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Tagikistan

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(Jumhurii Tojikiston). Stato dell'Asia centrale (143.100 km²). Capitale: Dušanbe. Divisione amministrativa: province (2), provincia autonoma (1), città (1), altri (1). Popolazione: 7.215.700 ab. (stima 2008). Lingua: tagico (ufficiale), russo, uzbeco. Religione: musulmani sunniti 80%, musulmani sciiti 5,1%, ortodossi 1,4%, non religiosi/atei 13,5%. Unità monetaria: somoni (100 diram). Indice di sviluppo umano: 0,684 (124° posto). Confini: Kirgizistan (N), Cina (E), Afghanistan (S), Uzbekistan (W). Membro di: CSI, EBRD, OCI, OCS, ONU e OSCE.

Generalità

Situato nel cuore dell'Asia, il Tagikistan è un Paese dalle forti individualità etniche, costrette a trovare una quasi impossibile convivenza entro i confini artificiali risultanti dagli interessi imperialistici del colosso sovietico. Cuore persiano confinato dentro un'area a netta prevalenza turca, il Paese è stato protagonista di un drammatico sfaldamento all'indomani della disgregazione dell'URSS, costellato da un alto numero di vittime, causate da una guerra civile dall'esito disastroso, e da centinaia di profughi. Protetto dalle montagne più maestose dell'area centroasiatica, percorsa dalle suggestive vie che corrono lungo i monti del Pamir o che si snodano lungo il cosiddetto corridoio di Vakhān, il Tagikistan è stato per quasi un secolo al centro di quello che è passato alla storia come il Grande Gioco (così come lo chiamarono i britannici e che grande eco ebbe grazie alla diffusione che ne diede lo scrittore R. Kipling) o il “Torneo delle Ombre” (così come venne invece chiamato dai russi). Posto nella zona di confluenza tra i due grandi imperi, il Tagikistan vide, infatti, consumarsi sul suo territorio e sulle sue isolate montagne l'antagonismo tattico delle due potenze, intente rispettivamente a presidiare gli avamposti di snodo per i collegamenti con i possedimenti britannici in India e a espandersi lungo le catene montuose della regione afghana per conquistare un accesso russo alla via per il Sud del continente. Squassato dagli interessi stranieri e dalle rivendicazioni dei diversi gruppi etnici arroccati tra le valli impervie, oggi il Paese, nonostante la riconquistata autonomia politica, non si è ancora definitivamente risollevato dalla condizione di povertà diffusa, dalla dipendenza economica dai Paesi esteri e dai prestiti monetari del governo russo. Anche la costruzione di un'identità tagika è processo tutt'altro che concluso, nonostante il florido passato legato agli splendori dell'antica Persia costituisca motivo di orgoglio e terreno comune su cui provare a rifondare un'identità sia culturale sia nazionale. Ulteriore tassello destabilizzante, in una regione che sembra ancora lontana dall'aver individuato chiare linee di sviluppo ed equilibri condivisi, è la centralità che il Paese riveste nei traffici clandestini di droga a livello mondiale.

Lo Stato

Indipendente dal 1991, in base alla Costituzione del 1994 il Tagikistan è una Repubblica presidenziale; il capo dello Stato, detentore del potere esecutivo e capo delle forze armate, è eletto a suffragio diretto e rimane in carica per sette anni. Il Parlamento, bicamerale, è eletto per cinque anni ed esercita il potere legislativo. Il sistema giudiziario si articola in una serie di organismi: la Corte Costituzionale, la Corte Suprema, la Corte Suprema Economica, la Corte Militare, i tribunali provinciali, distrettuali e cittadini, i cui membri restano in carica per cinque anni. Vi è poi la Corte del Gorno Badakhshan Autonomous Oblast (GBAO). Nel Paese è in vigore la pena di morte. La forza militare è composta dai tre corpi tradizionali e prevede un servizio di leva obbligatoria di due anni. L'istruzione è gratuita e obbligatoria e consta di due cicli. Il primo inizia a 7 anni e dura 4 anni; il secondo è a sua volta diviso in 2 microcicli da 5 e 2 anni, di cui solo il primo obbligatorio. L'istruzione superiore viene impartita nell'unica università presente. Molto bassa la percentuale di analfabeti, pari, appena, allo 0,4% (2007).

