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Thailàndia

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(Muang T'hai, Prathet T'hai). Stato dell'Asia sudorientale (513.139 km²). Capitale: Bangkok. Divisione amministrativa: province (76). Popolazione: 69.720.200 ab. (stima 2013). Lingua: thai. Religione: buddhisti 93,6%, musulmani 4,9%, cristiani 1,2%, altri 0,2%, non religiosi/atei 0,1%. Unità monetaria: baht (100 satang). Indice di sviluppo umano: 0,722 (89° posto). Confini: Laos (NE e E), Cambogia (SE), Malaysia e Golfo del Siam (S), Mare delle Andamane (SW) e Myanmar (W e NW). Membro di: APEC, ASEAN, ONU, WTO e osservatore OCI.

Generalità

Stato dell'Asia noto fino agli anni Trenta del Novecento come Siam, assunse la denominazione di Thailandia solo nel 1949. Situato nella penisola indocinese, il suo cuore geografico è costituito dal bacino del Menam (Chao Phraya), le cui fertili pianure attrassero i Thai, le popolazioni sino-tibetane che vi si stabilirono intorno ai sec. XII-XIII provenendo dalle montagne dello Yunnan. A loro si fanno risalire le città-stato, l'invenzione della scrittura thai e la diffusione della cultura, prima del contatto con il popolo Khmer, di cui vennero assunte leggi, lingua e tradizioni. Prospero e rispettato in tutta l'Asia, il regno thai respinse gli attacchi dei bellicosi vicini birmani e le mire colonialiste dei Paesi europei, interessati alla sua posizione strategica, stretta tra i due Oceani. In ottocento anni di storia, il popolo non è mai stato colonizzato: la Thailandia, il “paese degli uomini liberi”, venne governata da un alternarsi di dinastie fino all'avvento dei Chakri, che regnano su queste terre dalla fine del Settecento. Nel corso del Novecento la Thailandia si è avvicinata agli Stati Uniti, godendo della protezione del colosso americano attratto, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, dalla possibilità di appoggio strategico e militare rappresentato dal Paese sui fronti caldi del Sudest asiatico. Dalla metà del sec. XX, la Thailandia vive tuttavia in un alternarsi di rivolgimenti politici, caratterizzati da frequenti colpi di stato e dall'avvicendarsi di regimi militari. A fare da contraltare alla vicinanza con l'Occidente e con i suoi modelli culturali ed economici, è emersa nel Paese anche la richiesta di un recupero dei valori più autenticamente asiatici, nazionalisti e progressisti, tendenza che è propria di tutta l'area indocinese.

Lo Stato

La Thailandia è una monarchia costituzionale ereditaria a regime parlamentare dal 1932; la Costituzione, già emendata nel 1991, è stata modificata nel 1997 e definitivamente firmata nell'agosto 2007. Il potere esecutivo è affidato al Consiglio dei ministri, guidati dal primo ministro, designato dai membri della Camera dei rappresentanti e nominato dal sovrano, che è il capo dello Stato. Il potere legislativo è esercitato da un'Assemblea Nazionale, che nel suo assetto provvisorio risultava composta da 250 membri. Il sistema giuridico si basa sul diritto continentale, con influenze del Common Law britannico, mentre la giurisdizione della Corte Internazionale non è accettata. La giustizia è amministrata, come estrema istanza, da una Corte Suprema, i cui giudici sono nominati dal sovrano. È in vigore la pena di morte. La difesa dello Stato è organizzata nelle tre forze tradizionali, esercito, marina e aviazione. Il servizio militare è obbligatorio, dura 2 anni e si effettua a partire dai 21 anni d'età. È prevista anche la possibilità di effettuare un servizio di leva volontaria. L'istruzione è obbligatoria dai 6 ai 14 anni d'età ed è gratuita nelle scuole municipali. Ampio spazio è riservato all'istruzione privata, anche di matrice confessionale, data l'importanza avuta nella diffusione della cultura dalle istituzioni religiose. L'istruzione secondaria è divisa in tre cicli: il primo e il secondo triennali; il terzo, biennale, propedeutico per il proseguimento degli studi. L'istruzione superiore viene impartita in numerosi istituti tecnici e nelle università: Chulalongkorn (1917), Mahidol (1917), Thammasat (1933), Kasetsart (1943), Silpakorn (1943), che hanno sede a Bangkok, e in quelle di Chiang Mai (1964), di Khon Kaen (1966) e di Nakhon Pathom (1968). La proposta di modifica del sistema scolastico, avanzata nel 2003, non ha incontrato il favore del re, ed è stata bocciata. La percentuale di analfabetismo (5,9% nel 2007) registrata tra la popolazione è alta e pressoché costante.

Territorio: morfologia

La Thailandia occupa la sezione centrale, relativamente poco elevata, della penisola indocinese, estendendosi da N a S per ca. 1700 km, con una larghezza massima di ca. 800 km. Il territorio in buona parte corrisponde a una vasta area depressionaria, invasa nell'era cenozoica dalle acque del Golfo del Siam e successivamente colmata dai depositi fluviali recenti, lasciati dal Menam (Chao Praya) e dai suoi tributari. Affacciata a S al mare, questa pianura – ricca, ben irrigata, popolatissima – è il nucleo principale del Paese, chiuso a N da una serie di allineamenti meridiani, in più punti con cime di oltre 2000 m (Doi Luang, 2195 m; Doi Pha Homfok, 2298 m), che si annodano, attraverso l'altopiano degli Shan, in Myanmar, ai fasci montuosi cinesi dello Yunnan. Essi proseguono verso S formando una lunga catena al confine con il Myanmar, praticamente interrotta solo in corrispondenza del passo delle Tre Pagode (282 m) tra i monti Dawna a N e i monti Bilauktaung a S. L'altezza massima di questi rilievi, che formano l'orlo occidentale della pianura del Menam supera in alcuni punti i 2000 m; sono costituiti da rocce calcaree del Paleozoico che hanno subito un ringiovanimento nell'era cenozoica. Alture più modeste chiudono invece a E la pianura del Menam, formando la linea divisoria – non sempre nettamente tracciata – lungo cui corre lo spartiacque con il bacino del Mekong, il poderoso fiume indocinese (4500 km) che segna in gran parte il confine tra la Thailandia e il Laos. Tali rialzi tuttavia separano, nella Thailandia nordorientale, il cosiddetto altopiano del Khore, in realtà un susseguirsi di modeste ondulazioni e di bassopiani per lo più tra i 100 e i 200 m di altezza. Infine l'estremità meridionale della Thailandia, che comprende il tratto della penisola malese a S della valle del Khwae Noi fino al confine con la Malaysia, si affaccia al golfo del Siam a E e al Mare delle Andamane a W. Oltre l'istmo di Kra (42 km, alto non più di 76 m e interamente in territorio thailandese) il rilievo comprende una serie di massicci granitici isolati (Khao Lang Kha Toek, 1465 m), alternati a depressioni, la cui origine si connette alla formazione di faglie che hanno spezzato e frammentato la penisola. Le coste prospicienti il Golfo del Siam (1875 km) sono prevalentemente basse e orlate di lagune. Numerose sono le isole che emergono dalla piattaforma continentale: le più vaste sono Chang e Kut, in prossimità della costa orientale, e Samui e Phangan, al largo di quella occidentale. Il litorale che si affaccia sul Mare delle Andamane si presenta invece roccioso, frastagliato e ricco di scogli, isolotti e isole, la maggiore delle quali è quella di Phuket con 522 km² di superficie.

