) gli Arabi a battere i Cinesi. Guidati dalla dinastia dei Qarakhanidi, essi furono i primi fra i Turchi a passare all'Islam (sec. X). Altri Turchi si trasferirono verso occidente passando a nord del Mar Caspio e del Mar Nero: sono i Peceneghi e i Cumani. I Peceneghi si spinsero sino alle foci del Danubio, dove si scontrarono coi Bizantini, che poi li utilizzarono come ausiliari finché non li sconfissero definitivamente (sec. XII). Ma la grande spinta dei Turchi si diresse a sud e a sud-est, dapprima con la dinastia dei Gasnavidi, che si creò un regno sulle due sponde dell'Indo, e specialmente con la dinastia dei Selgiuchidi che, alla testa di popolazioni Oghuz (alias Turcomanni), fondò un impero di straordinaria grandezza. Dapprima fu il selgiuchide Tugrïl-beg che batté i Gasnavidi strappando loro il Khorāsān (1041), estese il suo dominio all'Iran e prese sotto la sua protezione il debole califfo abbaside di Baghdad. Fu poi la volta di Alp Arslān che conquistò l'Azerbaigian e la Siria e penetrò in Anatolia, sconfiggendo i Bizantini a Malazgirt (1071), ma il suo successore Malik-shāh non riuscì a controllare il vasto impero che finì per sfaldarsi. Tra i suoi vari tronconi il più importante fu quello dei Selgiuchidi di Rum, che durò sino al 1302 con sede prima a Nicea, poi a Iconio. La conquista di Gengis Khān, contro ogni apparenza, giovò ai Turchi; essi, sia che combattessero nell'esercito mongolo, sia che si mescolassero poi ai vincitori, non persero la loro posizione predominante in molte regioni d'Asia. L'Anatolia, già conquistata dai Selgiuchidi nel sec. XI, divenne in seguito il centro della potenza turca. Dopo l'occupazione mongola, che non interruppe il predominio turco, s'impose (ca. 1300) una nuova tribù turca, quella degli Osmanli od Ottomani; pare appartenesse al gruppo etnico degli Oghuz. Signori di un piccolo regno a NW dell'Anatolia, i dinasti ottomani circondarono gradatamente Costantinopoli, occupando prima Nicomedia, poi Gallipoli, Adrianopoli, Sofia. La nuova grande invasione dall'est, condotta dal turco Tamerlano, ebbe un successo strepitoso quanto effimero: anche gli Ottomani, battuti e umiliati ad Ankara (1402), si risollevarono subito dopo la morte di Tamerlano (1405). I suoi discendenti crearono invece un grande impero in India (sec. XVI-XIX). Riuscì poi all'impero assorbire a poco a poco tutti i khanati turchi fioriti nel Sud della Russia e nell'Asia centrale: Kazan e Astrahan nel sec. XVI, la Crimea nel XVIII, Kokand nel XIX, Buhara e Khiva nel XX. Altre popolazioni turche ebbero la stessa sorte: nel corso del sec. XIX i Kazachi della Siberia, i Chirghisi del Ferghana, i Turchi del Caucaso, i Turcomanni (Turkmeni) del Mar Caspio furono sottomessi dai Russi, mentre i Turchi del Turkestan orientale finirono sotto il dominio cinese. Il nome di Turchi rimane unito a quello di Impero Ottomano che, con la conquista di Costantinopoli (1453), impose la sua sovranità alla Penisola Balcanica e ad altre regioni d'Asia e d'Africa: impero che sopravvisse sino al 1922, quando fu proclamata la Repubblica turca.

