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Teodorico (re degli Ostrogoti)

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Biografia

Re degli Ostrogoti (? 454-Ravenna 526), figlio dell'amaloTeodemiro, re degli Ostrogoti; venne inviato dal padre come ostaggio a Costantinopoli (462-472) e crebbe a corte. Tornato in patria, nel 474 succedette al padre, vinse i Sarmati e trasferì il suo popolo nella Mesia. Si batté poi per l'imperatore Zenone contro il ribelle Basilisco, ottenendo i titoli di patricius, magister militum e consul (484). Nel 488 fu inviato da Zenone con il suo popolo in Italia contro Odoacre che, deposto l'ultimo imperatore d'Occidente (476), reggeva la penisola. Teodorico lo vinse all'Isonzo (489), a Verona e a Pavia, assediandolo infine a Ravenna dove lo costrinse alla resa e proditoriamente lo assassinò (493). Teodorico prese quindi a regnare fissando la capitale a Ravenna, ma risiedendo spesso a Verona, consolidò il suo potere anche sul Norico, la Rezia, la Pannonia e la Dalmazia. Forte del favore imperiale (nel 498 Anastasio I lo riconobbe patricius per l'Italia), Teodorico adottò una politica di avvicinamento tra i Romani e gli Ostrogoti, affidando ai primi l'amministrazione e riserbando ai secondi l'attività militare. Ammiratore della civiltà romana, si circondò di consiglieri latini quali Liberio, Cassiodoro, Severino Boezio, Epifanio vescovo di Pavia, e si fece promotore di costruzioni e restauri a Roma e a Ravenna. Come legislatore, operò sotto l'influsso del diritto romano, come risulta dal celebre editto (Edictum regis Theodorici). Ariano di religione, fu tuttavia molto conciliante coi cattolici, proteggendo il papa Simmaco contro le pretese di illegittimità sollevate da Lorenzo (498) e intervenendo a favore della Chiesa romana durante lo scisma di Acacio (485-519). In politica estera mirò, con una serie di matrimoni (in seconde nozze sposò Audifreda, sorella di Clodoveo re dei Franchi), a stringere alleanze coi Visigoti, i Burgundi, i Vandali e i Franchi, riuscendo a creare quasi una federazione di regni barbarici, su cui esercitò un'azione moderatrice. La sua supremazia venne però compromessa dalla politica espansionistica di Clodoveo a danno dei Visigoti, che dovettero all'alleato Teodorico la conservazione dei loro domini in Spagna e nella Gallia meridionale; in seguito anche la politica di conciliazione con l'elemento romano, che aveva portato in Italia sensibile progresso economico, favorito dalla sicurezza garantita dalle armi gote, naufragò. Avendo l'imperatore Giustino I promosso la persecuzione degli ariani (523), Teodorico sospettò segrete intese tra l'aristocrazia senatoria romana e Bisanzio, ne condannò a morte i membri più insigni, Albino, Simmaco e Boezio, e costrinse papa Giovanni I a recarsi a Costantinopoli per sostenere la causa degli ariani presso l'imperatore. Ma poiché la persecuzione non cessò, Teodorico imprigionò anche il papa, che morì in carcere (526). Poco dopo il re morì esecrato dai Romani e fu sepolto a Ravenna in un monumentale mausoleo.

Ciclo di Teodorico

Corpus di saghe, formatesi nell'età delle migrazioni, e imperniate sulla figura di Teodorico (Dietrich von Bern), per i Germani incarnazione delle più splendide virtù guerriere e umane, per la Chiesa incarnazione dell'eresia e della ferocia (si veda, per esempio, la ballata scritta da G. Carducci). Al ciclo di Teodorico si collegano quello germanico meridionale dei Nibelunghi e le leggende tirolesi del Rosengarten e del re Laurino. Teodorico è anche protagonista di una serie di poemetti austro-bavaresi del Duecento, tra cui Die Rabenschlacht (La battaglia di Ravenna).

Corazza di Teodorico

Tra i capolavori dell'oreficeria ostrogota, consisteva in due guarnizioni di corazza eseguite con la tecnica ad alveoli, con pietre rosse incastonate e disposte secondo un ordine geometrico entro le pareti sottili del reticolo. L'opera, scoperta a Ravenna nel 1854 e conservata nel Museo Nazionale della città, fu trafugata nel 1917 e probabilmente fusa.

Editto di Teodorico

L'Edictum regis Theodorici consta di 154 capitoli, un prologo e un epilogo. La tradizione lo vuole emanato da lui ma l'attribuzione non è del tutto provata ed è tuttora oggetto di discussione. Varie ipotesi si sono fatte circa la datazione: forse 500 e 506 o 524. Essendo andati perduti i codici più antichi, il testo in nostro possesso si basa sull'edizione fatta da P. Pithou nel 1579. Nell'Editto predominano i principi del diritto romano e non si esclude che sia stato redatto da giuristi romani.