Territorio: idrografia

Il più importante fiume della Thailandia è il Menam, che si forma poco a monte di Nakhon Sawan dalla confluenza dei fiumi Ping e Nan, provenienti rispettivamente dai monti al confine con il Myanmar e con il Laos. Ben presto il fiume si ramifica in numerosi bracci che attraversano pigramente una pianura ormai livellata: i due rami principali sono il Suphan Buri, a W, e il Chao Phraya, o Menam vero e proprio. Le abbondanti alluvioni riversate nel Golfo del Siam tendono a colmare quest'ultimo; le maree sono comunque in grado di mantenere sgombri i vari bracci deltizi, che risultano navigabili. Il regime del Menam è strettamente connesso con le piogge monsoniche: il fiume comincia a gonfiarsi in maggio e raggiunge il livello più alto in ottobre. Per il resto, a parte una ristretta area a NW tributaria del Salween, e la porzione peninsulare, in cui modesti corsi d'acqua si gettano direttamente in mare, il territorio thailandese è tributario del Mekong, principalmente attraverso il Menam Mun; il drenaggio del Khorat è però complicato dalla presenza di aree depressionarie occupate da laghi.

Territorio: clima

Il clima della Thailandia risente fondamentalmente della circolazione monsonica, i cui effetti però non risultano omogenei su tutto il territorio sia per la notevole estensione in latitudine (da 20º27´ a 5º37´N) sia per l'ampio contatto col mare di alcune zone e, al contrario, per la presenza in altre di catene montuose disposte in modo da bloccare l'afflusso di masse di aria umida. In generale è possibile distinguere due stagioni, una secca e una piovosa: quest'ultima si manifesta durante il periodo estivo e tende a dilatarsi nella penisola malese, dove praticamente il clima si può definire equatoriale, con escursioni termiche molto contenute (a Songkhla la temperatura media annua è di 27,5 ºC mentre quelle di gennaio e di luglio sono rispettivamente di 26,3 e 27,9 ºC) e precipitazioni consistenti, superiori ai 2000 mm annui. Nella parte settentrionale, invece, il clima è più secco, con precipitazioni inferiori ai 1500 mm e, nelle zone più interne, anche inferiori ai 1000 mm; la stagione secca, dovuta all'afflusso di venti asciutti da N, va da novembre a febbraio, con medie termiche di 20-24 ºC, e quella piovosa da aprile a ottobre: dalla metà di febbraio alla metà di aprile si ha il periodo più caldo, con medie giornaliere di 30 ºC nelle pianure.

Territorio: geografia umana

Si ritiene che gli abitanti originari della Thailandia siano stati in tempi preistorici genti negritos di origine melanesiana; le fertili pianure attrassero successivamente popoli paleoindocinesi, in particolare i khmer, gli attuali abitatori della Cambogia. Destinati però ad avere il sopravvento furono i thai, giunti dal Nord in successive migrazioni e che praticamente nel sec. XIII occuparono il Paese, concentrandosi soprattutto nella pianura del Menam e nei bacini intermontani. La quasi totalità della popolazione è oggi costituita da genti thai (le esigue minoranze si raggruppano nelle aree periferiche); sotto il nome di thai si comprendono però popoli diversi, accomunati dal fatto di parlare una stessa lingua, appartenente alla famiglia sino-tibetana. La popolazione thailandese etnicamente si divide così: thai 95,9%, birmani 2%, cambogiani 0,4%, laotiani 0,3%, cinesi 0,2%. Oltre ai thai veri e propri, o siamesi, appartengono al medesimo ceppo i lao (che abitano soprattutto il vicino Laos) e che in territorio thailandese sono particolarmente diffusi nel Khorat e sui monti settentrionali, dove sono insediati anche i gruppi sparsi come i meo e gli yao; essi pure d'origine sinica, praticano un'agricoltura itinerante ricorrendo alla pratica dell'incendio di aree forestali (ray); oltre a coltivare riso, mais e oppio, si dedicano all'allevamento di maiali e cavalli. Nella Thailandia occidentale vivono tribù karen, di origine birmana, mentre nella regione meridionale predominano genti malesi; qui, al riparo delle dense foreste, sopravvivono ancora esigui nuclei di semang, i più primitivi tra gli odierni abitatori della Thailandia, cacciatori e raccoglitori affini ai mincopi delle Andamane. Alle migrazioni iniziatesi verso la fine del sec. XIX al tempo della creazione della rete ferroviaria si deve la presenza di cinesi in Thailandia, occupati preminentemente in attività commerciali; si tratta di una comunità ben integrata con una buona rappresentanza politica. Diverso è il caso della minoranza malese di religione islamica, stanziata nella regione meridionale, più povera e discriminata. Sono presenti anche oltre 100.000 rifugiati provenienti dal Myanmar che fuggono dalle discriminazioni su base etnica. Le campagne di pianificazione familiare e l'aumento del tenore di vita e della scolarizzazione hanno contribuito, dai primi anni Novanta del Novecento, ad abbassare il tasso di natalità e a ridurre il tasso di crescita della popolazione. Tuttavia, la densità abitativa è in costante aumento: se al censimento del 1980 risultava una densità abitativa di 90 ab./km², nel 2015 era di 135,87 ab./km². Naturalmente è la presenza di ambienti adatti alla risicoltura e climaticamente favorevoli a determinare le leggi del popolamento. Così le più fitte concentrazioni corrispondono alla pianura del Menam e alla zona meridionale prossima al delta. Popolate sono anche le aree pianeggianti che si stendono immediatamente ai piedi dei rilievi; ampie zone del Paese, come il Nord montagnoso, sono però poco popolate; nelle stesse pianure si hanno densità non elevate lontano dai fiumi, che rappresentano i principali e tradizionali assi di attrazione. I due terzi della popolazione vivono in zone rurali. Tra le forme d'insediamento predomina il villaggio costituito da case di legno su palafitte: l'edificio maggiore è il wat, tempio e monastero buddhista. I villaggi sorgono prevalentemente lungo i corsi d'acqua, naturali vie di comunicazione; tra le popolazioni montanare che praticano l'agricoltura itinerante si hanno numerosi, precari villaggi ubicati in mezzo a spiazzi arborei e formati da poche capanne di legno. Le città, sorte con la formazione dei primi regni thai, ebbero funzione di sedi del potere civile e religioso e mantennero la loro importanza solo per il periodo in cui svolsero tale ruolo: è il caso soprattutto di Ayutthaya, l'antica capitale thailandese. Unica metropoli è Bangkok, città di fondazione relativamente recente e capitale dal 1782. Posta sulla riva sinistra di un meandro del Menam ad appena 30 km dal mare, deve in larga misura le sue fortune al processo suscitato in tutta la penisola indocinese dai rapporti commerciali con l'Occidente, che ha comportato l'abbandono delle antiche capitali insediate nel cuore delle regioni fluviali a vantaggio di centri costieri o comodamente raggiungibili per via d'acqua dal mare e ciò per evidenti ragioni commerciali. Attorno a un nucleo d'impronta monumentale, con edifici pubblici, templi e palazzi che si rifanno alla tradizione architettonica thai, si è ormai dilatata una vasta città, con una vera e propria city moderna ma anche con sterminati e miserabili quartieri di casupole: quasi una sintesi o un simbolo delle contraddizioni che il Paese non riesce a sanare. Negli ultimi decenni l'espansione della città è stata rilevante, grazie alle nuove attività, tra cui quelle industriali, che vi sono sorte e si è venuto a creare uno dei maggiori agglomerati urbani del continente che già nel 2010 ospitava oltre 8 milioni di persone; Bangkok è il massimo centro commerciale e culturale del Paese, nonché nodo primario delle comunicazioni. Nelle province intorno alla capitale si trovano altre importanti città, quali Samut Prakan, Nonthaburi e Nakhon Pathom. Gli altri centri hanno solo funzioni regionali, come Chiang Mai, la maggiore città della Regione Settentrionale, o Nakhon Ratchasima, fulcro del Khorat e situata nella regione nordorientale, e Udon Thani, il più popoloso centro della stessa regione, Chon Buri, massimo centro della Regione orientale, o Surat Thani, porto della penisola malese.