Letteratura

Nell'accezione di letteratura turca è compresa tutta la produzione letteraria delle varie stirpi turche nata e sviluppatasi in sedi geografiche diverse con diversi linguaggi letterari. I Turchi assimilarono, nelle varie fasi della loro espansione, forme di civiltà già pienamente evolute e di conseguenza la loro produzione letteraria risulta in molta parte d'imitazione, ricalcata fin dall'inizio su forme e indirizzi della letteratura persiana. I primi documenti della letteratura turca preislamica sono rappresentati dalle iscrizioni funerarie del fiume Orkhon, rinvenute nel 1889. Erette nel sec. VIII da stirpi turche stanziate in Mongolia per celebrare le imprese di principi defunti, esse mostrano un linguaggio già maturo nella resa di un'atmosfera epica e solenne. Il Trattato di lingue turche scritto da Maḥmūd Kāshgarī nel 1074 è il primo documento dell'influenza islamica, che si diffuse tra le genti turche con la mediazione della Persia, tanto che una forma di letteratura islamico-persiana divenne la fonte d'ispirazione degli scrittori turchi. La prosodia persiana si sostituì al metro sillabico turco, mentre venivano adottate le forme poetiche islamiche della qasida, del gazel e del mesnevi. Dei vari linguaggi, sviluppatisi fra le diverse popolazioni turche, due in particolare si evidenziarono dando luogo a tradizioni letterarie ben caratterizzate: il turco orientale (più tardi ciagataico), derivato dall'uigurico, e il turco occidentale (o anatolico od ottomano), derivato dalla lingua dei Turchi Oghuz. Il turco orientale, usato come linguaggio letterario dal sec. XI al XIX in tutta l'area di diffusione dei Turchi, tranne che nell'Impero Ottomano, nella Persia occidentale e nella Crimea del sud, è passato attraverso tre stadi di sviluppo. Nel periodo qarakhānide, il turco orientale, detto anche medioturco, diffuso nei sec. XI-XII nel Turkestan occidentale e orienTurchi, divenne il linguaggio letterario dei Turchi musulmani. La loro prima opera nota è La scienza che genera felicità, poema allegorico-didattico di circa 6500 distici composto nel 1609 da Yūsuf di Balasagun. Altra opera importante è il poemetto moraleggiante in 500 distici La soglia della verità di Edib Ahmet. La seconda fase della letteratura turca orientale è quella del periodo denominato Corasmia-Orda d'Oro, in quanto l'area linguistica turco-orientale si estende fino a queste regioni. La produzione letteraria è di carattere prevalentemente religioso. Il terzo periodo, il ciagataico, si sviluppò dal sec. XV ed ebbe come principali centri di cultura le città di Samarcanda, Herāt, Buhara, Khiva, Fergana e Kashgar, estendendosi fino a tutta l'area turco-orientale e all'India. Tra i primi poeti di quest'epoca sono da ricordare Sekkaki (sec. XV) e Lufti di Herāt (m. 1462). Il periodo di massimo splendore si colloca nella seconda metà del sec. XV, presso la corte di Herāt. Qui fiorì la ricca e complessa personalità di ʽAlī Sir Nevai, il “melodioso” (1441-1501), il poeta per eccellenza della letteratura ciagataica. Verso la fine del sec. XIX il ciagataico come lingua letteraria cadde in disuso e fu sostituito da dialetti locali che svilupparono produzioni letterarie indipendenti. Nella letteratura turca occidentale si distinguono tre filoni principali: l'aulico, la dīvān edebiyati (letteratura dei canzonieri), ispirata a modelli persiani e destinata all'aristocrazia intellettuale; il popolare d'ispirazione mistica e il popolare d'ispirazione profana. La dīvān edebiyati durò dal sec. XIII alla metà del XIX. Nei primi secoli la lingua letteraria rimase viva e ricca attingendo al linguaggio popolare, ma dopo la conquista di İstanbul e il successivo concentrarsi di tutta la vita culturale in questo unico centro, il distacco tra il linguaggio comune e quello letterario divenne completo e la produzione letteraria si isterilì nella meccanica ripresa di forme espressive straniere, mentre il lessico letterario turco venne completamente soppiantato da quello arabo e persiano. Nella forma del mesnevi, un tipo di poemetto a carattere didascalico o narrativo-romanzesco, i temi più trattati sono quelli della tradizione classica araba e persiana: la storia di Leyla e Mecnun è mirabilmente trattata soprattutto da Fuzuli (1480-1556), quella di Khusraw e Sirin da Seyhi (sec. XV), mentre un mesnevi a carattere religioso è il Mevlit (1409) di Süleymān Çelebi (m. 1422). In un panorama letterario così scarsamente originale, privo di una tradizione poetica autonoma, bisogna giungere fino a Ahmed Nedim (1681-1730) per assistere a un tentativo di rinnovamento della poesia tradizionale. Nedim affrontò i temi della vita del suo tempo: la sua opera offre infatti un quadro quanto mai vario della cosiddetta “età dei tulipani”, cioè della splendida società fiorita alla corte di Aḥmed III. L'ultimo grande rappresentante della poesia classica è Seyh Ghalib (1757-1799), che operò il distacco definitivo tra la lingua parlata e quella scritta. Con le forme smaglianti della sua poesia si chiude il periodo d'oro di questa letteratura e si inizia il declino che sarà completo nel sec. XIX. Nella letteratura turca occidentale la narrativa costituisce l'espressione più genuina e originale, perché quasi immune dall'influsso persiano: lo attestano il Libro di Dede Korkut (sec. XV), un ciclo di novelle centrato sulle leggendarie lotte degli Oghuz con i cristiani, i racconti di viaggio di Sayyidi ʽAlī Re'is (sec. XVI), il Libro di viaggio di Evliya Çelebi (1611-1682), il più grande viaggiatore del sec. XVII, che in un linguaggio colorito e colloquiale offre una descrizione animatissima dei tanti Paesi dell'Impero ottomano da lui visitati. Poi una storia dell'Impero ottomano di Katib Çelebi (1608-1657), le storie di Pecevi (1574-1649) e di Silahdar Mehmed (m. 1723), vivide descrizioni dell'ambiente contemporaneo. Nel genere della prosa ornata si distinguono soprattutto le Cronache della casa di ʽOsman di Kemāl Pasazade (m. 1531), scritte in uno stile immaginoso e fiorito, e le Cronache di Sadeddin (m. 1599). Il massimo di artificiosità e diricercatezza di stile è raggiunto da Veysi (m. 1628) e da Nergisi (m. 1636). In un linguaggio “medio”, misto cioè di espressioni popolari e di espressioni dotte, scrissero Selaniki (m. 1600), Geliholu ʽAlī (m. 1600), Na'ima (m. 1716) e Mehmed Çelebi (m. 1732).

