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Uruguay (Stato)

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(República Oriental del Uruguay). Stato dell'America Meridionale (176.215 km²). Capitale: Montevideo. Divisione amministrativa: dipartimenti (19). Popolazione: 3.334.052 ab. (stima 2008). Lingua: spagnolo (ufficiale). Religione: cattolici 78,3%, protestanti 4,6%, altri cristiani 5,3%, atei 6,3%, altri 5,5%. Unità monetaria: peso uruguayo (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,859 (47° posto). Confini: Brasile (N e E), oceano Atlantico (SE), Argentina (W). Membro di: MERCOSUR, OAS, ONU e WTO.

Generalità

Il confine con l'Argentina è segnato dal fiume Uruguay. La denominazione ufficiale dello Stato, República Oriental del Uruguay, è dovuta al fatto che in epoca coloniale questa regione corrispondeva alla Banda Oriental del vicereame spagnolo del Río de la Plata. Nazione ricca, democratica, nota per la sua avanzatissima legislazione sociale, veniva definita in passato “Svizzera del Sudamerica”. Il buon rapporto tra superficie e popolazione, poco numerosa, è stato alla base della straordinaria crescita economica, centrata sulla sua più grande ricchezza, l'allevamento, e di un conseguente benessere sociale. A questa solida prosperità, venuta meno sia per motivi interni (uno svantaggio produttivo dovuto alle stesse ragioni che l'avevano reso un Paese florido) sia per cause esterne (le crisi degli Stati confinanti verificatasi negli anni Sessanta del Novecento), è subentrato uno sviluppo misurato, grazie anche alla cooperazione economica e all'integrazione con i mercati del resto del continente.

Lo Stato

Indipendente dal 1825, l'Uruguay è una repubblica unitaria. In base alla Costituzione, promulgata nel 1967 ed emendata nel 1989 e 1997, il potere esecutivo è affidato al presidente della Repubblica, eletto a suffragio universale con mandato quinquennale e affiancato dal Consiglio del ministri, di nomina presidenziale dietro approvazione del Parlamento. Il potere legislativo è esercitato dall'Assemblea Generale bicamerale, eletta per 4 anni a suffragio universale e diretto. L'ordinamento giudiziario si basa sul diritto spagnolo e recepisce le emanazioni internazionali. La giustizia è amministrata dalla Corte Suprema, cui seguono Corti d'Appello e tribunali minori. La difesa dello Stato è affidata alle tre armi tradizionali: esercito, marina e aviazione; il servizio di leva è obbligatorio e si effettua a partire dai 18 anni d'età, ma è prevista anche la leva volontaria. L'organizzazione del sistema dell'istruzione ha origini antiche: le prime istituzioni educative furono fondate dagli ordini religiosi nel XVIII sec., mentre la scuola pubblica venne creata con la proclamazione dell'indipendenza e l'instaurazione della Repubblica. L'educazione, da quella primaria a quella universitaria, è gratuita. L'obbligo scolastico riguarda i ragazzi dai 6 ai 14 anni. La scuola primaria comincia a 6 anni e ha una durata di 6 anni. Quella secondaria comincia a 12 anni e si conclude dopo due cicli di 3 anni ciascuno. L'Universidad del Trabajo è un ente autonomo creato nel 1942 per l'istruzione tecnico-professionale. L'istruzione superiore viene impartita nell'Universidad de la República (Montevideo, 1849). Il tasso di analfabetismo è decisamente contenuto (2,1% nel 2007).