Territorio: ambiente

Circa il 37% del territorio thailandese è ricoperto ancora da boschi e foreste; la foresta pluviale, ricca di essenze pregiate, compare là dove le precipitazioni sono più copiose, rivestendo i rilievi meglio irrorati, come i monti della penisola di Malacca, specie il versante rivolto al Myanmar, e, in parte, l'orlo occidentale dell'altopiano del Khorat. Dove il regime monsonico si avverte maggiormente e le stagioni sono nettamente differenziate prevale una foresta meno fitta: quasi tutta la sezione settentrionale della Thailandia, con piovosità compresa tra i 1200 e i 2000 mm annui, è coperta dalla cosiddetta foresta alta (che peraltro è stata ampiamente degradata dalla pratica dell'agricoltura itinerante, tuttora diffusa, e da un disboscamento irrazionale), la cui specie più nota è il teak; nelle aree meno piovose o con suoli poveri, come nel Khorat, domina invece la foresta arida, senza sottobosco, con alberi più bassi e radi. Le pianure sono state notevolmente trasformate dall'intervento umano: le risaie hanno sostituito le distese savaniche e solo lungo i corsi d'acqua persistono fasce di vegetazione arborea. Lungo i tratti di coste basse e melmose sono assai sviluppate le formazioni di mangrovie. Grazie alla fitta vegetazione, la Thailandia vanta una fauna ricca e diversificata. Gli elefanti, tradizionalmente utilizzati come animali da soma, sono allevati in cattività, ma si trovano anche in natura. Tra gli altri grandi animali nativi ci sono rinoceronti, tigri, leopardi, orsi bruni asiatici e coccodrilli. Nel Paese si contano anche più di 50 specie di serpenti, comprese le varietà più velenose, 850 specie di uccelli e una ricca popolazione ittica. Molti animali sono però a rischio a causa della diffusa caccia di frodo, mentre alcune specie, come il cervo di Schomburgk, si sono già estinte. Per difendere il patrimonio naturale, già dalla fine degli anni Sessanta, il governo ha promosso una politica ambientalista, con la creazione di aree protette che coprono una superficie pari al 16,4 del Paese. Attualmente si contano 81 parchi nazionali e 21 parchi marini nazionali, oltre a numerose oasi faunistiche e aree con divieto di caccia. Due aree protette sono state dichiarate patrimonio UNESCO: il santuario faunistico di Thungyai-Huai Kha Khaeng (1991) e il complesso forestale di Dong Phayayen-Khao Yai (2005).

Economia: generalità

Prima che fosse colpita dallo tsunami nel 2004 e dalla crisi politica del 2006 la Thailandia aveva conseguito negli anni precenti importanti risultati sulla strada del risanamento economico, superando in gran parte la crisi del 1997-98. Questo grazie alle misure di austerità e trasparenza finanziaria concordate con il FMI. L'economia trainata dalle esportazioni (favorita dalla generale recupero delle economie asiatiche) aveva ripreso a crescere a ritmi sostenuti pari al 4,5% nel 2000. Erano aumentati sia i consumi interni che la produzione industriale, mentre gli investimenti esteri avevano subito una diminuzione dal 1997 al 1998. Affrontate le conseguenze del disastro causato dal maremoto e in vista dello svolgimento delle elezioni del 2007, il Paese ha confermato l'andamento positivo dell'economia, che nel 2005 ha fatto registrare una crescita del 4,5% e del 5% nel 2006. Il PIL registrato nel 2008 è stato di 273.248 ml $ USA, il PIL pro capite è di 4.115 $ USA. Relativamente all'area indocinese e, più in generale, all'insieme dei Paesi meno sviluppati, la Thailandia presenta condizioni di sviluppo socio-economico che, almeno da taluni punti di vista, possono essere considerate positivamente. Tuttavia, le caratteristiche del recente sviluppo dell'economia thailandese sono tali da comportare ancora pesanti squilibri e un'intrinseca debolezza. In primo luogo, lo sviluppo economico si è realizzato grazie a investimenti esteri, che continuano a controllare la parte prevalente dell'economia produttiva e finanziaria del Paese; in secondo luogo, fino ad anni recentissimi, la produzione di ricchezza derivava quasi esclusivamente dallo sfruttamento intensivo di risorse naturali (legname, caucciù, prodotti dell'agricoltura e della pesca); più di recente, la rapida industrializzazione del Paese non ha portato a uno sviluppo armonico sul piano territoriale, impoverendo anzi le campagne e concentrando popolazione nelle città (in particolare la capitale), mentre i settori merceologici più rilevanti nell'ambito manifatturiero rimangono vincolati strettamente ai mercati esteri. La distribuzione della ricchezza è assai ineguale, tanto sul piano territoriale, come si è accennato (l'area della capitale e qualche località turistica, specialmente lungo la costa del Golfo del Siam, si presentano straordinariamente più ricche e sviluppate del resto del paese), quanto e, soprattutto, sul piano sociale: la concentrazione della ricchezza in un numero ristretto di persone è una caratteristica tradizionale del sistema thailandese, ma negli anni più recenti ha provocato notevole malcontento, riversatosi particolarmente sulla comunità cinese (immigrata da lungo tempo, essa detiene una parte significativa della ricchezza immobiliare e delle attività commerciali, nonché notevoli interessi anche in campo finanziario), la cui azione viene considerata quasi come una colonizzazione interna. In questo quadro, le politiche di sviluppo attuate dalla Thailandia sono da sempre timide e contraddittorie, preferendosi piuttosto lasciare libero campo all'azione spontanea del mercato (come peraltro richiesto dagli investitori esteri e dagli organismi finanziari internazionali, che sostengono lo sviluppo della Thailandia). Un intervento più deciso è stato, però, reso necessario dalla gravissima crisi giunta a maturazione nel 1997, che ha coinvolto a fondo il comparto finanziario, arrestandosi a un passo dalla bancarotta, non senza intaccare l'economia produttiva. A questo si sono sommati gli effetti di una contrazione della domanda e della crescita interne, già sensibili nel corso del 1996 (calo della produzione e aumento del PIL, aumento del debito pubblico) e resi evidenti dalla crisi borsistica insorta nel marzo 1997, ma anche dal continuo riassestarsi dei flussi di investimenti provenienti dall'estero e dal gioco della speculazione internazionale (che hanno determinato prima un progressivo calo degli investimenti, poi una vera e propria fuga di capitali), a loro volta legati soprattutto all'andamento non favorevole dell'economia giapponese. La pesante dipendenza dall'estero del sistema economico thailandese si è così resa evidente. Drastici tagli nel bilancio pubblico dello Stato, richiesti dal FMI, non hanno alleggerito il disagio della popolazione, mentre la riduzione di fatto dei salari e una ripresa dell'inflazione hanno restituito interesse alle operazioni di delocalizzazione in campo manifatturiero (tessile, elettronica), praticate da aziende dei Paesi sviluppati fin dagli anni Ottanta. In tal modo la Thailandia è riuscita a superare la crisi degli ultimi anni del Novecento e a riprendere la crescita economica, che ha visto un aumento significativo dei tassi al pari di altre economie del Sudest asiatico. La buona capacità produttiva del settore secondario ha consentito l'incremento delle esportazioni. Gli investimenti stranieri hanno subito un certo declino nel 2006, in relazione alla crisi politica interna.

