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Uganda

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(Republic of Uganda; Jamhuri ya Uganda). Stato dell'Africa centrorientale (241.551 km²). Capitale: Kampala. Divisione amministrativa: distretti (56). Popolazione: 29.230.000 ab. (stima 2008). Lingua: inglese e swahili (ufficiali), luganda. Religione: cattolici 41,9%, anglicani 35,9%, musulmani 12,1%, pentecostali 4,6%, altri 5,5%. Unità monetaria: scellino ugandese (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,493 (156° posto). Confini: Sudan (N), Kenya (E), Tanzania (S), Ruanda (SW), Repubblica Democratica del Congo (W). Membro di: Commonwealth, EAC, OCI, ONU, UA e WTO, associato UE.

Generalità

Stato dell'Africa privo di accesso al mare, l'Uganda deriva il nome da uno dei regni bantu che all'epoca della penetrazione coloniale europea dominavano nel Paese sulla base di un'organizzazione di tipo rigidamente regale e aristocratico: il regno dei Ganda (o BaGanda). Appoggiato dagli inglesi, esso si affermò sugli altri regni (Nyoro, Ankole, Toro ecc.) e divenne il nucleo intorno al quale si andò costituendo il protettorato della Gran Bretagna e, nel 1962, lo Stato indipendente. Tuttavia l'Uganda, com'è di regola per gran parte degli Stati africani, non si estende soltanto sulla terra dei Ganda, ma comprende tutta un'ampia sezione dove vivono popolazioni diverse. I confini sono stati definiti dagli inglesi sulla base del loro disegno espansionistico nell'Africa orientale e delimitano un territorio che, corrispondente al bacino superiore del Nilo, occupava una posizione-chiave nel contesto dell'Africa nera: a ciò si collegarono le esplorazioni rivolte a cercare le sorgenti del fiume. La presenza di svariate popolazioni dà una fragilità “strutturale” allo Stato ugandese, che ha saputo tuttavia mantenere la propria unità grazie a una politica ispirata a un rigido centralismo.

Lo Stato

Stato indipendente nell'ambito del Commonwealth, dal 1963 l'Uganda è una Repubblica. La Costituzione del 1995 stabilisce che il presidente della Repubblica, che è anche capo del potere esecutivo, è eletto a suffragio diretto con mandato di 5 anni. Il potere legislativo è affidato al Parlamento, composto per 2/3 da membri eletti ogni 5 anni e per 1/3 da rappresentanti delle categorie sociali e membri ex officio. Il sistema elettorale multipartitico è stato introdotto con il referendum del 30 luglio 2005. Ai vertici del sistema giudiziario si trova l'Alta corte dell'Uganda, presieduta da un Chief Justice, che possiede competenze in materia civile e penale. Al di sotto di essa si trovano la Corte d'appello e le Corti dei magistrati. Queste ultime sono state create in seguito alla riforma del sistema giudiziario operata nel 1970 ed esercitano una limitata giurisdizione, sia in ambito civile che in ambito penale. Esistono Corti dei magistrati di primo, di secondo e di terzo livello, a seconda della gravità del caso in esame. Il Paese è stato diviso in distretti giudiziari, ciascuno dei quali presieduto da un Chief Magistrate. È in vigore la pena di morte. I diversi rivolgimenti politici hanno interessato anche la struttura militare. La difesa del Paese è affidata alle forze armate divise nelle tre armi tradizionali. L'istruzione non è obbligatoria. Molte scuole sono amministrate dal governo, altre dalle missioni. Per favorire una diminuzione del tasso di analfabetismo nel 1995 è stato varato un piano che sancisce la gratuità degli studi per i primi quattro figli di ogni famiglia. La popolazione scolastica è così sensibilmente aumentata, anche se l'analfabetismo continua a riguardare il 26,4% della popolazione, secondo una stima del 2007. L'insegnamento primario inizia a 6 anni e dura 7 anni. La scuola secondaria comprende due cicli: il primo di 4 anni risulta propedeutico al secondo, di indirizzo soprattutto tecnico, commerciale o agricolo. L'insegnamento superiore si svolge presso la Makerere University di Kampala (fondata come scuola tecnica nel 1922 e diventata università nel 1970) e nelle Università di Mbarara (specializzata negli studi scientifici e tecnologici e fondata nel 1989) e di Mbale, per gli studi islamici.

