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Tommasèo, Niccolò

scrittore, studioso e patriota italiano (Sebenico 1802-Firenze 1874). Personalità irta di scissioni e di conflitti, all'ardente misticismo della sua religiosità unisce una ricca sensibilità estetica e una sensualità esuberante; alle doti di acuta indagine psicologica e alla morbidezza sentimentale della sua ispirazione lirica sovrappone un ardore egoistico di stampo eroico, alfieriano e romantico. A disciplinare la molteplicità degli impulsi interviene la necessità di una regola, che Tommaseo recupera da una parte nella rigidezza moralistica dell'originaria educazione ecclesiastica, dall'altra nell'accuratezza di stilista raffinato e sottile, che tocca spesso i limiti del puro virtuosismo. Ne risulta quindi un'estrema modernità di atteggiamenti e di invenzioni, ma avvolta troppo sovente nell'impaccio dello schematismo o della pedanteria. Dalmata, si trasferì a quindici anni in Italia per compiere gli studi nel seminario di Padova, dove conobbe A. Rosmini la cui amicizia fu, insieme alla consuetudine più avanti acquisita con A. Manzoni e con G. Capponi, un permanente punto di riferimento di tutta la vita. Conclusi gli studi, dopo una breve parentesi milanese si recò a Firenze, dove collaborò all'Antologia di G. P. Vieusseux e dove già nel 1830 portava a termine il prezioso Dizionario dei sinonimi. Nel 1832, in seguito alla soppressione della rivista fiorentina, si trasferì in Francia dove poté dare alle stampe alcuni scritti già ultimati. Tra questi il più importante è Dell'Italia (1835), che Tommaseo travestì nella prima edizione da inedito opuscolo savonaroliano; in effetti il travestimento si addice al moralismo e all'utopismo “piagnone” che pervade e ispira il programma politico qui proposto. Esso indica infatti una soluzione del problema italiano in una forma di repubblica federale a base fortemente cattolica, ciò che porrà Tommaseo in singolare posizione tra l'area del federalismo democratico e l'integralismo cattolico di V. Gioberti. A Parigi Tommaseo pubblicò inoltre le Confessioni (1836), una raccolta di versi in cui la poesia nasce dalla più intima esperienza, e il romanzo storico Il duca d'Atene (1837). In questo periodo veniva intanto pubblicata a Venezia la prima edizione del commento alla Divina Commedia (1837). A Venezia, dove si era recato nel 1839 dopo un breve soggiorno in Corsica, fu arrestato nel 1848, e dal carcere fu liberato, insieme a D. Manin, dall'insurrezione del marzo; nel governo rivoluzionario sostenne con intransigenza l'autonomia della Repubblica e osteggiò la politica di unificazione cavouriana. Aprì così nei confronti di Manin una polemica in cui sfogò tutta l'irruenza acrimoniosa del carattere, quel gusto della contrapposizione personale di cui è impregnata anche la sua produzione storica e critica, così densa di aspri giudizi. A Venezia Tommaseo aveva pubblicato la raccolta dei Canti popolari toscani, corsi, greci e illirici (1841-42), i due libri degli Studi critici, il Dizionario estetico e il romanzo Fede e bellezza (1840); qui, sulle orme di Ch. Sainte-Beuve e di G. Sand, tenta la trasposizione in termini oggettivi e realistici di un gusto psicologico e sentimentale. È un'opera di grande novità nel panorama della narrativa romantica italiana per il ricco impianto psicologico, insidiato però dallo stesso egocentrismo di Tommaseo, che lo porta a proiettare in ogni personaggio i dati di un'introspezione tutta personale e lirica e gli impedisce l'invenzione di figure e vicende narrativamente risolvibili. La dinamica etica e sentimentale dell'opera si sostanzia di un cupo rigore moralistico messo in conflitto dal gioco degli impulsi sensuali, risolvendosi quindi in torbido erotismo alternato a cupo senso di colpa. A questo clima decadente si ispirano anche le prose autobiografiche del Diario intimo, Le scintille (1841) e molta parte delle Poesie (ed. completa, 1872). Riguardo a Tommaseo poeta si è ridestato un interesse giustificato dal fatto che è in lui individuabile la fonte di suggestioni feconde per la successiva poesia italiana, principalmente di G. Pascoli e G. D'Annunzio. Certo, il simbolismo di Tommaseo è ancora scolastico, ma egli tende comunque a una poesia che includa nel gioco delle immagini, attraverso lo splendore dei rapporti ritmico-semantici e l'audacia delle analogie, una visione mistica del reale, un'interpretazione profetica, spesso costretta però da una disposizione troppo astratta. La sua prodigiosa attività non fu interrotta dalle traversie che seguirono al nuovo esilio, dopo la caduta della Repubblica di Venezia, e che lo portarono, già quasi cieco, prima a Corfù, poi a Torino e infine di nuovo a Firenze. Proseguì nell'attività di linguista e lessicologo (Dizionario della lingua italiana, con B. Bellini, 1858-79), di letterato con le novelle sentimentali in versi Una serva e La contessa Matilde e con le traduzioni dal latino e dal greco. Della produzione critica di questo periodo sono da menzionare gli eminenti Nuovi studi su Dante e la Storia civile nella letteraria.

Bibliografia

A. Bonfatti, La dottrina dell'arte in N. Tommaseo, Arona, 1950; A. Frattini, La poesia della redenzione nel Tommaseo, Alcamo, 1955; A. Borlenghi, N. Tommaseo e il romanticismo italiano, Milano, 1957; V. Missori, N.Tommaseo e A. Rosmini, Milano, 1970; G. Debenedetti, N. Tommaseo, Milano, 1972; M. Puppo, Tommaseo prosatore, Roma, 1975; M. Allegri, Carteggio Niccolò Tommaseo-Tommaso Gar, Trento, 1987.