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Triennale di Milano

esposizione che nacque nel 1923 come Biennale delle arti decorative nella Villa Reale di Monza, dove si tennero nel 1925, nel 1927 e nel 1930 la seconda, la terza e la quarta edizione. In occasione della IV edizione fu scelta una cadenza triennale in funzione dei cambiamenti sociali, culturali, economici che il Paese stava subendo, assumendo il nome di "Triennale delle arti decorative e industriali". Si introdusse il concetto di produzione di serie, di modernità d'interpretazione, di originalità d'invenzione. Questa edizione mantenne comunque anche una certa attenzione al passato, con l'organizzazione di mostre retrospettive, uno degli elementi caratterizzanti nell'attività delle Triennali. Con la V edizione del 1933, la Triennale si trasferì a Milano nella sede del Palazzo dell'Arte progettato da G. Muzio. Questa edizione segnò l'apertura verso il mondo del disegno industriale soprattutto con la mostra sul Deutcher Werkbund organizzata dalla Germania. La VI Triennale del 1936 presentò in Italia i mobili disegnati da A. Aalto e la VII edizione del 1940 con la Mostra Internazionale della produzione di serie, curata da G. Pagano, segnò il momento nel quale la Triennale iniziò a guardare con grande interesse al disegno industriale con l'introduzione dei problemi della produzione di serie, che nella VII edizione trovarono la loro definitiva affermazione con la sezione dedicata all'apparecchio radio. Nel 1947 le attività ripresero dopo l'interruzione della guerra: l'VIII edizione si concentrò più sulle tematiche dell'architettura, al contrario della IX, tenutasi nel 1951, che con la mostrò "La forma dell'utile" o quelle dedicate a tematiche precise come "Il vetro", "L'illuminazione ", "La ceramica", Le materie plastiche", "I metalli per la casa", o "L'arredamento e i mobili isolati" riportò l'attenzione sul mondo del design. In queste mostre vennero presentati prodotti che diverranno capisaldi della vicenda del design italiano, come le poltrone e i divani progettati da M. Zanuso per Arflex. Nella X Triennale del 1954 il design assunse il ruolo di elemento qualificante della manifestazione palesandosi come elemento di congiunzione tra il mondo del progetto e quello della produzione: si organizzarono la "Mostra dell'industrial design", la "Mostra dello standard", la "Mostra del mobile singolo", la "Mostra critica dell'oggetto d'uso". Questo interesse al design, anche nella accezione merceologica, qualificò le Triennali fino alla XI edizione del 1957 che tenne conto delle esigenze di promozione presso l'utenza, dopodichè l'approccio cambiò. La nascita di riviste e fiere merceologiche, come il Salone del Mobile di Milano, che propongono la diffusione dei prodotti del design presso un pubblico sempre più vasto e di non addetti, fece sì che nelle successive edizioni si preferisse promuovere la componente più utopistica del progetto, soprattutto anche in relazione alle irrequietezze politiche e sociali degli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Dagli anni Ottanta, rinunciando in parte alla propria natura propositiva, si è proposta come l'istituzione che cerca di storicizzare la vicenda del design italiano attraverso l'organizzazione di mostre storiche. Nel 1999 la Triennale è diventata fondazione, avviando un percorso di riforma dell'Ente. Nel 2006 è stato aperto al suo interno il museo del design.

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