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

Con una popolazione attiva in agricoltura pari a ca. i due quinti del totale (a fronte del 67,7% di popolazione non urbana), la Thailandia non può più essere definito un Paese dai connotati essenzialmente rurali: il settore primario contribuisce a poco più di un decimo del PIL. Il prodotto principale, letteralmente vitale per l'economia thailandese in quanto rappresenta sia l'alimento base della popolazione sia la maggior voce delle esportazioni, è il riso. La Thailandia ne è uno dei massimi produttori mondiali. Un'immensa, fertilissima risaia è la pianura alluvionale del Menam, dove si è diffusa la pratica delle doppie coltivazioni annuali, entrambe di riso nelle zone più umide, una di riso nella stagione delle piogge alternata ad altre colture (mais, arachidi, tabacco ecc.) nella stagione più asciutta. Dopo il riso il cereale più importante, esso pure in parte avviato all'esportazione, è il mais, che è coltivato soprattutto nelle regioni settentrionali, a cui fa seguito il sorgo; ma coltura ancor più rilevante è quella della manioca, dalle cui radici si ricava la tapioca, una fecola molto richiesta anche all'estero. Numerosi sono i prodotti orticoli, come fagioli, pomodori, cavoli, aglio e cipolle, e ancor più quelli frutticoli, particolarmente diffusi nelle regioni costiere peninsulari: banane, ananas, arance, coccomeri, manghi e altra frutta tropicale. Tra le colture industriali più redditizie primeggia quella del caucciù, di cui la Thailandia resta il maggior produttore al mondo. Nel 1998 ne sono stati prodotti oltre 3 milioni di tonnellate, provenienti soprattutto dalla ricca penisola di Malacca e destinate al mercato estero. Il ricco panorama delle colture industriali annovera inoltre varie oleaginose, come le arachidi, il sesamo, la soia e il ricino, piante tessili quali la iuta, il kenaf, la canna da zucchero e la palma da cocco, presenti nel Sud, e infine il caffè, il tè e il tabacco. L'irrazionale sfruttamento del passato e la pratica di bruciare i boschi per introdurvi delle colture hanno in molte aree distrutto boschi e foreste, che oggi coprono il 26,3% della superficie territoriale. Lo sfruttamento forestale, riguardava le essenze pregiate, il teak, l'ebano, il sandalo e lo yang, un legno particolarmente duro, che cresce solo nella Thailandia settentrionale. Nel settore nordoccidentale, ai confini con Myanmar e il Laos, vi sono piantagioni di papavero da oppio. Largamente praticato è l'allevamento, specie nel Khorat; prevalgono i bovini, i bufali, i suini e soprattutto i volatili da cortile, mentre in diminuzione sono gli elefanti, tradizionali animali da lavoro nella foresta. § Non meno rilevante è la pesca, diffusa prevalentemente nelle acque del Golfo del Siam (aringhe, acciughe, sgombri, crostacei), ma importante è pure la pesca d'acqua dolce; i prodotti ittici sono largamente esportati. Dalla fine degli anni Novanta del XX sec., il progressivo impoverimento delle aree di pesca ha determinato una riduzione della produzione ittica.

Economia: industria e risorse minerarie

L'industria occupa poco più di un quinto della popolazione attiva ma, essendo largamente diffuse le attività manifatturiere “sommerse”, praticate fuori dei controlli legali, il dato sottostima certamente la quantità di addetti del settore. In linea generale, in Thailandia ha avuto sviluppo l'industria dei beni di consumo (a detrimento di quella pesante), sorta fin dall'epoca della guerra del Viet Nam per soddisfare la richiesta delle truppe USA di stanza o in transito in Thailandia, ma fortemente incentivata dalla delocalizzazione di attività dai Paesi industriali ad alto costo del lavoro, a cominciare dal Giappone. Questa evoluzione ha investito soprattutto il settore tessile e dell'abbigliamento (maglieria, camicie), quello dell'elettronica di consumo (computer, componentistica), i cui prodotti sono prevalentemente esportati, e quello automobilistico. Pure destinati all'estero sono i prodotti dell'industria chimica e petrolchimica. Tradizionali, ma in grande sviluppo grazie all'aumento dei consumi interni e delle esportazioni, sono anche le industrie agroalimentari, mentre un notevole sviluppo ha conosciuto il comparto edilizio (a cominciare dalla produzione di cemento), in conseguenza della forte espansione edilizia di Bangkok e, più in generale, degli interventi di infrastrutturazione (strade, aeroporti) attuati nel Paese. Dopo la crisi internazionale del 1985 lo stagno non è più la principale risorsa mineraria della Thailandiaanche se il Paese si colloca comunque al quinto posto su scala mondiale per la produzione di stagno di fonderia. I nuovi prodotti minerari sono la lignite, il piombo, lo zinco (di cui è il terzo produttore asiatico), la fluorite. Altre produzioni di rilievo sono quelle di tungsteno, gesso, sale, manganese, petrolio, fosfati, oro, argento, ferro, carbone e gas naturale. Tra le pietre preziose vanno ricordati gli zaffiri gialli, verdi e blu.

Economia: commercio, comunicazioni e turismo

Il commercio è, da qualche tempo, il settore più dinamico dell'economia thailandese. Le attività del terziario occupano circa il 38% della popolazione attiva, dimostrando così una produttività assai elevata (ma, anche in questo caso, le attività informali come il piccolo commercio rimangono escluse dal computo), contribuendo al 45% del PIL. Le componenti più moderne del settore sono quelle bancarie, assicurative e finanziarie, che particolarmente a Bangkok hanno segnato un notevolissimo sviluppo (benché colpito dalla crisi del 1997); la grande distribuzione commerciale, ottimamente organizzata, è anche presente in misura preponderante nella capitale; il potenziamento delle infrastrutture può contare su ulteriori finanziamenti pubblici. Il commercio è particolarmente vivace in tutta la Thailandia. Gli scambi esteri sono importanti sia a livello regionale, dove la Thailandia funge da principale fornitore di prodotti moderni (spesso a loro volta importati in Thailandia dall'estero) per i Paesi vicini, sia a lungo raggio. Nel 2006, contrariamente a quanto accaduto l'anno precedente, la bilancia commerciale era in attivo. Le principali esportazioni sono rappresentate, in ordine decrescente di valore, da materiale elettrico ed elettronico, macchinari, veicoli e accessori, prodotti in plastica, alimentari, petrolio e derivati, caucciù, abbigliamento: in calo l'esportazione di crostacei e di legname; un quarto del totale riguarda manufatti ad alta tecnologia mentre è ormai irrisorio è il peso dei prodotti minerari. Le importazioni sono invece rappresentate da una vasta gamma di prodotti manifatturieri. Tra i Paesi verso cui vengono esportati prodotti thailandesi si trovano USA, Cina, Giappone e Singapore. La Thailandia importa soprattutto da: Giappone, Cina, USA, Malaysia, Emirati Arabi Uniti e Singapore. § Notevole importanza per le comunicazioni interne riveste tuttora la fitta rete di vie d'acqua, naturali e artificiali (4000 km), utilizzate soprattutto dai sampan; fondamentali assi viari sono il Menam e il Mekong. Abbastanza estesa (4071 km) e discretamente modernizzata è la rete ferroviaria; le linee principali si irradiano tutte da Bangkok dirigendosi verso il Nord (Chiang Mai), verso il Laos (con terminali a Nong Khai e Ubon Ratchathani), verso la Cambogia (Aranyaprathet) e verso Sud lungo la penisola malese. La rete stradale, notevolmente sviluppatasi in questi ultimi decenni, supera ormai i 53.500 km ed è quasi del tutto asfaltata; l'arteria principale è quella che corre nel senso dei meridiani collegando le regioni settentrionali con le meridionali (varie rotabili oggi d'intenso traffico furono costruite dagli statunitensi per unire le loro basi in territorio thailandese, aprendo così vaste regioni ai contatti con il resto del Paese). Vivace è il movimento marittimo, che ha in Bangkok un porto ottimamente attrezzato. Gli scali aerei della capitale (un secondo aeroporto è stato ultimato nel 2006) sono tra i più importanti del Sudest asiatico. § Iservizi legati al turismo continuano a registrare una crescita sostenuta (con 13,8 milioni di turisti nel 2006, praticamente raddoppiati nel giro di un decennio), nonostante la battuta d'arresto legata alle conseguenze dello tsunami del 2004.