Territorio: geografia fisica

Il Paese è prevalentemente montuoso e tocca i 7495 m nel Picco del Comunismo (pik Ismail Samani); le catene del Pamir, a SE raggiungono di frequente i 5000-6000 m. Le regioni del N ospitano le ultime propaggini occidentali del sistema del Tian Shan, da cui divergono la catena dell'Alaj (Alajskij Hrebet) e le montagne del Turkestan occidentale (Turkestanskij Hrebet) e del Zeravšan (Zeravšanskij Hrebet). I principali fiumi, che interessano il Paese solo marginalmente, sono il Syrdarīya e l'Amudar'ja (al quale tributano, tra gli altri, lo Zeravšan, il Kafirnigan e il Vahš), che confluiscono entrambi nel Lago d'Aral. Vi sono numerosi bacini lacustri, e corsi d'acqua a regime torrentizio alimentati dai ghiacciai; nei fondovalle sono invece necessarie opere di irrigazione per favorire le coltivazioni. Il Tagikistan si trova in una zona sismica attiva ed è soggetta a terremoti. Il clima, di tipo continentale, varia a seconda dell'altitudine; le precipitazioni sono scarse, concentrate nel settore occidentale del Paese. Le zone più elevate hanno condizioni climatiche alpine, con forti escursioni termiche (le medie sono di -10° C a gennaio, ma possono raggiungere i -50° C, e di 15° C a luglio); nei fondovalle le condizioni sono più favorevoli.

Territorio: geografia umana

La composizione etnica del Tagikistan è molto varia e risente, come le altre repubbliche ex-sovietiche, del tentativo forzato di stabilire un'identità nazionale senza radici storiche. Il territorio dell'attuale Tagikistan era un'area di transito attraverso la quale passavano le vie carovaniere tra l'Europa e la Cina; tuttavia i suoi confini sono di recente definizione. La popolazione è costituita per quasi due terzi da tagichi ma sono presenti anche uzbechi (25,9%), russi (3,5%), tatari e kirghizi, che con l'indipendenza e soprattutto in seguito alla guerra civile hanno in parte abbandonato il Paese. Le varie componenti e i numerosi gruppi regionali sono scarsamente integrati e si segnalano discriminazioni ai danni della minoranza uzbeca, insediata a N, nella valle del Fergana. Il Tagikistan ospita inoltre un migliaio di rifugiati afghani mentre minoranze di tagichi sono presenti negli Stati limitrofi (Kirgizistan, Turkmenistan ecc.). La densità media è di 50 ab./km² anche se la maggior parte della popolazione è insediata nelle vallate occidentali; nella provincia autonoma di Kŭhistoni Badakhshon la densità è invece di 3 ab./km². Le città sono di piccole dimensioni e ospitano complessivamente solo un quarto dei tagichi; il resto della popolazione abita nelle campagne. I centri principali sono la capitale, Dušanbe, sviluppata dal punto di vista urbanistico e demografico solamente in epoca sovietica e Hudžand, antica città sulla Via della Seta oggi popolata prevalentemente da uzbechi.

Territorio: ambiente

Vi sono rigogliose foreste nelle zone meno elevate; nella steppa, invece, prevalgono erbe e arbusti. La fauna comprende capra selvatica, orso, lupo, oltre a una grande varietà di uccelli, tra cui l'aquila reale; vengono inoltre allevati cammelli, pecore, cavalli e yak. Il Tagikistan possiede 2 parchi naturali, il Pamirsky per la tutela delle biodiversità dell'Asia centrale, e il Shirkent, numerose oasi naturali (Zakaznik) e riserve naturali statali; nel complesso le aree protette del Paese ricoprono il 13,7% del territorio. Uno dei principali problemi ambientali è rappresentato dall'aumento della salinità del suolo, causato principalmente dalla monocultura del cotone; notevole è anche l'inquinamento industriale e quello causato da un eccessivo uso di pesticidi.

