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Trotzkij, Lev Davidovič

pseudonimo del rivoluzionario e uomo politico sovietico Lejba Bronštein (Janovka, governatorato di Cherson, 1879-Città del Messico 1940). Figlio di un agricoltore israelita, compì gli studi a Nikolaev; d'intelligenza precoce e brillante, ancora giovanissimo fece propaganda rivoluzionaria tra i lavoratori. Confinato (1899) a Vercholensk, nella Siberiaorientale, riuscì a fuggire e arrivò a Londra (1902), dove avvicinò Lenin. Al congresso londinese della socialdemocrazia russa (1903), tra bolscevichi e menscevichi optò per i secondi, allineandosi sulle posizioni di Martov, ma non accettò neppure l'obbedienza menscevica e si preoccupò d'unificare il movimento rivoluzionario. Nel febbraio 1905 tornò in Russia per partecipare alla rivoluzione: aderì alla linea di Lenin e fu riconfinato in Siberia (a Berezov, governatorato di Tobolsk). Evase un'altra volta, riparò a Vienna (1907) dove, con A. Ioffe, pubblicò la Pravda, poi a Zurigo e a Parigi. Partecipò al congresso socialdemocratico di Londra (1907) come autonomo. Contro Lenin, che voleva formare con “rivoluzionari di professione” un partito piccolo, compatto, efficientissimo, Trotzkij volle un partito più largo e non destinato ai soli cospiratori; non reputò fattivo l'intervento dei contadini e, a differenza dei menscevichi, ricusò di adagiarsi nell'imitazione delle rivoluzioni d'Occidente. La socialdemocrazia russa trovò in Trotzkij un altro capo: orgoglioso, individualista, più geniale di Lenin, più cosmopolita di lui, ma anche meno realista e meno concreto. A Parigi (1916) pubblicò un giornale antibellicista (Naše Slovo, La nostra parola) per cui venne espulso dalla Francia. Andò allora a New York dove stampò il Novyj Mir (Nuovo mondo). Di qui tornò in Russia nel maggio 1917. In luglio il governo provvisorio lo arrestò, ma a metà settembre venne rilasciato; fu immediatamente chiamato alla presidenza del soviet degli operai e soldati di Pietrogrado e del nuovo eletto comitato militare rivoluzionario, divenendo così automaticamente il punto di maggior forza del movimento insurrezionale ormai imminente. Le giornate del 25-26 ottobre (7-8 novembre) 1917 trasformarono Trotzkij da implacabile polemista in uomo d'azione. Quando nacque il nuovo governo, a Trotzkij venne affidato il commissariato degli esteri (26 ottobre-8 novembre). Lenin volle la pace immediata con gli Imperi Centrali e Trotzkij fece in modo di ottenerla (Pace di Brest-Litovsk), pur denunciando al mondo l'ignominia di quella che considerava una rapina di stampo capitalistico. Il 9 marzo 1918 lasciò il commissariato degli esteri per assumere la presidenza del Consiglio supremo di guerra. La guerra civile (1918-20) vide Trotzkij impegnato non solo nel resistere alle offensive concomitanti dei generali “bianchi” finanziati dall'Intesa, ma anche nell'impresa titanica di creare una vera “Armata Rossa” utilizzando lo spirito rivoluzionario di centinaia di migliaia di operai e contadini improvvisatisi soldati, ufficiali, generali. Nel 1921 Trotzkij diresse la spietata repressione della rivolta dei marinai di Kronstadt e iniziò ad affiorare qualche dissenso tra lui e Lenin. Ben più grave fu l'urto con Stalin e con la maggioranza del partito, che ebbe inizio anche prima della morte di Lenin. Dopo il 1924 le due posizioni divennero inconciliabili: Stalin formulò la dottrina del “socialismo in un solo Paese”, Trotzkij insistette sul concetto di “rivoluzione permanente”: permanente per la sua ininterrotta intensificazione (Trotzkij era ostile alla NEP e sostenne un ritorno ai metodi del “comunismo di guerra” con la militarizzazione del lavoro industriale e la collettivizzazione forzata dell'agricoltura) e permanente per il suo sviluppo spaziale (rivoluzione mondiale). Trotzkij era ormai per Stalin un eretico: la polemica, serrata e durissima, si prolungò per oltre un anno, ma non modificò le posizioni nel Comitato Centrale. Isolato, Trotzkij dovette lasciare il commissariato per la guerra (gennaio 1925), venne estromesso dal Politburo (ottobre 1926) e dal Comitato Centrale (estate 1927). Espulso infine dal partito (novembre 1927), venne confinato ad Alma-Ata nel Kazahstan (gennaio 1928) e fu infine espulso dall'URSS (gennaio 1929). Sempre attivo nello scrivere (la Storia della Rivoluzione Russa lo qualifica anche come storico), nel denunciare i veri o presunti nemici della rivoluzione, riparò in Turchia (1929-33), poi in Francia e in Norvegia, al cui governo Stalin chiese (1936) l'estradizione dell'avversario. Trotzkij si rifugiò allora (1937) nel Messico, dove stampò, per poi introdurlo clandestinamente in URSS, il Bollettino dell'opposizione, espressione della IV Internazionale da lui fondata durante l'esilio francese. Nel 1940 venne ucciso a colpi di piccozza da un certo Ramón del Rio Mercader, probabilmente un sicario di Stalin.

Bibliografia

L. A. Sánchez-Salazar, Mord in Mexico: die Ermordung Leo Trotzkis, Francoforte sul Meno, 1952; B. D. Wolfe, I tre artefici della Rivoluzione d'ottobre, Firenze, 1953; I. Deutscher, Il profeta armato: Lev Trockij (1879-1921); Il profeta disarmato: Lev Trockij (1921-1929); Il profeta esiliato: Lev Trockij (1929-1940), Milano, 1956; L. Maitan, Trotsky, oggi, Torino, 1959; P. Naville, Trotsky vivant, Parigi, 1962; L. Sinclair, Leon Trotsky. A Bibliography, Stanford, 1972; V. Serge, Vita e morte di Trotskij, Bari, 1973; N. Mosley, L'assassinio di Trotskij, Milano, 1975; G. Boffa, in Storia dell'Unione Sovietica, vol. I, Milano, 1976; P. Broné, La rivoluzione perduta, Torino, 1991.