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Touraine, Alain

sociologo francese (Hermanville-sur-Mer, Calvados, 1925). Abbandonati gli originari studi storici, è stato fra i promotori della ricerca sociologica applicata alle trasformazioni culturali indotte dall'innovazione tecnologica. Docente all'École Pratique des Hautes Études di Parigi, avviò alla fine degli anni Cinquanta un impegnativo programma di ricerca sulla condizione operaia e i mutamenti intervenuti nell'identità sociale dei lavoratori salariati. La sua sociologia dell'azione si rivolge successivamente soprattutto all'analisi dei movimenti collettivi – celebri le ricerche sul Sessantotto in Francia, sul “Cile popolare”, sull'esperienza di Solidarnošč in Polonia e sui movimenti antinucleari – in quanto portatori di storicità. Con questo concetto Touraine intende sottolineare il carattere intenzionale di produzione di significato (in senso culturale) e di identità dell'azione collettiva. Ma in una fase più recente lo studioso francese si è rivolto prevalentemente all'osservazione degli attori sociali, rivalutando ruoli e funzioni della soggettività in una stagione di radicale trasformazione dei paradigmi etici e ideologici. Questa stagione è quella della società postindustriale, cui Touraine ha dedicato uno studio centrato sulla distinzione fra paradigma emergente e classico modello della società industriale (produzione di beni simbolici e immateriali contro produttività industriale; strategie della comunicazione contro coercizione; rivendicazione dei diritti soggettivi contro appartenenze ideologiche ecc.). Tra le opere: Traité de sociologie du travail (1961; in collaborazione con G. Friedmann e P. Naville), Sociologie de l'action (1965), La conscience ouvrière (1966), Le mouvement de mai et le communisme utopique (1968), La société post-industrielle (1969; La società postindustriale), Production de la société (1973), Le post-socialisme (1982), Le retour de l'acteur (1984). Nel 1998 ha pubblicato Liberté, Egalité, Diversité e, nel 1999, Comment sortir du libéralisme, in cui esamina il futuro della società postindustriale e nel 2006 Le monde des femmes, incentrato sull'attivo movimento politico delle donne ritenuto più adeguato, secondo il punto di vista del sociologo, alla crisi politica dell'Occidente perché capace di una radicale trasformazione del campo culturale.

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