Territorio: morfologia

Sezione nordoccidentale delle alteterre dell'Africa orientale, il Paese si trova per gran parte a un'altitudine di 1000-1400 m ed è formato da un altopiano compreso tra i rami occidentale e orientale della Great Rift Valley (la fossa est-africana), spingendosi a S sino al lago Vittoria e a N sulle alteterre dominanti la depressione del Nilo. Strutturalmente si tratta di una porzione della grande zolla est-africana, il cui sollevamento è in stretto rapporto con la formazione della Rift Valley stessa. I grandi sommovimenti subiti dal territorio in seguito a questi episodi, avvenuti nell'era cenozoica, ne hanno determinato la generale configurazione, caratterizzata oltre che dalla presenza della fossa, dal succedersi di aree depressionarie e di blocchi sollevati e dall'imporsi di strutture vulcaniche, intrusive ed effusive. Tra gli edifici vulcanici spiccano l'Elgon (4321 m), al confine col Kenya, e i Virunga, anche questi marginali rispetto al territorio ugandese, al confine con il Ruanda e la Repubblica Democratica del Congo. Ma l'elemento più imponente, collegato alla formazione della Rift Valley, è il possente massiccio del Ruwenzori (5109 m), sorta di gigantesco Horst sollevatosi tra le depressioni oggi occupate dai laghi Alberto ed Edoardo, nella fascia occidentale del Paese; infine sui lati settentrionale e orientale una serie di rilievi, che superano anche i 2000 m, rappresentano l'orlatura dell'altopiano al di sopra della depressione nilotica sudanese. A parte questi marcati elementi orografici, tutti periferici, il territorio ugandese si caratterizza come un penepiano: esso è cioè costituito dalle superfici archeozoiche cristalline, profondamente erose e quindi prive di grandi asperità. Queste sono rappresentate da brevi depressioni, da solchi fluviali di approfondimento e da rilievi residuali che ne rompono l'andamento sostanzialmente tabulare.

Territorio: idrografia

Gli assestamenti tettonici cenozoici del Paese hanno lasciato in eredità un'idrografia instabile. Caratteristica è la presenza, legata alla configurazione pianeggiante dell'altopiano, di aree anfibie e di difficile drenaggio, mentre agli sconvolgimenti tettonici determinati dalla Rift Valley si deve la complessa idrografia del bacino superiore del Nilo, cui il territorio ugandese appartiene quasi per intero. Elemento idrografico vistoso, che rientra però solo parzialmente nei confini ugandesi, è il lago Vittoria (68 100 km², terzo del mondo), che occupa un'ampia depressione tra i due rami orientale e occidentale della Rift Valley. Esso ha come maggiore immissario il Kagera, alimentato dalle alteterre del Ruanda e del Burundi e considerato il principale ramo sorgentifero del Nilo; il suo emissario è il Nilo Vittoria (Kabalega) che, attraverso una complessa idrografia comprendente il lago Kyoga e ampie zone anfibie, dopo aver formato le cascate Kabalega (già Murchison Falls) si immette nella fossa che accoglie il lago Alberto, donde riesce appunto col nome di Nilo Alberto, ultima sezione del Nilo prima dell'ingresso nel suo tratto medio, sudanese. La presenza di bacini lacustri e zone anfibie assicura al fiume un regime relativamente costante, tuttora soggetto però a straripamenti.

Territorio: clima

Benché l'Uganda sia un Paese equatoriale e quindi compreso nella fascia delle convergenze intertropicali, il suo clima presenta gli aspetti propri delle alteterre estafricane e ha ritmi monsonici. L'aliseo di SE, come nel Kenya, apporta le precipitazioni maggiori da marzo a giugno, quando si ha lo spostamento verso N del fronte intertropicale; la seconda stagione piovosa, da ottobre a dicembre, è dovuta agli apporti – peraltro non molto elevati – dell'aliseo di NE. Complessivamente cadono intorno a 1500 mm annui di pioggia nella sezione centrale (Entebbe) che diminuiscono sensibilmente verso NE (600 mm). Le temperature, mitigate dall'altitudine, hanno oscillazioni stagionali limitate (la media a Entebbe è sui 20-22 ºC): ciò vale più o meno per tutto l'altopiano. La presenza di vasti specchi lacustri determina poi ulteriori contrasti climatici, particolarmente accentuati nel caso del lago Vittoria; quanto agli effetti altitudinali, basti pensare al Ruwenzori, le cui cime perennemente innevate ospitano anche alcuni ghiacciai e i cui versanti meglio esposti ai venti carichi di umidità ricevono sino a 4000 mm annui di precipitazioni.