Territorio: morfologia

L'Uruguay ha una morfologia molto semplice essendo costituito da piane costiere e da aree intensamente spianate dall'erosione, che ha loro conferito un aspetto dolcemente ondulato: l'altitudine media si aggira infatti sui 100 m, mentre le modeste catene montuose, che non superano i 500 m d'altezza (501 m raggiunge un'isolata eminenza, nel Sud del Paese), interessano appena il 3% della superficie complessiva. Il territorio rappresenta l'estrema sezione meridionale degli altopiani facenti parte del grande scudo precambriano del Brasile. Le rocce (gneiss e graniti in prevalenza), intensamente metamorfosate e fratturate, affiorano allo scoperto nella parte meridionale del Paese, spingendosi fin sulle coste del Río de la Plata, dove l'erosione spesso le ha modellate a falesie (note localmente con il nome di barrancos); nell'Uruguay settentrionale sono invece in genere coperte da potenti serie sedimentarie di arenarie, argilliti e calcari di età da devoniana (Paleozoico) a triassica (Mesozoico): sono anch'esse notevolmente peneplanate e fratturate e in più punti fenomeni di denudamento erosivo hanno messo allo scoperto il substrato cristallino. Numerosi sono gli espandimenti lavici di natura basaltica, manifestatisi nel Cenozoico, nell'ambito dell'intensa attività orogenetica di quell'era. Depositi neozoici, sia continentali sia marini, ricoprono le fasce costiere e le aree più basse dei fondivalle. Il rilievo si articola essenzialmente su due principali allineamenti che attraversano da NE a SW il Paese, le dorsali collinose della Cuchilla de Haedo, a NW, e della Cuchilla Grande, a SE, delimitanti l'ampio bacino del Río Negro; da esse si diramano in varie direzioni più basse e dolci ondulazioni, che si spengono con sporgenze rocciose e barrancos sul Río de la Plata e con superfici piatte, orlate di cordoni di dune sabbiose e di lagune, tra cui la vasta Laguna Merín (in portoghese denominata Lagoa Mirim), sull'Atlantico.

Territorio: idrografia

Idrograficamente la maggior parte del territorio appartiene al bacino del fiume Uruguay, il cui corso si è impostato proprio al contatto tra penepiano e depressione platense. L'Uruguay è qui per gran parte navigabile, ma ostacolato dalle rapide di Salto Grande e di Salto Chico: vi si gettano il Cuareim, il cui corso segna parte del confine tra Brasile, dove è detto Quaraí, l'Arapey Grande e il Queguay Grande, la cui lunghezza oscilla tra i 200 e i 300 km, tutti provenienti dalla Cuchilla de Haedo, e soprattutto il Río Negro (750 km), che drena oltre un terzo del territorio uruguayano. Il Río Negro nasce poco oltre il confine brasiliano e attraversa diagonalmente la fascia mediana del Paese, ricevendo numerosi affluenti; è stato sbarrato nel tratto medio del suo corso in più punti dando origine a vasti laghi artificiali. Modesti sono i fiumi che raggiungono direttamente il mare come il Santa Lucia, tributario del Río de la Plata; altri si gettano nella Laguna Merín, tra i quali il fiume Yaguarón, che segna per gran tratto del suo corso il confine con il Brasile.

Territorio: clima

Il clima è temperato, con forti influssi oceanici. La piovosità media è di 1000-1200 mm annui, con aumento graduale da S a N; i periodi più piovosi cadono nei mesi di marzo e aprile e di settembre, quando più sensibile è l'influsso dell'anticiclone dell'Atlantico meridionale; le differenze stagionali sono però molto contenute. Le temperature sono miti: a Montevideo oscillano tra i 12,5 ºC di luglio (durante cioè l'inverno australe) e i 22,6 ºC di gennaio; lungo la costa atlantica le escursioni termiche annue sono attenuate dagli influssi delle ultime terminazioni della corrente calda del Brasile, che rende particolarmente ospitali i centri balneari uruguayani.