Economia

Il Paese presenta una discreta varietà di risorse del sottosuolo e ha un potenziale idrico notevole ma la situazione di instabilità interna e il lungo periodo di guerra civile hanno ritardato l'attuazione di riforme volte a privatizzare e rendere competitive le aziende statali. Nonostante il Tagikistan nel 1991 abbia raggiunto l'indipendenza politica dalla Russia, ne è stato ancora a lungo dipendente dal punto di vista finanziario e commerciale e le sue possibilità di sviluppo restano tuttora vincolate a quelle dell'intera regione. Il piano di ricostruzione economica, varato dal governo nel 1993, che prevedeva la liberalizzazione dei prezzi di alcuni prodotti e l'incentivazione degli investimenti stranieri, ha trovato scarso seguito e praticamente tutti i settori hanno subito un notevole calo della produzione a causa del perdurare del conflitto interno. Il Paese ha attraversato negli anni Novanta una difficile crisi economica, con un debito estero di tre volte superiore al prodotto interno lordo e un tasso di inflazione elevatissimo (341%). Solo a partire dal 1998, in seguito all'accordo di pace l'economia ha ripreso a crescere e, con l'aiuto degli organismi internazionali (Banca Mondiale, FMI), sono state avviate alcune importanti riforme: privatizzazione delle aziende e delle industrie (per lo più limitata alle piccole e medie imprese), rinnovamento del settore agrario, apertura agli investimenti stranieri, adeguamento delle infrastrutture, intervento sul sistema fiscale e bancario, nuova politica monetaria. Il PIL pro capite è stato nel 2008 di 795 $ USA, mentre il PIL, registrato sempre nel 2008, è stato di 5.135 ml $ USA, il più basso tra quelli delle repubbliche ex-sovietiche. Con l'aumento del nuovo millennio, il debito estero si è notevolmente abbassato così come il tasso di inflazione (intorno al 10% nel 2006), benché entrambi si attestino comunque su valori ancora elevati. È ampio, inoltre, il sostegno finanziario internazionale (Stati Uniti, Unione Europea ecc.). Fondamentali risorse economiche della popolazione, sono l'agricoltura (cereali, patate, frutta, ortaggi), praticata soprattutto nelle vallate e l'allevamento di ovini, bovini, caprini e quello dei cavalli. La principale coltura da piantagione del Paese nell'ambito dell'economia sovietica era il cotone (“oro bianco”) che ancora oggi alimenta l'industria tessile e quella olearia. Pur essendo molto ricco il sottosuolo, esso è poco sfruttato a causa dell'arretratezza delle tecnologie estrattive (carbone, petrolio e gas naturale nel bacino di Fergana; antimonio a Zeravšan; salgemma, mercurio, piombo, zinco, rame, oro, argento ecc.); al contrario, la costruzione sul fiume Vališ di un complesso di 5 centrali, ha permesso l'utilizzo, anche se parziale, dello straordinario potenziale idroelettrico del Tagikistan. Il settore energetico è considerato dagli organismi internazionali decisamente promettente e l'intento delle autorità è di incentivare gli investimenti esteri in questa direzione: sono stati siglati accordi con Iran e Russia che permetteranno di portare a termine due impianti. L'industria (tessile, chimica, alimentare, metalmeccanica, elettrotecnica e dei materiali da costruzione) versa in gravi difficoltà; i principali strabilimenti sono ubicati nella capitale e nelle città di Hudžand, Kuljab, Kurgan-Tjube e Ura-Tjube. La lavorazione dell'alluminio, introdotta negli anni Settanta del sec. XX, continua a costituire il comparto di punta del secondario. Il commercio estero, molto ridotto, vede l'import (macchinari, generi alimentari, prodotti petroliferi) prevalere sull'export (alluminio, energia elettrica, cotone, frutta e oli vegetali, prodotti tessili). I principali partner commerciali sono la Russia, la Cina e i vicini Kazakistan e Uzbekistan. Nel maggio 1995 è stata introdotta la nuova moneta nazionale, il rublo tagiko, che ha sostituito il rublo russo; nel 2000 il somoni ha poi rimpiazzato il rublo tagiko. I programmi per le infrastrutture sono volti a potenziare la rete stradale (30.000 km, solo un terzo dei quali è asfaltato), caratterizzata da collegamenti parziali spesso interrotti durante l'inverno a causa delle abbondanti nevicate, e quella ferroviaria, limitata alla sezione occidentale del Tagikistan, che mette in comunicazione il Paese con Uzbekistan e Turkmenistan; nella capitale è situato inoltre l'aeroporto internazionale. Il turismo, nonostante le grandi potenzialità delle bellezze naturalistiche del Paese, è scarsamente sviluppato.