Territorio: geografia umana

Già abitato da gruppi affini ai pigmei o ai boscimani, l'Uganda fu successivamente invaso da popolazioni agricole bantu, quindi da genti pastorali camitiche: a quest'incontro si deve la nascita dei regni che hanno contraddistinto la storia del Paese. L'istituirsi di un'organizzazione aristocratica si può spiegare con l'avvento dei primi gruppi camitici, che imposero facilmente la loro superiorità di allevatori ai popoli agricoltori. Questi, soggiogati dal genere stesso di vita degli invasori, dalla loro alta statura, dagli animali su cui basavano l'economia, formarono ben presto una classe sociale inferiore soggetta ai pastori; da questa differenziazione di classe trasse origine, verso il sec. XV, il regno di Kitara, che germinò i successivi regni, tra i quali il più potente fu, per lungo tempo, quello di Nyoro (BaNyoro). Grandi epidemie di bestiame causarono a un certo momento l'abbandono dell'allevamento per l'agricoltura, ma l'organizzazione fondata su un re (kabaka), sulle gerarchie amministrative di vario grado e sui servi si mantenne intatta nei secoli. Il predominio del regno dei ganda (baganda, 17,3%) è recente e si deve all'appoggio ricevuto dagli inglesi. Anche da ciò derivano il ruolo preminente di questo popolo nell'odierna vita del Paese e la stessa prevalenza numerica. Gli altri principali gruppi bantu sono i banyankore (9,8%), i basoga (8,6%) e i bakiga (7%). Numerosi sono anche i gruppi nilotici, come i langi (6,2%), gli acholi (4,8%), i madi, e quelli niloto-camitici, come gli iteso (6,6%) e i karamojong, stanziati per lo più nel Nord e nell'Est del Paese. Vi sono poi gruppi di bagisu (4,7%), lugbara (4,3%), banyoro (2,8%) e batoro (2,5%); altre minoranze costituiscono il (25,4%). In Uganda vivono oggi parecchi tutsi profughi del Ruanda e altri rifugiati provenienti da Sudan, Congo e Ruanda. Gli asiatici, indiani e pakistani venuti in Uganda come nel Kenya all'inizio del Novecento sono stati oggetto di un'espulsione praticamente totale operata da Idi Amin Dada, che ne espropriò le terre. Al 1948 risale il primo censimento del Paese, che registrò 4,9 milioni di ab., cresciuti negli ultimi anni con un tasso annuo di ca. il 3,5% (2002-2007). La densità media di popolazione è di 121 ab./km²; le maggiori densità si registrano nella fascia intorno al lago Vittoria, per le favorevoli condizioni offerte dall'agricoltura di piantagione; gli insediamenti in queste zone fertili e popolose sono costituiti da piccoli nuclei familiari sparsi in mezzo alla campagna. Relativamente elevata è anche la densità nella zona del monte Elgon, dove si sono estese le piantagioni di caffè, e nella zona di Kigezi. Le aree meno popolate sono quelle savaniche del Nord (area degli acholi) e del Nord-Est, dove si registrano densità minime di 10-15 ab./km². In tutto il Paese l'urbanesimo è poco sviluppato (nel 2008 solo il 13% degli abitanti viveva in centri urbani), ma è in progressiva espansione. I centri maggiori si trovano presso il lago Vittoria dove, tra Kampala, Entebbe e Jinja, si è stabilita la maggior concentrazione demografica, avendo attratto tanto le popolazioni dell'interno quanto, in passato, europei e asiatici; in quest'area infatti le condizioni ambientali sono favorevoli ed esiste un collegamento (ferroviario e stradale) con il Kenya e la costa. Lo sviluppo di quest'area può essere indicato dall'espansione della capitale Kampala, una delle più belle città africane, che è sede di attività molteplici, anche industriali, benché queste siano soprattutto localizzate a Jinja, favorita dalla vicinanza del grosso impianto idroelettrico delle Owen Falls che sfrutta le acque del Nilo. Entebbe, sulle rive del lago Vittoria, è centro portuale e ospita un importante aeroporto del Paese. Al di fuori di quest'area, centri importanti, sia pure a livello distrettuale, sono Tororo e Mbale, su un ramo della ferrovia per Mombasa (Kenya), la quale ha valorizzato verso W anche i centri alle falde del Ruwenzori (zona di Kasese).

Territorio: ambiente

Il manto vegetale è rappresentato da lembi ormai ridotti di foresta pluviale (con cedri, mogani, podocarpi) ed estesissime savane arborate ed erbose (Pennisetum purpureum o erba elefante) che diventano arbustive nel Nord, meno piovoso. Lungo il corso dei fiumi si estende la foresta a galleria, mentre sui laghi e sugli acquitrini dominano le piante acquatiche come papiri, canne palustri, giunchi, piante di loto, ninfee e giacinti d'acqua. Particolare è la vegetazione del Ruwenzori nei suoi diversi piani altitudinali; oltre i 3000 m ospita una ricca flora di seneci e lobelie, cui seguono praterie fino al limite delle nevi, poco sotto i 5000 metri. Parchi famosi ospitano la tipica fauna africana; il più noto è quello delle Kabalega Falls sul Nilo Vittoria, ricco di elefanti, bufali, leoni, zebre, leopardi e diverse specie di scimmie e gorilla, mentre ippopotami e coccodrilli vivono nelle aree umide. L'eccessivo sfruttamento dei terreni per uso agricolo e la costante crescita demografica hanno portato alla devastazione delle zone paludose e delle foreste, producendo deforestazione ed erosione del suolo. Un ulteriore problema che l'Uganda deve affrontare è il bracconaggio. Per arrestare la degradazione delle aree boschive sono stati istituiti 10 parchi nazionali e numerose altre riserve naturali (26,1% del territorio è area protetta); inoltre l'UNESCO ha dichiarato patrimonio mondiale dell'umanità il Parco nazionale impenetrabile di Bwindi (1994) e il Parco nazionale dei Monti Rwenzori (1994).

