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Umbral, Francisco

scrittore, critico e giornalista spagnolo (Madrid 1935-2007). Letterato integrale cui piace confondere vita, letteratura, storia, autobiografia; nonché critico acuto, con il gusto della polemica e della provocazione. Da giovanissimo collabora a quotidiani e riviste, sicché ha al suo attivo una sterminata produzione giornalistica (raccolta in trenta volumi), oltre naturalmente a un congruo numero di romanzi, biografie e autobiografie. Tra i titoli più significativi: Memorias de un niño de derecha (1972; Memorie di un bambino di destra), La noche que llegué al café Gijón (1977; La notte in cui arrivai al Caffé Gijón), El hijo de Greta Garbo (1982; Il figlio di Greta Garbo), La década roja (1993; La decade rossa), Madrid 650 (1995), in cui ricrea il passato prossimo e le memorie personali; e, ancora, Si hubiéramos sabido que el amor era eso (1969; Se avessimo saputo che l'amore era questo), El Giocondo (1970), La belleza convulsa (1985; La bellezza convulsa), Nada en el domingo (1988; Nata di domenica), in cui si abbandona all'immaginazione creativa, Leyenda de César Visionario (1991), Capital del dolor (1996), El socialista sentimental (2000). È pure autore di svariati saggi, tra cui Tratado de perversiones (1977; Trattato delle perversioni), Guía de la postmodernidad (1987; Guida al postmodernismo), Diccionario de Literatura: España 1941-1995 (1995), Diario político y sentimental (1999) e Madrid, tribu urbana (2000). Nel 2000 è stato vincitore del prestigioso “Premio Cervantes”, massimo riconoscimento per la letteratura in lingua spagnola.

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