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Unni

(dal latino Hunni, Chunni, Unni). Antica popolazione asiatica entrata in Europa nel sec. IV. Ammiano Marcellino nella sua opera Res gestae li descrive come una razza selvaggia dai costumi primitivi. Nomadi d'istinto, senza alcun legame con la terra, come se non avessero punti di partenza o comunque di riferimento, sembra passassero la loro esistenza a cavallo, per combattere, per deliberare, per riposare. Pare che non riconoscessero alcuna autorità, né legge, ma si limitassero a seguire il capo che ingaggiava battaglia; questa era caratterizzata da una furia dirompente e da urla terribili che seminavano il terrore nelle file avverse. La loro origine è oscura: ritenuti discendenti degli Hsiung-nu, una popolazione asiatica che verso il 250 a. C. costituì una grande nazione a N dell'Impero cinese, oggi gli studi linguistici e antropologici mettono in dubbio tale provenienza in quanto attribuiscono agli Hsiung-nu un'origine paleosiberiana diversa da quella mongolica degli Unni. Verso il 375 gli Unni varcarono il Volga spingendo avanti a sé gli Alani; successivamente travolsero il regno degli Ostrogoti nell'attuale Ucraina, cacciandoli al di là del Dnestr e, continuando la loro avanzata, urtarono contro i Visigoti i quali ottennero di entrare come foederati nel territorio dell'Impero romano al di là del Danubio (382). Attraversati i Carpazi, sottomessi Gepidi, Rugi e Sciti, gli Unni si formarono all'inizio del sec. V, a spese delle popolazioni germaniche, un vasto ma non molto compatto impero che si estendeva in Europa dal Reno al Caucaso, dal Danubio al Baltico e aveva il proprio centro nella pianura ungherese. La loro potenza andò progressivamente aumentando nella prima metà del sec. V con i re Ruas, Bleda e Attila, tanto che gli imperatori d'Oriente (443), per evitare le loro scorrerie abituali, si videro costretti a pagare loro un forte tributo annuale che arrivò fino a 2100 libbre d'oro, mentre i mercenari unni diventavano sempre più numerosi e richiesti nell'esercito romano. Nel 451 Attila riprese le incursioni verso Occidente e invase la Gallia visigotica, ma fu fermato ai Campi Catalaunici (Châlons) dall'esercito di Ezio. Ripiegò allora verso l'Italia dove distrusse Aquileia e occupò, fra il terrore delle popolazioni, gran parte dell'Italia settentrionale: acconsentì però a ritirarsi dopo l'incontro con un'ambasceria mandatagli da Roma e guidata da papa Leone I, non volendo per altro che i suoi uomini fossero contagiati dalla pestilenza allora diffusa in Italia e temendo un attacco dell'imperatore d'Oriente contro gli altri Unni rimasti in patria. Nel 453 però Attila morì improvvisamente e il suo impero, privo com'era di una qualsiasi struttura statale, per le discordie tra i suoi figli e la ribellione dei Germani sottomessi, si sfasciò rapidamente (454). Gli Unni superstiti tornarono alle primitive sedi a N del Mar Nero e del Caucaso dove si fusero con le popolazioni locali.

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