Storia

Le prime notizie sulle vicende del Paese, assai scarse e frammentarie, risalgono al sec. VI a. C. Esistevano allora numerosi piccoli Stati costituiti da Mon-Khmer e Birmani in continua lotta fra loro. Vicende matrimoniali e alleanze favorirono il diffondersi della civiltà indiana e, a partire dal sec. VII d. C., del buddhismo. Ma l'evoluzione di questi regni (ridotti a quattro nel sec. VIII) fu bruscamente arrestata dall'invasione dei popoli Thai che, cacciati dai Cinesi dalle loro sedi dello Yünnan, migrarono in forze verso Sud alla ricerca di nuove terre (sec. IX). Il primo condottiero thai storicamente accertato, Pröhm, fondò nell'857 Muang Fang che si erse in regno indipendente. Nel sec. XIII l'invasione mongola di Qubilai Khān spinse a Sud una nuova più potente ondata migratoria Thai che, divisa in varie correnti, occupò l'Annam, parte della Malesia, il Laos e la Thailandia. Qui, verso il 1250, si costituì il forte regno di Sukhothai che sotto il grande re Rāma K'amheng (1275-1317) estese i suoi domini dal Mekong a Pechaburi e sino a Ligor nella penisola di Malacca. Egli adattò inoltre l'alfabeto khmer alla lingua thai. Il regno di Sukhothai tuttavia decadde rapidamente. Nel 1350 infatti si affermò un nuovo regno, quello di Ayutthaya, destinato a reggere le sorti del Paese per oltre quattro secoli. La nuova dinastia concluse l'opera di fusione tra i popoli Mon-Khmer e Thai e definì politicamente i confini del Paese. L'Indocina rimase così divisa in tre grandi aree, quella Birmana nel bacino dell'Irrawaddy, quella thai nel bacino del Menam e la pianura costiera orientale raccolta nel regno dell'Annam. Scomparsa la Cambogia, divisa tra Annam e Thailandia, quest'ultima si trovò ben presto a fronteggiare i bellicosi Birmani: una lotta che si protrasse nei sec. XV e XVI. All'inizio di quest'ultimo secolo comparvero in Thailandia i primi europei. Dapprima i portoghesi (1511), poi gli spagnoli (1598). Seguirono gli olandesi (1604), gli inglesi (1612) e infine i francesi. La Thailandia sembrò per un momento aprirsi alla colonizzazione francese e convertirsi al cattolicesimo; ma quando una spedizione francese occupò Bangkok un colpo di stato destituì il re e i francesi furono costretti ad arrendersi (1688). Nel 1764 scoppiò una nuova guerra con la Birmania e tre anni dopo Ayutthaya fu presa e distrutta. Con la scomparsa della vecchia capitale nacque una nuova dinastia, con capostipite Rama I, che portava la capitale a Bangkok (1782). Nel 1844 la Cambogia si staccò dalla Thailandia e nel 1863 chiese e ottenne il protettorato francese. Sotto l'assillo delle cannoniere francesi (1893) la Thailandia dovette cedere alla Francia anche il Laos e poco dopo (1909) fu costretta a riconoscere la sovranità inglese sugli Stati malesi di Kelantan, Perlis, Trengganu e Kedah. Stretta fra i possedimenti coloniali della Francia (Indocina) e della Gran Bretagna (Birmania), la Thailandia riuscì a mantenere una formale indipendenza grazie all'accordo delle due potenze che ne garantirono la neutralità (1896). Col nuovo secolo, sovrani illuminati avviarono una serie di riforme tese a modernizzare la Thailandia. Fu abolita la schiavitù, fu favorita l'istruzione, si iniziarono grandi opere pubbliche. Si formò rapidamente una classe di intellettuali liberali che nel 1932 impose al re Rama VII la Costituzione, trasformando così il Paese in una monarchia costituzionale. Tuttavia la Thailandia era ancora troppo fragile e le nuove istituzioni democratiche non ressero all'attacco antidemocratico sferrato dalle forze militari. Un colpo di stato (1938) portò al potere l'uomo forte, Pibul Songgram, che istituì un regime autoritario e fortemente nazionalistico. Fu dato impulso alla marina e all'esercito grazie ai quali, dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, la Thailandia, alleatasi al Giappone (1942), poté occupare vasti territori della Cambogia, del Laos e della Malesia. La prevedibile sconfitta del Giappone costrinse tuttavia Pibul Songgram a lasciare il potere (1944) che fu assunto nuovamente dai liberali filoccidentali. Nel 1946 la Thailandia restituì alla Francia e alla Gran Bretagna i territori conquistati e si ridiede, all'interno, istituti democratici. Ma fu un breve momento. Nel 1947, con un nuovo colpo di stato Pibul Songgram riprese il potere e si mise sotto la protezione degli Stati Uniti, con i quali prese parte alla guerra di Corea. Nel 1954 Bangkok fu sede delle SEATO, l'alleanza militare creata per contrastare le forze rivoluzionarie della regione. La guerra del Viet Nam, la guerriglia in Cambogia e in Malesia ed entro gli stessi confini thailandesi finirono per mettere in difficoltà anche Pibul Songgram, che nel 1957 venne destituito. Dal 1961 al 1975 la Thailandia, guidata dal 1963 da Thanon Kittikachorn, ospitò un grande contingente di forze americane, impegnate nella guerra del Viet Nam. All'interno del Paese tuttavia l'opposizione guadagnava terreno, per cui nel 1968 Thanom Kittikachorn indisse elezioni generali. Le vinse largamente, ma nel 1971 sciolse il Parlamento e costituì un direttorio militare. Nell'ottobre del 1973 vi fu un'insurrezione generale e Thanon Kittikachorn fu costretto a dimettersi e a riparare all'estero. Il governo ad interim di Sanya Dharmasakti nel 1974 promulgò una nuova Costituzione e indisse elezioni generali per il 1975; queste furono vinte da Seni Pramoj il quale poco dopo dovette dare le dimissioni, ma fu sostituito dal fratello Kukrit Pramoj. Nel 1976 anche Kukrit abbandonò l'incarico e convocò gli elettori, che richiamarono al potere il vecchio Seni. Questo governo resse sino all'ottobre 1976, quando un nuovo colpo di stato, capeggiato dall'ammiraglio Sangad Chalawyu, abrogava la Costituzione del 1974, scioglieva il Parlamento, attribuiva i pieni poteri ai militari del CNRA (Consiglio nazionale per la riforma amministrativa), poneva a capo del governo Thanin Kraivichien e proclamava la legge marziale. Ma il disordine e la guerriglia non si affievolirono: nel 1977, un ennesimo golpe portava al governo il generale Kriangsak Chamanand, che l'anno successivo con una nuova Costituzione affidava il potere legislativo a un Parlamento bicamerale eletto a suffragio universale. Riconfermato al governo il generale Kriangsak Chamanand nelle elezioni dell'aprile 1979, l'anno seguente questi veniva sostituito dal generale Prem Tinsulanond che, sventato un pericoloso golpe nel 1981 e superate le elezioni del 1983 e del 1986, rimaneva alla guida del Paese con l'appoggio dei partiti di centro-destra fino all'aprile 1988. Le consultazioni popolari del luglio di quell'anno assegnavano la maggioranza dei voti al Chart Thai (Partito della Nazione), che poneva a capo del governo il proprio leader Chatichai Choonhaven. Questi accusato, nel 1991, di aver favorito il dilagare della corruzione, veniva deposto con un nuovo colpo di stato, capeggiato dal generale Suchinda Kraprayoon. Con l'insediamento del