Economia: generalità

Durante la dominazione inglese le possibilità dell'Uganda non furono particolarmente valorizzate; tuttavia negli anni che precedettero l'indipendenza l'economia ugandese venne maggiormente integrata con quelle delle altre colonie dell'Africa orientale. Il Paese fu dotato di nuove infrastrutture, si iniziò lo sfruttamento minerario, l'agricoltura di piantagione ricevette maggiori impulsi e fu anche avviato un primo processo di industrializzazione. Dopo l'indipendenza (1962), la politica economica del governo cercò di conciliare l'iniziativa statale con quella privata nell'ambito dell'industria, mentre nel settore agricolo veniva propugnata la formazione di cooperative sorrette dalla necessaria assistenza tecnica e dagli aiuti finanziari della Gran Bretagna. Tale regime moderatamente progressista subì drastici cambiamenti con l'avvento al potere del generale Amin Dada; egli rimase in carica dal 1971 al 1979, determinando situazioni gravissime in ogni settore produttivo del Paese. Già nel 1972 Amin Dada, che aveva dichiarato la “guerra economica” per la liberazione dell'Uganda dalle dominazioni straniere, decretò l'immediata espulsione di europei e asiatici (dai quali dipendevano le fondamentali attività produttive: l'agricoltura di piantagione, il commercio e l'industria) seguita dalla confisca dei loro beni e dalla nazionalizzazione di tutte le proprietà estere. Cessarono naturalmente di affluire i capitali stranieri e si ridussero al minimo gli scambi internazionali, particolarmente negli anni di più acuta tensione, in cui furono chiuse le frontiere con il Kenya (1976-77). Lo scioglimento, nel 1977, della Comunità dell'Africa Orientale fu un altro duro colpo per l'economia dell'Uganda, di cui sempre più emergevano le limitate capacità interne e l'insufficiente struttura organizzativa. A partire dal 1986, con la vittoria del Movimento di Resistenza Nazionale (MRN), l'Uganda conobbe graduali miglioramenti: grazie al sostegno di finanziamenti internazionali fu intrapresa una crescente liberalizzazione delle attività economiche con molte privatizzazioni di imprese statali, una riqualificazione delle infrastrutture di base e una politica di contenimento dell'inflazione. E così dai primi anni Novanta l'economia è tornata a crescere; il PNL sale a un tasso sostenuto (e il PIL era di 14.529 ml $ USA nel 2008) anche grazie all'aiuto determinante dei capitali internazionali affluiti dopo la riconversione all'economia di mercato; l'inflazione è in calo. Nonostante questo, l'economia, ancora in una fase di sviluppo, rimane eminentemente agricola; inoltre è da registrare come non si sia ancora verificato un reale cambiamento nella condizioni di vita della popolazione: il 35% degli abitanti si trova al di sotto della soglia di povertà e il PIL pro capite è fra i più bassi del mondo: 453 $ USA nel 2008. Nel 2005 FMI e Banca Mondiale hanno cancellato il debito del Paese.