Territorio: geografia umana

I più antichi abitanti furono gruppi di cacciatori di estrazione pampide e altri di raccoglitori e di coltivatori propri dell'ambiente amazzonico. Quando i bianchi iniziarono a insediarsi in Uruguay nel sec. XVI, la popolazione era costituita da tribù indie prevalentemente appartenenti ai ciarrua (charrua), popolo di guerrieri e cacciatori delle praterie e quindi di ambiente pampide; lungo il corso dell'Uruguay si erano insediati, probabilmente da poco, anche gruppi di guaraní di estrazione amazzonica. I ciarrua si opposero fieramente alla colonizzazione bianca, ma furono man mano sospinti, dall'avanzata dei bianchi, verso l'interno: il loro numero si ridusse progressivamente tanto da annullarsi completamente poco dopo il 1830. Un certo apporto alla formazione della popolazione è stato dato anche dall'elemento nero, costituito dai discendenti di negros ladinos, schiavi provenienti dal Brasile e non direttamente dall'Africa, introdotti fino al 1842, quando fu abolita la schiavitù. Neri e soprattutto meticci ebbero una certa consistenza numerica nel passato, raggiungendo anche il 20% della popolazione complessiva nella seconda metà del sec. XVIII; all'inizio del Duemila i meticci si aggirano intorno all'3% e il mulatti al 2%, mentre i neri costituiscono un gruppo di scarso rilievo. Il ruolo fondamentale nella formazione dell'attuale popolazione uruguayana è stato invece svolto dall'immigrazione europea: i bianchi costituiscono il 94% degli abitanti del Paese. I primi nuclei di diffusione furono alcune fattorie lungo la sponda settentrionale del Río de la Plata, grazie alle quali fu introdotto nel Paese l'allevamento del bestiame: questo fin dall'inizio rappresentò la base dello sviluppo economico dell'Uruguay, condizionandone modi di vita e costumi, data la mancanza di risorse minerarie e di attività di piantagione. Nel 1778 la popolazione dell'Uruguay, indios esclusi, assommava a ca. 20.000 ab. (di cui oltre un quinto a Montevideo, città che ebbe sempre un ruolo prioritario nella vita del Paese), saliti a ca. 75.000 al momento della conquista dell'indipendenza e a 132.000 al censimento del 1852. Ma fu la prosperità dovuta alle fortune dell'allevamento – cui diede tra l'altro grande impulso la creazione di impianti per la preparazione di estratti di carne a opera della Compagnia Liebig, attiva in Uruguay sin dal 1864 – ad attirare, a iniziare dalla seconda metà del secolo scorso, un numero assai ingente di immigrati (in cinquant'anni la popolazione aumentò di 7 volte, toccando i 900.000 ab. nel 1900), provenienti soprattutto dai Paesi europei, in specie da quelli latini: non va inoltre trascurato il richiamo esercitato dal vasto programma di riforme promosse dal governo nell'amministrazione e nell'ambito sociale, che pose l'Uruguay all'avanguardia dei Paesi sudamericani. Tra il 1900 e il 1930 si verificò in media l'ingresso di 15.000 immigrati ogni anno: il milione di ab. del 1908 salì a 2 milioni nel 1930. Le ripercussioni della crisi economica mondiale del 1929 imposero delle restrizioni all'immigrazione, riadottate anche dopo la seconda guerra mondiale; la popolazione è oggi (2008) di ca. 3,3 milioni di abitanti. Il coefficiente medio di accrescimento annuo è modesto (0,3% nel periodo 2000-2005), decisamente calato rispetto a un cinquantennio fa, quando la media era ancora dell'1,5%, sia per la ridotta immigrazione, sia per la bassa natalità. A partire dagli anni Cinquanta del Novecento poi si è verificata un'inversione di tendenza rispetto alle migrazioni, quando numerosi uruguayani hanno incominciato a lasciare il Paese. Una tendenza proseguita nei decenni successivi, in corrispondenza della crisi politica degli anni Settanta e dei periodi di recessione economica, non ultimo quello occorso nel 2002-2003; il fenomeno riguarda soprattutto giovani con un titolo di studio superiore, che lasciano il Paese per raggiungere per lo più Stati Uniti, oppure Spagna, Argentina, Venezuela e Italia. Gli uruguayani che vivono all'estero sono ca. 500.000 e questi dati fanno ritenere che l'Uruguay potrebbe presto avere tassi di crescita negativi. La perdita delle giovani generazioni a causa dell'emigrazione insieme ai bassi tassi di natalità e a una speranza di vita tra le più alte del continente rendono inoltre l'Uruguay il paese più vecchio dell'America Latina: il 17,6% degli abitanti ha più di 60 anni. In conseguenza delle vicende del popolamento la composizione della popolazione uruguayana è molto eterogenea: molti hanno conservato la loro nazionalità; i maggiori gruppi etnici sono quelli italiano (si calcola che circa il 40% della popolazione abbia origini italiane) e spagnolo, seguiti da quelli brasiliano, argentino, francese, tedesco ecc. A differenza di quelli europei, prevalentemente insediati nella capitale, gli immigrati brasiliani e argentini gravitano di preferenza intorno alle zone di frontiera con i rispettivi Paesi di origine. La maggior parte della popolazione è urbana (93,8%) e la densità media (19 ab./km²) è di poco inferiore ai valori centrali dell'America Meridionale. Queste misure tuttavia non rispecchiano minimamente la reale distribuzione della popolazione, che per oltre due terzi è concentrata nella capitale e in genere diffusa soprattutto nella sezione meridionale del Paese, lungo il Río de la Plata. La capitale è stata sede fin dagli anni della grande immigrazione di una media borghesia rappresentata da commercianti, impiegati, burocrati, abbastanza evoluta ma scarsamente produttiva, espressione di un urbanesimo abnorme nel contesto di un piccolo Paese; Montevideo ospita tutte le principali attività culturali, economiche e finanziarie dell'Uruguay ed è un porto attivissimo. Insieme al distretto della capitale si osserva un'alta concentrazione abitativa nel dipartimento immediatamente a ridosso, Canelones e in quelli costieri di Colonia, San José e Maldonado. Le altre città uruguayane hanno ruoli nettamente inferiori: le principali sono Salto e Paysandú, porti fluviali sull'Uruguay, Rivera e Melo, nella fascia a ridosso del confine brasiliano. Numerosi sono i centri balneari sulla costa atlantica, come l'elegante Punta del Este. Nell'interno si hanno solo cittadine con funzioni commerciali, cui fanno capo le estancias, l'elemento insediativo più caratteristico dell'Uruguay, con al centro la residenza dell'estanciero e attorno, a una certa distanza, gli steccati per la raccolta del bestiame, i magazzini per la lana e le abitazioni dei dipendenti.