nuovo governo provvisorio e l'istituzione di un'Assemblea a forte componente militare veniva sciolto il Parlamento e ancora una volta varata una nuova Costituzione, promulgata il 9 dicembre 1991 ed emendata nel 1992. Con questa si favoriva la restaurazione di una democrazia formale, che vedeva sempre il re a capo dello Stato e comandante in capo delle Forze armate e il governo presieduto da un primo ministro, che si avvaleva del potere esecutivo. Indette libere elezioni per il marzo 1992, queste venivano vinte dai militari che nominavano primo ministro Suchinda Kraprayoon, che qualche mese più tardi si dimetteva in seguito a una sanguinosa sommossa popolare. Con un colpo di scena, deludendo le aspettative dei partiti filomilitari, il re nominava primo ministro Anand Panyarachun, che aveva il compito di organizzare per il settembre dello stesso anno le consultazioni elettorali anticipate, e allo steso tempo il Parlamento approvava un emendamento costituzionale che limitava il potere dei militari. Dopo ca. cinquant'anni di regime militare, quindi, nell'autunno del 1992 si tenevano le prime elezioni democratiche, che decretavano la vittoria della coalizione delle forze democratiche, in seguito alle quali veniva nominato primo ministro Chuan Leekpai, il leader del Partito democratico. Il primo governo democratico, comunque, non riusciva a portare a termine il suo mandato: nel 1995, con l'approvazione di alcuni nuovi emendamenti costituzionali, tra cui il divieto per i senatori e i membri del Parlamento di prendere parte all'assegnazione di appalti pubblici, una crisi politica indeboliva l'esecutivo. Le elezioni anticipate, indette per il luglio dello stesso anno, segnavano nuovamente il ritorno al potere del Chart Thai, ma la nomina di primo ministro del suo leader, Banharn Silpa-Archa, accusato di corruzione, l'anno successivo determinava lo scioglimento anticipato della Camera dei deputati. Le consultazioni del novembre 1996, questa volta, assegnavano il successo al Partito della nuova aspirazione, capeggiato dall'ex generale Chavalit Yonghayudh. Tuttavia, nel 1997, a seguito dell'entrata in vigore di un'ennesima Costituzione, che introduceva l'elezione a suffragio universale anche dei senatori, si tenevano nuovamente le consultazioni elettorali. Veniva nominato primo ministro il democratico Chuan Leekpai che, promuovendo un programma di riforme economiche, sembrava finalmente portare la Thailandia verso una certa stabilità: garanzia che sembrava sufficiente per ottenere un aiuto del Fondo Monetario Internazionale e per risanare l'economia, destabilizzata da quella crisi che quell'anno aveva coinvolto tutti i Paesi asiatici. Ma la politica economica perseguita da Leekpai nei suoi quattro anni di governo alimentava tra i thailandesi il sospetto che i democratici volessero incentivare solo gli interessi dei grandi enti finanziari e degli investitori stranieri, senza nessuna considerazione per i disagi economici della classe media. Per questo motivo, nelle elezioni legislative del 2001, Leekpai veniva sconfitto da Thaksin Shinawatra del Partito Thai Rak Thai (i thailandesi amano i thailandesi), da lui fondato. Shinawatra, ricco magnate delle telecomunicazioni, infatti, sfruttando abilmente l'impopolarità dei democratici, conquistava 254 seggi su 500 e veniva nominato primo ministro nel novembre del 2001. Nel 2003 il governo lanciava una campagna contro il traffico di droga e una contro la detenzione illegale di armi. Nel gennaio 2004 esplodeva, in alcune province meridionali, la guerriglia di gruppi legati all'estremismo islamico, provocando centinaia di vittime. Nel dicembre del 2004 le coste dell'Oceano Indiano venivano sconvolte da un terribile maremoto causato da un sisma avvenuto al largo dell'isola di Sumatra. Villaggi e coste venivano completamente sommersi dalle acque causando migliaia di vittime, tra cui molti occidentali che affollavano i centri turistici della Thailandia. Nel febbraio 2005 si svolgevano le elezioni legislative vinte nuovamente dal partito del premier Shinawatra. Un anno dopo, in seguito a forti pressioni, il premier scioglieva il Parlamento e indiceva nuove elezioni che si svolgevano nell'aprile 2006. A queste tuttavia non partecipava l'opposizione e in 38 collegi le elezioni risultavano nulle per mancanza di votanti. Pur uscendo vincitore dalla competizione, il premier cedeva alle proteste e annunciava l'intenzione di dimettersi all'insediamento del Parlamento, dopo le elezioni suppletive. In settembre, mentre Shinawatra si trovava all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, un colpo di stato militare lo destituiva; al suo posto la giunta militare insediava il generale Surayud Chulanont, ex capo delle forze armate. Nel maggio 2007 la Corte costituzionale decideva lo scioglimento del partito di Shinawatra e l'astensione dell'ex premier e di un altro centinaio di parlamentari dall'attività politica per cinque anni. In agosto si svolgeva un referendum per approvare la nuova Costituzione voluta dalla giunta militare. In dicembre si svolgevano le elezioni legislative, vinte dal PPP (Partito del Potere del Popolo) e nel gennaio 2008 assumeva l'incarico di premier Samak Sundaravej. In settembre la corte costituzionale costringeva il premier a dare le dimissioni e il parlamento eleggeva nuovo primo ministro Somchai Wongsawat, candidato del PPP. Dopo numerose proteste e scioperi, nel dicembre del 2008 la corte costituzionale scioglieva il PPP, reo di aver frodato le elezioni del 2007; il premier S. Wongsawat, destituito, veniva espulso dall'attività politica per cinque anni, mentre il parlamento eleggeva primo ministro il leader del Partito Democratico (PAD), Abhisit Vejjajiva. I sostenitori di T. Shinawatra (camicie rosse) continuavano però a manifestare contro il governo; nell'aprile del 2010 migliaia di manifestanti protestavano per le vie di Bangkok, facendo irruzione nella sede del governo. La situazione precipitava il mese seguente con l'offensiva da parte dell'esercito, che riusciva a liberare la zona della capitale in mano ai manifestanti. Questa azione di forza, in cui perdevano la vita decine di rivoltosi, non evitava al governo di porre fine alla crisi politica e sociale. Nelle successive elezioni, del luglio del 2011, Yingluck Shinawatra, leader del Pheu Thai Party (PTP) e sorella dell'ex premier, diventava il nuovo primo ministro; il suo partito raggiungeva la maggioranza assoluta al Parlamento (263 seggi su 500). Dopo settimane di proteste e le dimissioni dei parlamentari dell'opposizione, nel dicembre del 2013 veniva sciolto il Parlamento. Le nuove elezioni del 2014 venivano boicottate dall'opposizione e la Corte costituzionale invalidava i risultati. In luglio l'esercito compiva un colpo di stato sospendendo la Costituzione e veniva approvata una legge costituzionale provvisoria che consentiva la formazione di un'assemblea legislativa di 200 membri scelti dalla giunta militare.