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

Il settore primario è di gran lunga la struttura portante dell'economia ugandese: partecipa alla formazione del PIL per ca. il 22,9% del totale e occupa oltre il 73,3% della popolazione attiva. L'agricoltura è nettamente divisa tra il settore che produce per il sostentamento interno e quello che è al servizio dell'esportazione. L'agricoltura di sussistenza ha risentito a lungo delle contraddittorie iniziative prese all'epoca di Amin Dada; meccanizzazione e uso di fertilizzanti sono ancora scarsamente diffusi. I cereali costituiscono la base dell'alimentazione; prevalgono, come spesso in Africa, i cereali poveri, che si accontentano di suoli poco fertili, come il miglio e il sorgo, seguiti dal mais e dal riso. Sono altresì largamente diffuse le colture della manioca, della batata, della patata, di vari legumi e ortaggi, nonché delle banane e di altra frutta tropicale. L'agricoltura commerciale si basa in primo luogo sul caffè, di cui l'Uganda è tra i primi dieci esportatori e produttori al mondo. Si esportano inoltre il tè, la cui coltivazione è ripresa dopo gli esiti disastrosi della nazionalizzazione delle piantagioni voluta da Amin Dada, il cotone, il tabacco, il sesamo, l'arachide e la canna da zucchero. § Boschi e foreste ricoprono ca. il 20% del territorio nazionale e costituiscono una buona risorsa per il Paese producendo mogano, altre essenze pregiate e modesti quantitativi di caucciù. § L'allevamento, presente in forme arretrate e non particolarmente redditizie, riguarda in massima misura i bovini che però vengono ciclicamente colpiti da tripanosomiasi, il terribile morbo diffuso dalla mosca tsé-tsé; essi sono diffusi specialmente nelle aree settentrionali e i pascoli vengono controllati per impedire l'eccessivo depauperamento della vegetazione e la degradazione dei suoli. Nelle savane sono anche presenti gli ovini e i caprini; allevati un po' ovunque sono i volatili da cortile. § La pesca è un'attività importante, in specie per le popolazioni rivierasche del lago Vittoria.

Economia: industria e risorse minerarie

L'industria, pur occupando appena il 4,2% della popolazione attiva, partecipa per oltre il 25% alla formazione del prodotto nazionale (2008). L'apparato industriale opera soprattutto nella trasformazione di prodotti agricoli locali: birrifici, manifatture di tabacchi, oleifici, zuccherifici, cotonifici ecc.; sono presenti inoltre nel Paese alcuni cementifici e uno stabilimento che produce fertilizzanti. § Grazie agli investimenti di alcune compagnie straniere l'attività estrattiva è sensibilmente cresciuta dagli ultimi anni Novanta del Novecento. La principale risorsa mineraria è il rame dalle cui scorie si ricavano buone quantità di cobalto; tra gli altri minerali figurano il tungsteno, la tantalite, la cassiterite (da cui si ricava lo stagno) e l'amianto. Nella regione dei Karamojong è stato localizzato un giacimento aurifero che è stimato il secondo al mondo per estensione. L'energia elettrica è pressoché totalmente d'origine idrica e fornita dalla grande centrale delle Owen Falls, costruita sul Nilo, presso Jinja.

Economia: commercio, comunicazioni e turismo

Il commercio interno è molto scarso data la povertà del Paese e il generale basso tenore di vita della popolazione; quello con l'estero ha la struttura tipica del commercio dei Paesi sottosviluppati: è basato, cioè, sull'esportazione di materie prime (caffè per ca. i due terzi, quindi cotone, tè, oro) e sull'importazione di macchinari e mezzi di trasporto, manufatti di vario genere e generi alimentari. La bilancia commerciale è in passivo. Gli scambi si svolgono per lo più con l'Unione Europea (Belgio, Paesi Bassi, Francia, Germania) per le esportazioni, e Kenya, Emirati Arabi Uniti e Paesi dell'Estremo Oriente per le importazioni. § Le vie di comunicazione, nonostante nel primo decennio del Duemila attraversino una fase di modernizzazione, sono nel complesso inadeguate e costituiscono un elemento di ritardo per lo sviluppo dell'economia ugandese. L'ossatura del sistema è tuttora la linea ferroviaria, prolungamento della Mombasa-Nairobi, che entra in Uganda a Tororo; qui si divarica in due tronchi: uno volge a N, toccando Lira e Gulu e giungendo sino al confine con lo Zaire, l'altro si dirige a W, passando per Jinja e Kampala, fino a Kasese. Le strade nel 2003 si sviluppavano per quasi 80.000 km, solo però in minima parte asfaltate (16.000 km) e non interamente percorribili durante tutto l'arco dell'anno. Un certo ruolo ha la navigazione interna; battelli operano regolari servizi sul lago Vittoria; le comunicazioni aeree collegano una decina di centri maggiori e fanno capo a Entebbe (ca. a 40 km da Kampala), dove si trova l'aeroporto internazionale. § Il settore turistico, nonostante gli ingenti danni subiti dalla politica di Amin Dada, è in fase di ripresa. L'Uganda è oggi un'importante meta turistica dell'Africa orientale: registrava 468.000 ingressi nel 2005; le autorità hanno preferito, nell'ottica di preservare le bellezze naturali di cui è ricco il Paese, privilegiare l'ecoturismo rispetto a un turismo di massa.

Preistoria

Industrie post-acheuleane di tipo sangoano, datate all'incirca tra 100.000 e 80.000 anni da oggi, sono state raccolte nella valle del fiume Kagera e a Sango Bay, sulla riva orientale del Lago Vittoria. Al Lupembiano, facies datata a ca. 40.000/38.000 anni, sono riferiti materiali provenienti dai terrazzi del fiume Kagera in prossimità di Nsongezi. Industrie con presenza di microliti datate a ca. 16.000 anni da oggi sono state segnalate a Buvuma Island (Lago Vittoria). Nella stessa vallata è documentata una facies microlitica con geometrici, accostata al Wiltoniano ma di difficile attribuzione cronologica.