Territorio: ambiente

Il paesaggio dominante è quello delle praterie, regno delle graminacee, presenti in un gran numero di varietà (oltre 500 sono le specie note), il che giustifica il notevole sviluppo dell'allevamento bovino. Lungo il corso dei fiumi settentrionali e dell'Uruguay si incontra la foresta a galleria, ricca di essenze tropicali, palme (Cocos romanzoffiana) e ceibo o eritrine (Erythrina crista-galli); sulle zone più elevate delle cuchillas la vegetazione è rappresentata da rade boscaglie xerofile. Tenendo presente nel complesso della superficie del Paese la maggiore incidenza delle praterie e delle aree utilizzate per l'agricoltura e per il pascolo, la foresta occupa solo l'8,6% del territorio e i maggiori rischi ambientali riguardano l'inquinamento delle acque causato dagli scarichi delle industrie agroalimentari. Nel 2006 l'Argentina ha richiesto il blocco della costruzione di due cartiere sul Río Uruguay nei pressi del confine adducendo come motivazione i possibili rischi ambientali per le popolazioni di entrambi i Paesi a valle del fiume. Lo sfruttamento intensivo di gran parte del territorio a fini agricoli ha causato la perdita di parte della fauna endemica: giaguari e puma sono ormai del tutto assenti mentre si trovano ancora volpi, armadilli, gatti selvatici, cervi, iguane, alligatori, tartarughe, lucertole, serpenti e si è maggiormente conservata la fauna avicola con nandù e colibrì. Nei suoi mari transitano la balenottera azzurra e la balenottera boreale, due specie a rischio. Lo 0,3% del territorio è considerato area protetta e viene gestito dal Ministero dell'ambiente attraverso la Divisione per la Biodiversità e le Aree Protette, che divide le sue attività di coordinamento, conservazione e formazione in due macro-zone: quella dell'entroterra e quella delle coste e dei mari. In Uruguay si contano 9 parchi nazionali e numerose altre zone tra foreste nazionali, parchi e riserve forestali, ecologiche e due aree comprese nel progetto Ramsar dell'UNESCO per le zone umide.

