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Teodòsio I

(latino Theodosíus), imperatore romano (Cauca, Spagna, ca. 347-Milano 395). Figlio del generale Teodosio il Vecchio, si distinse combattendo contro i Sarmati in Pannonia nel 378 e l'anno successivo fu nominato Augusto d'Oriente da Graziano. Per ovviare alle deficienze dell'apparato militare romano, lo ristrutturò con larghi arruolamenti, anche di barbari, soprattutto Goti, e poté così fronteggiare Visigoti e Ostrogoti tornati a premere sul Danubio; con i barbari costituì al di qua del Danubio un vero e proprio Stato germanico, favorendo così il graduale formarsi dei regni romano-barbarici e l'insediamento dei barbari nei posti di comando imperiali. In campo religioso cercò l'appoggio della Chiesa e volle il cattolicesimo come unica religione dello stato per rinforzare l'unità dell'impero: per questo avversò apertamente il paganesimo e nel 381, nel Concilio di Costantinopoli, ribadì la condanna dell'arianesimo e i deliberati di Nicea. Ucciso Graziano nel 383, Teodosio I riconobbe il nuovo Augusto Magno Massimo lasciandogli la Gallia, la Britannia e la Spagna, mentre la prefettura d'Italia, d'Africa e dell'Illirico passarono a Valentiniano II; l'impero rimase così diviso in tre parti in un rapporto di reciproco equilibrio, che però non durò a lungo: nel 387 Massimo si impadroniva dell'Italia e dell'Africa, ma l'anno successivo veniva sconfitto da Teodosio I a Siscia e finiva ucciso ad Aquileia, così che Valentiniano II ebbe tutto l'Occidente. Constatata nell'aristocrazia senatoria la persistenza di correnti favorevoli al paganesimo tradizionale, Teodosio I cercò di rendersi indipendente dall'ingerenza della Chiesa, rifiutandosi per esempio di compiere la penitenza impostagli da Ambrogio nel 390 per l'eccidio di Tessalonica. Ma poi compì la penitenza e continuò ancor più decisamente nella lotta al paganesimo: nel 391 ordinò la chiusura di tutti i templi e dichiarò sacrilego ogni atto di paganesimo. Nel 392, a Vienne, Valentiniano II fu ucciso; Arbogaste, il magister militum che lo stesso Teodosio I gli aveva affiancato, nominò Augusto Eugenio, che raccolse attorno a sé le superstiti correnti filopagane, ma il 6 settembre del 394 Teodosio I lo affrontò e lo vinse sul fiume Frigido (Vipacco) nelle Alpi Giulie, sconfiggendo definitivamente, con lui, anche le ultime resistenze pagane. Rimasto solo al vertice dell'impero, Teodosio I attribuì l'Occidente al figlio Onorio, cui affiancò il magister militum Stilicone, e l'Oriente all'altro figlio Arcadio, cui affiancò invece il prefetto del pretorio Rufino.

Bibliografia

A. Lippold, Theodosius der Grosse und Seine Zeit, Stoccarda, 1968; A. D. E. Cameron, Theodosius the Great and the Regency of Stilico, in “Harvard Studies in Classical Philology”, Cambridge (Massachusetts), 1969; M. Grant, Gli imperatori romani. Storia e segreti, Roma, 1980.