Storia

Migrazioni di popolazioni bantu, nilotiche e camitiche iniziarono verso il sec. IV e si succedettero per circa un millennio. Grandi mura di argilla testimoniano la presenza fin dal X secolo d.C di civiltà urbanizzate nel territorio dell'attuale Uganda. A N e a E del Nilo si formarono modeste comunità e più tardi regni fortemente centralizzati (Buganda, Ankole, Bunyoro-Kitara e Toro) nelle regioni meridionali e occidentali. I regni di Bunyoro-Kitara e di Buganda furono il risultato di invasioni Luo (fine sec. XV-inizio XVI). La penetrazione europea ebbe inizio tra il 1860 e il 1870 con le esplorazioni di Speke, Grant e Baker. Dopo alcuni approcci del governatore del Sudan, generale Gordon, nel 1874 per stabilire rapporti col re del Buganda, Mutesa I, Stanley allacciò relazioni stabili, seguito dai primi missionari protestanti e cattolici, che furono però perseguitati dal re Mwanga I, costretto comunque nel 1890 a dover riconoscere i diritti inglesi. Poco dopo, un accordo anglo-tedesco delimitò le zone di influenza delle due potenze europee nell'Africa orientale. Nel 1894 il governo di Londra istituì il protettorato sul Buganda, esteso poi agli altri regni (Toro, Ankole, Bunyoro) e al resto del Paese (1900-03) che, nel suo assieme, prese il nome di Uganda. Al re vennero riservate funzioni formali. La costruzione nel 1901 della ferrovia Mombasa-Lago Vittoria aprì il Paese ai contatti col mondo esterno. La provincia occidentale divenne nel 1902 parte del Kenya. Per tutta la prima metà del Novecento il Paese fu governato dalla Gran Bretagna attraverso forme di potere locale: nel 1921 venne istituito il primo Consiglio esecutivo e legislativo, via via aperto a un numero sempre maggiore di membri nativi. L'Uganda divenne indipendente nell'ambito del Commonwealth il 9 ottobre 1962. Il primo capo del governo ugandese fu Apollo Milton Obote dell'Uganda People's Congress (UPC). Nel 1963 fu proclamata la Repubblica, con l'ex re Mutesa II come presidente. A causa dei continui attriti personali, nel 1966 Obote depose il kabaka (l'ex re) e si fece proclamare presidente. Nel 1969 diede un ulteriore giro di vite, sopprimendo tutti i partiti d'opposizione. Nel 1971, divenuto ormai impopolare, il presidente fu deposto dal generale Amin Dada. Egli in poco tempo istituì un regime dittatoriale, feroce e sanguinario. Nel 1972 Amin Dada espulse la fiorente comunità asiatica dall'Uganda e ne confiscò le proprietà, questo, soprattutto dal punto di vista economico fu un grave errore. Nel 1978 annetté al Paese la parte settentrionale della Tanzania, coalizzando contro di sé tutti gli Stati dell'East Africa, finché nell'aprile dell'anno seguente le truppe tanzaniane entrarono a Kampala e lo costrinsero alla fuga e all'esilio. Divenne presidente prima Yusuf Lule, poi, dopo pochi mesi, Godfrey Lukongwa Binaisa che a sua volta, accusato di gravi irregolarità venne deposto dall'esercito (1980). Nel dicembre dello stesso anno si svolsero le elezioni generali e Obote, rientrato dal suo lungo esilio fu rieletto presidente: egli si trovò a governare un Paese allo stremo e caratterizzato da una devastante guerra civile caratterizzata dalla forte resistenza del Movimento di Resistenza Nazionale (MRN). Il 27 luglio 1985 un colpo di Stato militare destituì Obote, sciolse il Parlamento e sospese la Costituzione. La