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Trilobiti

sm. pl. [sec. XIX; dal greco trílobos, che ha tre lobi]. Classe (Trilobita) di Artropodi marini fossili caratterizzati da un numero variabile di segmenti. La loro distribuzione stratigrafica si estende dal Cambriano al Permiano. Avevano il corpo diviso in tre parti longitudinali: un lobo mediano (rachis) e due lobi laterali (pleure). Anche in senso trasversale si possono riconoscere tre parti: una anteriore, detta cefalon, sulla quale sono presenti gli occhi, la glabella, la sutura facciale e spesso punte o aculei oltre a due antenne e quattro massillipedi; la parte mediana, comprendente il torace, divisa in segmenti che variano da due a ventidue, articolati fra loro, sorreggeva arti bifidi adatti sembra anche alla respirazione; infine la terza parte, il pigidio o addome, di forma triangolare e che termina con una o più spine. I Trilobiti già nel Cambriano appaiono ben differenziati e si rinvengono sempre in terreni di origine marina, ma di diversa deposizione, segno evidente che si erano adattati a condizioni ambientali diverse. La maggior parte di questi Artropodi era probabilmente bentonica, alcuni però, dotati di occhi giganteschi e di glabella rigonfia, pare potessero flottare nei mari, servendosi della glabella come organo di galleggiamento. Altre strutture, come le spine, vengono interpretate come mezzi analoghi, per permettere abitudini planctoniche. In Italia giacimenti di Trilobiti sono comuni in Sardegna (Cambriano e Ordoviciano) e nelle Alpi Carniche (Ordoviciano e Siluriano). Anche in Sicilia (valle del Sosio) sono stati rinvenuti svariati esemplari attribuiti al Permiano. I Trilobiti costituiscono degli ottimi fossili guida; in alcune zone dell'America del Nord questi organismi hanno permesso di creare delle vere e proprie suddivisioni di età (Paradoxiano, Olenidiano ecc.). Tra le specie più rappresentative del Siluriano, Triarthus becki, Asaphus megistus e Trinucleus tesselatus.

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Trilobiti.