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Teodòsio II

imperatore romano d'Oriente (401-450). Figlio di Arcadio, gli succedette appena settenne (408) sotto la reggenza prima del prefetto Antemio, poi della sorella Pulcheria. Personalità di non grande rilievo, non si liberò mai dall'influenza della sorella e in seguito della moglie Eudocia Atenaide e dei dignitari. Il suo regno fu turbato da grandi controversie teologiche e politiche. Alla morte dello zio paterno Onorio, imperatore d'Occidente (423), rinunciò a riunificare sotto di sé l'impero e appoggiò la nomina di Valentiniano III (425) a imperatore di Occidente, al quale diede più tardi in moglie la figlia Eudossia. A lui si deve la grande raccolta delle costituzioni imperiali da Costantino I in poi, nota come Codex Theodosianus (438). Per comporre i conflitti religiosi, Teodosio convocò il Concilio di Efeso (431) che finì con la condanna di Nestorio. Ma le controversie continuarono avvelenando la pace dell'impero e Teodosio allora convocò un secondo concilio a Efeso (449) dove, sotto minaccia di violenze, fu legittimato il monofisismo. Il papa Leone I definì il concilio “atto di brigantaggio” (latrocinium). Per la difesa dell'impero Teodosio munì Costantinopoli di fortificazioni, cercando di stabilire la pace coi Persiani, affrontando (senza fortuna) i Vandali sul mare, opponendosi alle incursioni degli Unni.

Bibliografia

A. H. M. Jones, Il tardo Impero Romano (284-602), Milano, 1973; G. G. Archi, Teodosio II, Napoli, 1976.

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