presidenza della Repubblica fu assunta per un breve periodo dal comandante dell'esercito, il generale Tito Okello. Caduta la capitale nelle mani del MRN, il suo capo, Yoweri Museveni, divenne presidente dell'Uganda (gennaio 1986, rieletto nel 1996, 2001, 2006 e 2011). La struttura istituzionale dello Stato venne sottoposta a modifiche; Museveni si impegnò nell'istituzione di una “democrazia senza partiti”, che prevedeva come asse centrale il suo MRN, che non costituiva un vero e proprio partito, ma ammetteva forme di decentramento a livello locale. Alternando fermezza e intransigenza nella repressione dei contrasti tribali che ancora nel 1988 interessavano le regioni settentrionali e orientali, Museveni durante l'anno seguente ottenne qualche successo nell'avvio della riconciliazione nazionale, insufficiente però a produrre la pacificazione del Paese. Nell'ottobre del 1989, in prossimità delle elezioni governative del 1990, il Consiglio di Resistenza Nazionale prorogò di cinque anni il mandato del governo, prossimo a scadere. Museveni, intanto, disposto ad ammettere forme di autonomia locale e, quindi, a riconoscere l'esistenza di quattro regni tribali tradizionali, nel luglio del 1993, consentì l'incoronazione di Ronald Mutebi, figlio di Mutesa II, che divenne 36º kabaka del Buganda, un ruolo destinato però a rimanere essenzialmente simbolico. Nel 1994 venne eletta un'Assemblea costituente, che l'anno seguente promulgò una nuova Costituzione, e che, invece di prendere una decisione, rinviò il ripristino del multipartitismo nel Paese. Nel frattempo, malgrado l'accresciuto impegno dell'esercito governativo, permanevano focolai di guerriglia, appoggiati dal regime sudanese. La situazione precipitò quando sul finire del 1998 le truppe ugandesi entrarono nel territorio della Rep. Dem. del Congo e appoggiarono i ribelli. Intanto (2001) Museveni, nonostante le denunce dell'opposizione di atti di intimidazione da parte del partito governativo, veniva riconfermato alla guida dell'Uganda. Nel marzo del 2002, Uganda e Sudan firmarono un accordo per combattere il gruppo di fanatici ribelli nato nel 1987 (Lord Resistance Army, LRA) che si era arroccato sul confine fra i due Paesi; nonostante ciò quella zona di confine continuava a essere interessata da violenti combattimenti. Sul fronte della Repubblica Democratica del Congo nell'aprile del 2003 il governo ugandese imponeva all'esercito di ritirarsi e avviava una politica di riconciliazione con quel Paese. Nell'aprile 2004 il governo firmava un accordo con l'Egitto sull'utilizzo delle acque del Nilo. Il 2005 vedeva nascere, con un referendum, il multipartitismo e nel 2006 si svolgevano le prime elezioni multipartitiche dal 1986 che, in un clima di presunti brogli, vedevano Museveni riconfermato alla guida del Paese. Nel 2008, dopo il rifiuto di Joseph Kony, leader dell'LRA, di firmare l'accordo di pace con il governo ugandese, gli eserciti di Uganda, Repubblica Dem del Congo e Sudan lanciavano un'offensiva per colpire le basi dei ribelli. Nel luglio 2010 un gruppo di islamisti somali (gli Shebab) colpiva la capitale con due attentati, come ritorsione all'invio di truppe sotto la guida dell'Unione Africana in Somalia (dal 2007). Le bombe provocavano la morte di decine di civili, riuniti in locali pubblici durante la finale dei Mondiali di Calcio.

