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Talleyrand-Périgord, Charles-Maurice de-

uomo politico francese (Parigi 1754-1838). Claudicante per un incidente infantile, fu destinato alla carriera ecclesiastica e inviato presso lo zio Alexandre arcivescovo di Reims. Il giovane non dimostrò né vocazione né attitudine religiosa; ciononostante portò a termine con successo gli studi teologici (1775) ed ebbe in appannaggio la lucrosa badia di Saint-Denis di Reims. Nel 1780 fu nominato agente generale del clero a Parigi e subito si fece notare per una spiccata attitudine agli affari. Consacrato vescovo di Autun nel 1789, lo stesso anno divenne deputato per il clero agli Stati Generali: e fu ben presto un personaggio di primo piano sia per le sue prese di posizione in favore della Rivoluzione, sia per l'eccezionale competenza in materia finanziaria. Contrario alla eccessiva emissione degli assegnati, presentò (ottobre 1789) la mozione tendente a pagare il debito pubblico coi beni religiosi. Nel 1790 giurò la costituzione civile del clero e benché minacciato di scomunica da Pio VI consacrò (1791) i primi vescovi costituzionali. Con un celebre Rapport sur l'instruction publique letto davanti all'assemblea, chiuse la sua attività alla Costituente. La grande occasione della sua vita si presentò però nel 1792, quando il ministro degli Esteri C. Valdec de Lessart gli offrì la difficile missione di persuadere Londra a non allearsi con l'Austria. Talleyrand accettò e, con estrema abilità, riuscì a convincere gli inglesi a dichiararsi neutrali. Il successo però, confermato dal Mémoire sur les rapports actuels de la France avec les autres États de l'Europe (che ne rivelò le straordinarie doti diplomatiche), non lo salvò dalle accuse di connivenza con la corte messe in luce da certe sue lettere per cui, espulso anche dall'Inghilterra, fu costretto (1794) a rifugiarsi negli Stati Uniti. Poté rientrare in patria nel 1796 e, grazie all'appoggio di M.me de Staël, nel luglio 1797 ebbe da P. Barras il Ministero degli Esteri. Ma due anni dopo, per aver appoggiato con entusiasmo la spedizione d'Egitto, venne attaccato dalla stampa per il fallimento dell'impresa e fu costretto a dimettersi (luglio 1799). Lo salvò il colpo di stato del 18 brumaio per il cui appoggio fu compensato (novembre 1799) con il reincarico agli Esteri. Nonostante non facile collaborazione con Napoleone, rigido accentratore, in un settore di punta come quello degli Esteri, Talleyrand fu fortemente stimato dall'imperatore. Questi, tuttavia non prese in considerazione alcune lungimiranti idee di Talleyrand come quella – esposta nel 1805 – in cui sosteneva che l'Austria andava salvata per il bene della civiltà europea; o quella del 1807 in cui si batteva per la Polonia quale elemento importante dell'equilibrio continentale. Fra i due uomini di stato non vi furono comunque screzi fino al 1807, anno della guerra di Spagna: Talleyrand intuì che la disavventura spagnola significava il principio della fine e lasciò gli Esteri, ottenendo però la lucrosissima carica di vice elettore. Al convegno di Erfurt suggerì segretamente allo zar di non attaccare l'Austria (atto che era evidentemente di alto tradimento) e continuò a mantenere con Pietroburgo intese segrete; neppure in pubblico, comunque, Talleyrand nascondeva più il suo dissenso e il 28 gennaio 1809, quando si scoprirono anche i suoi intrighi con J. Fouché, segnò ufficialmente la sua disgrazia. Dietro l'apparente dignità con cui Talleyrand sembrò accettare la situazione, stava in realtà il suo intento di favorire il ritorno dei Borbone. A due riprese, nel 1812 e nel 1813, Napoleone gli offrì di tornare al governo ma Talleyrand, ormai convinto dell'imminente crollo dell'impero, rifiutò. Il ritorno avvenne invece all'atto della Restaurazione: toccò infatti a lui firmare il Trattato di Parigi (30 maggio 1814), mentre al successivo Congresso di Vienna poté esplicare in pieno la sua arte di diplomatico, consentendo alla Francia di rientrare ufficialmente nel novero del concerto europeo. Il 9 luglio 1815 venne eletto presidente del Consiglio, pur non nascondendogli Luigi XVIII la sua scarsa sistima. Non avendo grandi capacità di statista, Talleyrand si dimise dopo pochi mesi per dedicarsi alla stesura dei Mémoires, e, alla Camera, andò sempre più avvicinandosi ai liberali. Si dichiarò a favore della libertà di stampa e contro la guerra di Spagna. L'avvento al trono di Luigi Filippo lo riportò in diplomazia: fu ambasciatore a Londra (1830), ottenne il riconoscimento del nuovo regime francese, partecipò alle conferenze per la questione belga (1830-31), infine il 22 aprile 1834 concluse il trattato della Quadruplice alleanza (Inghilterra, Francia, Spagna, Portogallo) che segnava un nuovo equilibrio europeo, con il quale concluse la sua carriera. Alla fine di novembre di quello stesso anno infatti si ritirò dalla vita pubblica. Assieme a K. L. Metternich e a K. Nesselrode, Talleyrand è considerato uno dei massimi diplomatici del sec. XVIII.

Bibliografia

G. Ferrero, La Reconstruction: Talleyrand à Vienne, Parigi, 1941; E. V. Tarle, Talleyrand, Milano, 1958; L. Madelin, Talleyrand, Milano, 1964; T. F. Bernard, Talleyrand: a Biography, Londra, 1973; G. Palewski, Lamiroir de Talleyrand, Parigi, 1976; J. Orieux, Talleyrand, Milano, 1991.