Cultura: generalità

La vita e la cultura thailandesi si sono strutturate nel tempo intorno ad alcuni elementi molto forti: la componente religiosa del buddhismo, le influenze esercitate dalle diverse etnie con cui si è amalgamata quella thai, a cominciare dalla khmer, e la monarchia, che ha dettato le regole di molti aspetti sociali, ma ha anche contribuito a mantenere vivi rituali e pratiche antiche. L'espressione artistica che caratterizza maggiormente la Thailandia è probabilmente l'architettura tradizionale. Sull'intero territorio nazionale sono distribuiti migliaia di templi e complessi monastici buddhisti (i wat, il cui numero si aggira intorno alle 30.000 unità) in cui la percezione di un tempo che sembra essersi fermato è molto forte; senza dubbio in questo la Thailandia è stata favorita dal fatto di non essere stata toccata dal colonialismo. Ogni wat inoltre ospita numerose opere d'arte (pitture murarie, sculture, oggetti d'artigianato) di grande bellezza la cui presenza, oltre a contribuire a formare un'atmosfera di pace e leggerezza, riflette le diverse epoche storiche presenti nel complesso. Alcuni templi sono presenti nei siti dichiarati patrimonio dell'umanità dall'UNESCO: la città storica di Ayutthaya (1991); la città storica di Sukhothai e le città storiche associate (1991); il sito archeologico di Ban Chiang (1992). Le altre forme in cui la memoria storica culturale si tramanda sono il teatro, la musica, la danza, nelle quali solo nel XX sec. l'influenza occidentale ha fatto una piccola breccia, importando modi e tendenze nuove. Non vanno inoltre dimenticate discipline sportive antiche, quali l'aquilone - esistono vere competizioni di abilità nel padroneggiarlo - e, soprattutto, la muay thai (o thai boxe), arte marziale, considerata sport nazionale, che oggi trova seguaci in tutto il mondo. Il cinema thailandese ha vissuto un periodo prolifico negli anni Settanta, pur non riuscendo mai a stabilire un proprio tratto peculiare artistico di livello internazionale, ma vivendo una sorta di competizione con i generi e le opere di Hollywood. Fra i nomi più interessanti della fine del XX sec. si ricordano comunque Nonzee Nimibutr (n. 1962) e Wisit Sasanatieng (n. 1964), autore di Tears of the Black Tiger, primo film thailandese a partecipare, nel 2001, al Festival di Cannes. Tra le principali istituzioni culturali del Paese vanno segnalate l'Università Silpakorn (per l'arte), il Royal Institute e il Museo Nazionale, tutti con sede nella capitale, vero fulcro e motore del Paese, in cui maggiori sono i segni del progresso, della modernità e dell'industrializzazione.

Cultura: tradizioni

In Thailandia, nonostante l'apertura a ogni forma di progresso, si nota un profondo attaccamento alle tradizioni, che accomuna tutti i ceti sociali. Il ciclo della vita, dalla nascita alla morte, è legato a numerose credenze e superstizioni, come la paura degli spiriti maligni (phi), la morte intesa come un fatto positivo e felice, l'amore per la famiglia e la scelta di un nume tutelare per proteggerla. Il costume maschile, quando non si adotta la foggia europea, è costituito da una pezza di cotone colorato che si avvolge intorno al corpo, dalla cintola in giù, a guisa di pantaloni senza cucitura (panung); quello femminile, una volta limitato al sarong, è oggi molto vario e diventa fastoso e di eleganza raffinata in occasioni particolari. I thailandesi amano molto ogni forma di spettacolo e in particolare la danza, che ha una tradizione millenaria, e il teatro. Numerose e suggestive le feste popolari: importanti la festa delle “luci galleggianti” (Loi Krathong) dopo la stagione delle grandi piogge, celebrata con una processione di barche illuminate, e quelle per il capodanno (celebrato tra il 13 e il 16 aprile) che durano tre giorni.