Economia: generalità

Un tempo indicato come la “Svizzera dell'America Latina” per le conquiste sociali e la relativa prosperità che lo distinguevano (prosperità iniziata già nell'Ottocento e protrattasi fino agli anni Cinquanta dl Novecento), l'Uruguay ha visto successivamente deteriorarsi le proprie istituzioni democratiche e le proprie strutture economiche. All'origine della crisi, divenuta gravissima, si è posto un pluridecennale immobilismo degli organismi produttivi (per tacere delle crescenti sperequazioni sociali), sempre più pericoloso in un Paese, come l'Uruguay, privo di materie prime e le cui uniche risorse poggiavano sull'allevamento del bestiame, un Paese quindi costretto a gravose importazioni di combustibili e della maggior parte dei generi industriali. La contrazione sui mercati esteri dell'acquisto dei tradizionali prodotti zootecnici uruguayani causò la rovina economica del Paese; il governo rispose con la svalutazione della moneta, il blocco dei salari e una serie di altre misure restrittive. Il nuovo modello di sviluppo ha mirato a concentrare gli investimenti (in gran parte forniti da capitali esteri) nelle industrie, in particolare in quelle destinate alle esportazioni; è stato altresì fortemente potenziato il settore energetico e, per quanto riguarda le attività primarie, la pesca ha registrato straordinari incrementi. Agli inizi degli anni Novanta si è dato avvio a un programma di austerità che prevede: aumento del prelievo fiscale, diminuzione della spesa pubblica e ristrutturazione del sistema previdenziale. Qualche risultato positivo si è ottenuto poiché è diminuita l'inflazione ma è risultato notevolmente intaccato il tenore di vita della popolazione. Ulteriori incertezze per il futuro dell'economia uruguayana sono derivate dalla bocciatura (nel 1992) di un referendum su un progetto di privatizzazioni di cui si prevedeva immediata realizzazione. Meno contrastata, rispetto al passato, appare invece la tendenza alla cooperazione regionale: nel 1995 (gennaio) è stato infatti attivato il MERCOSUR (Mercato Comune del Cono Sud), comprendente anche Argentina, Brasile e Paraguay, al quale l'Uruguay aveva aderito nel 1991. La recessione del 1999, causata dal crollo del real brasiliano, è stata aggravata dalle perdite nel settore agricolo, dovute alla grave siccità che ha colpito l'Uruguay nei primi mesi del 2000. Per protestare contro l'alto tasso di disoccupazione, i sindacati hanno indetto diversi scioperi. La recessione è stata aggravata dalle perdite nel settore agricolo dovute a due episodi di afta epizootica che hanno decimato le mandrie in alcune aree del Paese, riducendo notevolmente le esportazioni di carne. La crisi finanziaria del 2002 ha comportato un nuovo tracollo dell'economia; gli aiuti degli Stati Uniti e del FMI hanno arginato la crisi, causando però un aumento del debito estero. Politiche economiche molto rigide hanno permesso di arrestare la crisi, ma il Paese è ancora in una situazione precaria. La disoccupazione è in lieve calo, l'inflazione è scesa al 6,4% (2006) e il flusso migratorio verso i Paesi europei si è fermato. Il PIL ha cominciato a crescere, anche grazie alla ripresa economica dei Paesi confinanti: nel 2008 era di 32.262 ml $ USA, con un PIL pro capite di 10.082 $ USA. Gran parte dell'economia è in mano a privati, ma lo Stato gestisce grandi imprese quali le ferrovie, l'energia elettrica e la compagnia aerea.