Cultura: generalità

La maggior parte della popolazione, eccetto gli abitanti delle aree urbane, produce il cibo di cui si nutre. Si fanno due pasti al giorno, il pranzo e la cena, e la colazione in genere consiste solo di una tazza di tè o nel porridge. Il cibo viene preparato dalle donne e dalle ragazze, mentre gli uomini e i ragazzi sopra i 12 anni non entrano in cucina, che è un ambiente separato dall'abitazione vera e propria. I piatti più comuni sono il (una sorta di purè di banane), pane di miglio, cassava (tapioca o manioca), patate dolci, stufati di pollo o di manzo, pesce di lago o di fiume. Altri piatti prevedono patate bianche, igname, cavoli, zucca, pomodori, arachidi, carne di capra e latte. Si coltivano e si consumano arance, papaya, limoni e ananas. La bevanda nazionale è il waragi, un gin di banana. Nel 2001 sono state iscritte fra i siti UNESCO patrimonio dell'umanità le tombe e il palazzo dei re buganda di Kasubi, presso Kampala.

Cultura: letteratura

Delle varie lingue locali, alcune, come il luo, e una sua varietà, l'acholi, hanno un'espressione letteraria esclusivamente orale, altre, come il nyororo-toro e soprattutto il ganda, hanno una letteratura scritta. Tra le espressioni letterarie tradizionali, è importante la poesia encomiastica degli Huma, pastori-guerrieri del distretto di Ankole. Sono poemi in lingua runyankoro, che esaltano in modo iperbolico l'eroismo dell'autore stesso e la bellezza del suo bestiame e stanno al limite fra la lirica e il dramma. La letteratura ganda ha trovato, agli inizi del sec. XX, un'espressione letteraria scritta, comprendente favole, canti, proverbi, descrizioni di costumi, relazioni di viaggi, cronache storiche, ecc. All'inizio del secolo si segnalano gli scritti storici ed etnografici del ministro sir Apolo Kaggwa (1865-1927) e di J. T. K. Gomotoka Saabalangirs (ca. 1880-1930), di E. M. K. Muliira autore anche di studi grammaticali e lessicali, di J. S. Kasirye e di M. B. Nsimbi fondatore e presidente della “Luganda Society” e romanziere. Dagli anni Sessanta la narrativa è in piena espansione, con i romanzi e le novelle di Binsangawano, J. Kaswa, E. K. Kisito, Y. B. Lubambula, E. M. K. Muliira ed E. K. N. Kawere. Quest'ultimo è anche poeta. Negli anni Sessanta e Settanta l'attività teatrale è intensa, grazie a J. Bukenya, T. Nakaowa e soprattutto a Byron Kawadwa. Ma l'opera che ha imposto la letteratura ugandese di lingua inglese all'attenzione internazionale è stata Song of Lavino (1967; Canto di Lavino) di J. O. Okott p'Bitek (1930-1982), lungo monologo drammatico in versi in cui si esprime il contrasto fra i valori africani e quelli occidentali. L'opera è stata presa a modello da J. Buruga e Okello Okuli (n. 1942). La lirica è ampiamente rappresentata e conta fra gli autori più significativi Taban Lo Liyong (n. 1938), la cui poesia angosciata e violenta si rifà a modelli europei e neroamericani. Le stesse influenze straniere si notano, più o meno, in R. Ntiru (n. 1946), J. Chaplin, M. Kaggwa, J. Ruganda (n. 1941), G. K. Sabiti, J. Ssemuwanga, A. S. Bukenya (n. 1944), A. R. Cliff-Lubwa, S. Lubega (n. 1945), V. Ngwabe (n. 1941), J. Singh (n. 1949), T. Wangusa (n. 1942) e nelle poetesse, piuttosto numerose in Uganda, L. Aciang (n. 1933), V. Kakundo, A. Lakwe, P. Rwakyaka, K. Saria, R. Mbowa (n. 1943). Una menzione a parte, per la maggiore originalità, meritano J. Nagenda (n. 1938) e Robert Serumaga (1939-1981), distintisi entrambi anche nel campo della narrativa e, l'ultimo, del teatro. La narrativa, inaugurata negli anni Trenta dal romanzo The Story of an African Chief di A. K. Nyabengo, si è particolarmente sviluppata negli ultimi anni del Novecento. La novella ha posto in primo piano Barbara Kimenye, i cui racconti presentano anche un grande interesse documentaristico, Elvania Zirimu (n. 1938), Bonnie Lubega (n. 1930) e Taban Lo Liyong, con racconti che stanno fra il folclore e la satira sociale. Altri novellieri: J. Nagenda e H. S. Kimbugwe, attento alla realtà della vita sociale. Lo stesso interesse sociologico si riscontra nei romanzi di Okello Okuli, Bonnie Lubega e del citato Robert Serumaga. Il teatro in lingua inglese ha mostrato una certa vitalità, con commedie brevi, di costume o ispirate alla tradizione. Segnaliamo: Tom Omara (n. 1946), S. Tulya-Muhika, A. S. Bukenya, Erisa Kironde e J. Ruganda. La letteratura saggistica riguarda principalmente il campo degli studi storici e i problemi letterari. Negli anni Ottanta la produzione letteraria ha risentito delle disastrose condizioni socio-economiche e politiche del Paese. Solo a partire dal 1987 c'è stato un nuovo slancio creativo. Un riflesso della travagliata vita politica appare nell'amarezza, nel pessimismo, nella rivolta che caratterizzano i poemi drammatici di O. Okuli, le liriche di G. Akello, R. C. Ntiru, A. Bukenya. Ma è soprattutto la narrativa a denunciare i problemi sociali e a dar voce alla rivolta contro i regimi dispotici e sanguinari, nelle opere di G. S. Ibingira, G. Kalimugogo, P. Nazareth, A. Osinya, D. Sebukima e J. Nagenda. Il teatro è il genere letterario più vivo e originale, con J. Ruganda, E. Zirimu, N. Sentogo e B. Kawada. Per il saggio ricordiamo H. Kyenga e T. Avirgan per i temi storico-politici, e P. Nazareth, A. G. C. Shatto e A. Bukenya per quelli letterari. Lo scrittore Moses Isegawa (n. 1963), con il suo The Abyssinian Chronicles (2001; Cronache africane), narra la storia di un giovane ugandese durante gli anni tempestosi della guerra civile e del regime di Amin Dada.

Bibliografia

Per la geografia

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Per la storia

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Per la letteratura

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Per l'arte

G. Balandier, R. Mauny, Les siècles obscurs de l'Afrique Noire, Parigi, 1968; E. Cossa, Arte africana, Firenze, 1989.