Cultura: letteratura

La più antica testimonianza in lingua thai è costituita dalla iscrizione di Rāma K'amhneg del 1292. Una serie di iscrizioni più tarde sono attribuite al re Lü Thai, ma è solo con il regno di Ramath'ibodi I (1350-69) che la letteratura thailandese comincia a delineare una storia sistematica, sebbene una buona parte delle opere più antiche siano andate perdute nel 1767 con la distruzione della capitale Ayutthaya, che era stata uno dei centri culturali del Siam di principale richiamo data la presenza della corte reale. Sotto il regno di Botomotroilokanath (1448-88) si affermò la poesia di genere lilit, di cui si conserva il Lilit Yuen Phai (Poema della sconfitta degli Yuen), che racconta in chiave epico-erudita la campagna vittoriosa contro Ch'ieng Mai. Ma l'età d'oro della poesia siamese fu raggiunta solo sotto il regno di Phra Narai (1657-88), quando la corte di Ayutthaya ospitò molti grandi poeti e scrittori, tra cui Maharachakhru e Si Prat. All'epoca di Phra Narai compaiono inoltre i primi componimenti poetici del genere dei nirat. Nell'ultimo periodo di Ayutthaya prese sviluppo soprattutto la letteratura teatrale, che con adattamenti di storie di ispirazione epica o buddhista ampliò i repertori del lakhon. In seguito alla distruzione di Ayutthaya la letteratura siamese attraversò un periodo di decadenza cui pose fine il regno di Rama I, il quale agli inizi dell'Ottocento intraprese una vasta opera di restaurazione dei testi letterari e curò una versione completa del Ramakien. Nello stesso tempo fu assicurata la rinascita della prosa letteraria e furono compiute una serie di traduzioni di opere straniere fra cui il famoso romanzo cinese dei Tre Regni (San Kuo Chih). Ancor più fecondo di risultati fu il periodo di regno di Rama II, che fece della corte di Bangkok un cenacolo di poeti, di cui il più famoso, oltre lo stesso re, fu Sunthon Phu. I generi più coltivati rimasero la lirica d'amore e i nirat pervasi dalla malinconia di un tema dedicato alla separazione. Un nuovo genere, il sepha, sorta di racconto cantato, ebbe il suo capolavoro con il Khun Chang Khun Phen di Rama II, che narrava in esso un episodio di vita cinquecentesca ad Ayutthaya. A iniziare dal regno di Phra Nang Klao (1824-51), la diffusione crescente della cultura occidentale cominciò a modificare in modo sensibile la letteratura tradizionale. Persino la lingua, sotto l'influenza di scrittori formatisi in Europa, si arricchì nel lessico. Il re Mongkut (1855-68) scrisse un nirat sul suo viaggio a Londra nel 1857-58. Ma ancora per tutto l'Ottocento furono coltivati i generi della poesia classica e anche nella prima metà del sec. XX non sono mancati tardi epigoni della lirica tradizionale: Phya Si Sunthon Vohan (1822-1900), Luang Thammaphimon (1858-1928), Chao Phya Phaskaravong (1849-1920) e soprattutto Phitayalongkon, i quali condussero la letteratura thailandese fino al rinnovamento operatosi ai nostri giorni in seguito alle crescenti influenze della letteratura occidentale. Akat Dankong, considerato il pioniere del romanzo moderno thailandese, esprime nelle sue opere l'amarezza per l'impossibile incontro fra Oriente e Occidente; meno pessimista di lui, Kulap Saypradit nei suoi romanzi segue la corrente del realismo socialista. La letteratura thai della seconda metà del sec. XX è caratterizzata da un grande rigoglio della prosa, mentre meno sviluppata appare la poesia (ad eccezione della grande lirica classica): se, infatti, questo “popolo di poeti” nel Novecento non è stato capace di esprimere una poesia nuova e originale, la prosa ha assunto una dimensione moderna e universale. Va rilevato il notevole numero di valenti narratrici, fatto unico in ua letteratura orientale. Citiamo Dokmai Sot (1905-1965) e Botan, pseud. di Supha Lusin Sirising (n. 1945). Campeggia la figura del principe Kukrit Pramoj (1911-1995), negli anni Settanta capo del governo per alcuni mesi e più volte ministro. Tra i suoi romanzi sono degni di nota I quattro regni (1953) e Bambù rosso (1956), grandiose narrazioni storiche permeate da un intenso spirito religioso. Se molti sono i romanzi (e alcuni veramente apprezzabili) ancora più vasta è la produzione novellistica. In questo campo, è stato il giornalista Rong Wong-savun (n. 1932) l'autore più originale. Fra gli scrittori contemporanei emersi sul finire del secolo si segnalano Win Lyovarin (n. 1956), autore di romanzi e racconti come Democracy, shaken and stirred, che ha scontato con il carcere la propria scelta di una letteratura “"poco allineata”", Chart Korbjitti (n. 1954), autore di Khamphiphaksa (1981; The Judgment). Saksiri Meesomsueb (n. 1957) è invece un poeta, premiato nel 1992 con il S.E.A. Write Award (premio per il miglior autore del Sudest asiatico) per la sua raccolta That Hand is White.

Cultura: arte

Precisi stili artistici, per lo più determinati dalle scuole di scultura buddhistica ispirate alla dottrina Hīnayāna (Theravāda), caratterizzarono i vari periodi della storia del Siam e presero il nome dalle capitali politiche o dai centri maggiori in cui ebbero fioritura. La prima scuola artistica si sviluppò dal sec. VI al sec. XI, nel medio e basso Menam, durante il regno di Dvāravatī (esperienze artistiche anteriori, affini ai modi della cultura prekhmer del Fu-nan, si produssero nell'area di U Tong, come hanno dimostrato i reperti archeologici di questa zona) e fu fortemente impregnata dalle componenti estetiche dell'India Gupta, giunte per irradiazione della civiltà indiana e per l'emigrazione di numerosa manodopera, che in questi Paesi fu attiva accanto a quella proveniente da Ceylon. Allo stile di Dvāravatī succedette quello di Lop Buri, che costituì una versione provinciale della grande arte khmer. Con la fondazione del primo regno siamese indipendente dei Thai (sec. XIII) si affermò un terzo stile che prese nome dalla nuova capitale di Sukhothai e che operò un rinnovamento delle tendenze artistiche delle scuole locali. Nella capitale gemella di Sajjnālava grande importanza ebbero in questa epoca le fornaci ceramiche (ceramica di Svargaloka). Le scuole di scultura Sukhothai iniziarono una grande tradizione plastica (si elaborò, per esempio, la iconografia dell'immagine del Buddha “che cammina”) che ebbe ampia ripercussione nella produzione artistica del Paese. E fu nel periodo di Sukhothai e in quello successivo di Ayutthaya che si attuarono le grandi trasformazioni architettoniche, con il progressivo abbandono delle forme khmer e la definizione di caratteri più squisitamente siamesi (adozione del tipo di cetiya campaniforme a pianta quadrata, oppure del tipo con cupola a bulbo). In quest'epoca (sec. XIII/XIV-XVI) ebbe grande fioritura lo stile scultoreo della scuola di U Tong, che si ispirava alle formule indiane e giavanesi. A quest'ultimo succedette nel sec. XVIII quello di Bangkok, con il quale il Siam si aprì alle tendenze moderne, pur nel pieno rispetto delle antiche tradizioni, a cui vennero informate tutte le esperienze dell'arte figurativa e dell'architettura nel corso del sec. XIX, prima che il Siam si volgesse all'accoglimento delle influenze occidentali, che assunsero sempre più importanza a partire dal 1900. Nel complesso gli artisti dell'epoca contemporanea devono molto a un italiano, Corrado Feroci, invitato in Thailandia all'inizio del Novecento dal Re Rama VI. Lo scultore, il cui nome divenne poi Silpa Bhirasri, diede avvio a una nuova fase nell'arte locale, aprendo una scuola poi divenuta la più importante università di Belle Arti del Paese (la Silpakorn University di Bangkok) e divenendo con gli anni il vero padre dell'arte moderna thailandese. Fra le personalità emerse nel XX sec. vanno annoverate J. Buabusaya (1911-2010), autore di paesaggi, Khien Yimisiri (1922-1971), fondamentalmente tradizionalista, Sawat Tanitsuk, Chamras Khietikong (1916-1966), buon ritrattista, Fua Hariphitaksa (1910-1993), Piboon Musikpodok (1917-2008), fotografo e Prasong Patamanuch (1918-1989): quest'ultimo ha cercato di tradurre in forme moderne motivi di ispirazione tradizionale. Successivamente i nomi della scena artistica segnalatisi a livello internazionale sono Chakrabhand Posayakrit (n. 1943), autore di ritratti e scene ispirate alla letteratura classica della Thailandia, San Sarakornborirak (n. 1934), pittore e scultore, Piboon Musikpodok (n. 1917), fotografo, i pittori Pratuang Emjaroen (n. 1935), Tawee Rajaneekorn (n. 1934), Kiettisak Chanonnart (n. 1943) e lo scultore Nonthivathn Chandhaphalin (n. 1946).

Cultura: musica

Il sistema musicale thailandese presenta singolari affinità con la musica occidentale: l'ottava è infatti divisa in sette parti eguali, sulla base di un temperamento empirico. Di questi sette suoni, la pratica musicale ne trasceglie cinque, dando luogo a melodie che suonano all'orecchio occidentale come se fossero costruite sulla scala pentafonica cinese. La musica thailandese tradizionale presenta forti affinità con quella della Cambogia; in particolare quasi identica è la costituzione delle orchestre, che comprendono xilofoni a tavolette, a piatti di bronzo, a gong, liuti ad arco, salteri, oboe, flauti, cimbali, tamburi e sonagli di legno.

Bibliografia

Per la geografia

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Per la storia

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