Storia

I territori del Tagikistan furono inglobati nell'impero persiano degli Achemenidi nel VI sec a.C.; dopo si susseguirono Alessandro Magno, lo stato greco-battriano e il regno di Kushan, le invasioni degli Unni Eftaliti (sec. V d.C. ) prima che quella parte dell'Asia centrale cadesse sotto il dominio arabo e si diffondesse l'Islam (VII sec. d. C.). La regione popolata dai tagichi non riuscì mai a costituirsi in unità nazionale e fu a lungo disputato da persiani, uzbeki, afghani, nonché dai canati di Buhara e di Kokand. Gengis Khan conquistò il territorio tagico nel XIII secolo, mentre tra il XIV e il XVII secolo furono i Timuridi e la dinastia uzbeca dei Sheibanidi a mantenere il potere sulla regione. I russi (seconda metà del sec. XIX) unificarono infine gran parte del territorio mentre la sezione a sud dell'Amudarja restò all'Afghanistan. Sotto il regime sovietico il Tagikistan fece parte dapprima della Repubblica del Turkestan; nel 1924 divenne Repubblica autonoma e nel 1929 Repubblica federata. Ottenuto nel 1989 il riconoscimento del tagico come lingua ufficiale, nel processo di dissolvimento dell'Unione Sovietica il Tagikistan, nell'agosto 1990, ha proclamato la propria indipendenza e affermato il diritto alla secessione, prima che il tentativo di colpo di Stato moscovita dell'agosto 1991 accelerasse il distacco dalla precedente struttura politico-istituzionale. Costretto alle dimissioni il presidente allora in carica, l'indipendenza è stata formalmente acquisita il 9 settembre successivo. Alla guida del Paese è stato posto Rakhman Nabiyev (eletto a suffragio diretto il 24 novembre 1991), il quale, dopo un apparente tentativo di apertura, cercava di restaurare il potere dell'ex Partito comunista, forte dell'affermazione ottenuta alle elezioni del dicembre. Le forze dell'opposizione, in maggioranza di ispirazione islamica, davano quindi origine a proteste, accusando brogli; nel maggio 1992 il conflitto degenerava in scontro armato. Dopo un breve periodo in cui il governo passava alle forze di opposizione, nel 1993 ritornavano al potere gli ex comunisti. La presenza delle truppe russe e della CSI consentiva al governo di fronteggiare senza problemi l'offensiva armata dell'opposizione islamica e democratica. Nel 1994 veniva approvata una nuova Costituzione di tipo presidenziale e il capo dello stato ad interim, Emomalii Rahmon, veniva eletto Presidente della Repubblica. Nel 1995 si tenevano le elezioni legislative, vinte nettamente dai neocomunisti dopo il rifiuto di Rahmon di rimandare il voto, come richiesto da ONU, UE ed OCSE, per consentire l'effettiva partecipazione dei partiti di opposizione. Nel frattempo governo e opposizione islamica prorogavano più volte il cessate-il-fuoco proclamato nell'ottobre 1994, ma ciò non impediva la ripresa dei combattimenti, con imboscate ed attentati che colpivano soprattutto il corpo di spedizione russo ancora presente nel Paese. La radicalizzazione della situazione investiva anche il mondo più strettamente religioso, e persino l'esercito con l'uccisione del gran muftì Fathullo Sharipov, considerato troppo moderato e vicino al presidente (gennaio 1996). Rahmon e il capo dell'opposizione armata Abdhullah Nuri hanno firmato a Mosca (giugno 1997) un accordo di pace sotto l'egida dell'ONU, dell'OSCE e, soprattutto, di Russia e Iran. L'accordo pone fine a 5 anni di aspra guerra civile e corona 3 anni di negoziati, che avevano registrato un primo sostanziale progresso con le intese raggiunte nel dicembre 1996. Pur formalizzando questo accordo con le elezioni politiche del 2000, continuano a essere frequenti gli scontri armati lungo il confine con occidentale dove sono insediati ribelli islamici uzbeki. Nel 2003 venivano approvate riforme costituzionali che garantivano a Rahmon altri due mandati dopo il 2006. Il Paese aveva tratto profitto sia economico che politico dalle operazioni belliche in Afghanistan, concedendo basi aeree alle truppe anglo-americane. Sia le elezioni legislative del 2005 sia quelle del 2010 vedevano la schiacciante vittoria del partito del presidente (Partito democratico popolare). Nel 2013 Emomalii Rahmon veniva riconfermato alla presidenza.

