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Trilussa

pseudonimo del poeta italiano Carlo Alberto Salustri (Roma, 1871-1950). Cominciò giovanissimo a scrivere poesie in italiano, adottando poco dopo il dialetto romanesco. Esordì con Stelle de Roma (1889), dove già si affermavano le qualità elegiache e satiriche che lo avrebbero caratterizzato negli anni futuri. Attraverso le varie raccolte (Quaranta sonetti romaneschi, 1895; Favole romanesche, 1901; Caffè concerto, 1901; Er serrajio, 1907; Ommini e bestie, 1908; Le storie, 1915; Le cose, 1922; La gente, 1927; Cento favole, 1934; Cento apologhi, 1935) Trilussa conquistò uno spazio originale nel quadro della poesia dialettale contemporanea. Il tirocinio giornalistico compiuto su Rugantino e Don Chisciotte rivelò a Trilussa la propria inclinazione per i fatti di costume e per gli aspetti quotidiani della realtà. Gli spunti della cronaca stemperati nella saggezza icastica della tradizione popolare romana fornirono materiale per il discorso favolistico, in cui Trilussa raggiunse il massimo della sua espressività. La personalizzazione di un mondo animale dei più originali e gustosi attribuisce alle favole di Trilussa un'autonomia narrativa anche indipendentemente dalla morale che esse suggeriscono. La sua cifra poetica, spesso affidata a un'immagine che si chiarisce in una brusca “verità”, trova i propri antecedenti in autori quali L. Stecchetti, E. Panzacchi, G. Gozzano, A. Palazzeschi, oltre che nella tradizione satirica classica, fino alle pasquinate.

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