Letteratura: l'epoca moderna

Ha inizio dopo il 1850 con Ibrāhīm Sinasi (1826-1871), Namïk Kemāl (1840-1888), Ziyā Pascià (1825-1880), ʽAbdulahaq Hamid (1852-1937), che aprirono la letteratura turca agli influssi di quella occidentale, francese in particolare. Organo del movimento di rinnovamento fu la rivista Servet-i Fünun (Il patrimonio delle scienze), che diffuse la conoscenza dei parnassiani, simbolisti e naturalisti francesi. Rappresentanti maggiori furono Tevfik Fikret (1867-1915), Cenap Sehabettin (1870-1934) e Halit Ziya Usakligil (1866-1945), artisti che nell'eccessivo culto della bellezza formale persero il contatto con la realtà e foggiarono un linguaggio artificiale incomprensibile al grosso pubblico. Scrittori di tendenze popolari come Ahmet Mithat (1844-1912), Ahmet Rasim (1864-1932), Ḥusayn Rahmi Gurpinar (1864-1944) e poeti come Mehmed Yurdakul Emin (1869-1944) e Riẓā Tevfik (1869-1949) rimasero invece vicini ai gusti del pubblico, contribuendo alla formazione di una letteratura peculiarmente turca.

Letteratura: i dialetti

Una delle più importanti letterature dialettali è la letteratura azeri della quale si considerano iniziatori Vakif (1717-1797) e Zakir (1784-1857). Massimo rappresentante è Mīrza Fethali Ahundzade (1812-1878), chiamato “il Molière turco”, autore di commedie di satira sociale. Altro nome di rilievo è quello del poeta satirico Sâbir (1862-1911), che si batté contro il fanatismo religioso. La letteratura in dialetto tartaro di Kazan cominciò con Qayyum Nasiri (1825-1902) e continuò con i romanzi di interesse regionale di Musa Akyigit (1865-1923) e Zahir Bighi (1870-1902). Il dramma è rappresentato da Ayaz İshaki (1878-1954) che dominò la scena politica per alcune generazioni. Il poeta Abdullah Tuqay (1886-1913) rappresenta il regionalismo tartaro contro l'influenza della letteratura turca ottomana (v. Tatari). Il massimo rappresentante della letteratura tartara di Crimea fu Ismā'īl Gasprinskij (1851-1914), che aspirava a unire tutti i dialetti turchi in un unico linguaggio letterario; grandissima la sua influenza presso gli scrittori nazionalisti di Turchia. La letteratura in dialetto uzbeco subì fortemente l'influsso della letteratura ciagataica avvertibile anche nell'opera poetica di Mukimi (1851-1903), mentre il romanziere e autore teatrale Niyazi (1889-1928) lo rifiutò decisamente, imitato da Fitrat (1866-1936) e da Çolpan (1898-1938). Scrittori come Hamit Alimcan (1904-1944), Abdullah Kahhan (n. 1907) e Manzure Sabirova (1906-1953) hanno tratto ispirazione dalla letteratura sovietica. La letteratura dialettale dei Kazachi è caratterizzata da una produzione orale, di derivazione popolare, che si protrae fino alla seconda metà del sec. XIX. Çokan Velihan (1837-1865) e İbray Altinsari (1841-1889) sono gli iniziatori di una letteratura scritta. La personalità più notevole è quella del poeta Abäy Kunanbay (1845-1904) che diede nuovo impulso alla letteratura regionale anche con traduzioni dal russo. La letteratura chirghisa è dominata dalla potente influenza dell'epica popolare Manas conosciuta anche in altri dialetti turchi. Tra i poeti moderni che hanno seguito la tradizione dell'epica popolare si ricorda in particolare Toktogul Satilgan (18641933). Più in generale, in epoca sovietica la letteratura delle Repubbliche, dei territori e delle province turche dell'URSS non ha sviluppato tematiche originali e non ha espresso personalità di primo piano, se si eccettuano il poeta uzbeco Ghafur Ghulom (1903-1980), il prosatore chirghiso Cinghiz Aytmatov (n. 1928) e il poeta tartaro Musa Galil (1906-1944).