Cultura

Lo stile di vita, i costumi e l'arte, in senso ampio, che il Tagikistan ha saputo esprimere lungo la propria storia sono il risultato di una combinazione di fattori di lungo periodo, comequali tradizioni e influenze culturali, e di eventi socio-politici, quali conquiste, annessioni, indipendenza. L'identità nazionale porta quindi con sé l'impronta indoariana, greca, persiana, musulmana, mongola, turca, ancor prima di addentrarsi nei rivoli delle commistioni etniche. Un quadro in ogni caso sufficiente a dar conto della varietà degli apporti culturali. Le espressioni del folclore sono una delle vere ricchezze del Paese; tra le feste, oltre a quelle musulmane, riveste grande importanza il Nauruz, il capodanno della tradizione persiana, celebrato il 21 marzo. In questa e in altre ricorrenze trovano spazio gli aspetti più vivaci e peculiari delle usanze del popolo tagiko: dagli abiti (la giubba maschile o il lungo abito colorato delle donne), ai balli, alle corse dei cavalli, alle sfide di lotta, ai piatti a base di ceci, o yogurt e cipolla. La letteratura di questa regione ebbe inizio a partire dal sec. X ed ebbe proprio in un filosofo del tempo, Avicenna, uno dei massimi esponenti; tuttavia sempre corposa è stata, nei secoli, la produzione di racconti popolari. Al dominio sovietico di gran parte del XX sec. va ricondotto il momento di maggior lustro delle cultura tagika, soprattutto nel teatro, nell'opera e nel balletto. Ma di questo periodo sono anche le apprezzate opere dei poeti Abū'l Qāsim Lahūtī e Mirso Tursunzade, e degli scrittori Sadriddin Ayni (The mountain villager, 1930) e Abdalrauf Fitrat (The dispute, 1909). Di notevole interesse è anche il cinema del Tagikistan. Tra i registi si segnalano Jamshed Usmonov (n. 1965) autore di Flight of the Bee (1998) e L’Angelo della spalla destra (2002) premiati in diversi festival, e Bakhtyar Khudojnazarov (n. 1965), che ha diretto di Kosh ba kosh (1993; Pari e patta), Leone d'argento a Venezia e Shik - il vestito (2003).