Economia: agricoltura, foreste, allevamento e pesca

Il settore primario partecipa per il 10,1% alla formazione del PIL e occupa il 10,7% della forza lavoro (2007). L'agricoltura, un tempo assolutamente trascurata, è andata assumendo crescente importanza; il suolo, quasi ovunque molto fertile, è comunque prevalentemente adibito all'allevamento. Oltre a rifornire il mercato interno, l'agricoltura produce in parte anche per l'esportazione e vede una discreta partecipazione di operatori esteri. Prevalgono i cereali, in particolare il frumento (oltre 532.000 t nel 2005), il riso (1.262.000 t), il mais (250.000 t), l'orzo, il sorgo e l'avena. Le altre principali colture alimentari sono le patate, le patate dolci (batate), la vite (a Montevideo e Canelones), gli agrumi e la frutta in genere (mele, pesche, pere), mentre fra le colture industriali hanno discreto rilievo quelle oleifere (lino, girasole, arachidi, soia, olivo ecc.), della canna e della barbabietola da zucchero, infine del tabacco. § Modesto è il patrimonio forestale, che copre il 8,6% del territorio nazionale.§ L'allevamento del bestiame, che fruisce di vasti spazi (prati e pascoli permanenti coprono più dei tre quarti della superficie territoriale) e di un clima temperato, rappresenta sempre la principale attività; organizzato tuttora sulle grandi estancias, fa capo a moderni macelli, che alimentano impianti conservieri ottimamente attrezzati. Prevalgono gli ovini e i bovini, cui si aggiungono suini e cavalli; numerosi sono anche i volatili da cortile. § Grazie a rilevanti prestiti internazionali il governo uruguayano ha però provveduto a incentivare il settore della pesca, che oggi ha raggiunto posizioni di tutto rispetto: dal 1975 al 1997 il quantitativo di pesce pescato si è quintuplicato, mantenendosi costante nei primi anni del nuovo millennio.

Economia: industria e risorse minerarie

Le larghe agevolazioni fiscali nei confronti degli investimenti esteri sono state determinanti anche per lo sviluppo, ormai rimarchevole, dell'industria; accanto ai tradizionali settori alimentare (conservifici, birrifici, zuccherifici ecc.), tessile (che lavora lana soprattutto, ma anche cotone, nonché fibre artificiali e sintetiche), conciario, del tabacco della pasta di legno e della carta, sono presenti complessi chimici (fertilizzanti, gomma, materie plastiche) e petrolchimici, siderurgici, metallurgici e meccanici. Sono state inoltre create delle zone franche per i prodotti destinati alle esportazioni a Colonia, Montevideo, Nueva Palmira, Río Negro, Rivera, San José, Fray Bentos e Florida. A La Teja è presente una raffineria di petrolio. Nel 2007 il secondario contribuiva per il 32% alla formazione del PIL e occupava il 21,6% della forza lavoro. § Il sottosuolo, del tutto privo di materiali energetici, fornisce quarzo, marmo, graniti, talco gesso e oro. Cospicuo è però il potenziale idroelettrico; la produzione del Paese è di oltre 8.000 milioni di kWh annui.

Economia: commercio, comunicazioni e turismo

La capitale assorbe gran parte del traffico d'importazione e d'esportazione: il primo riguarda soprattutto petrolio greggio e prodotti petroliferi, macchinari e mezzi di trasporto, prodotti chimici, veicoli stradali, carta e materie plastiche, il secondo carne, prodotti zootecnici e lattiero-caseari, riso, lana, pesce, cuoio, vestiario, legname (eucalipto) e prodotti chimici. L'interscambio si svolge eminentemente con il Brasile, gli Stati Uniti, l'Argentina, la Cina, oltre che con il Messico, la Russia e la Germania per le importazioni e il Paraguay, il Venezuela e la Nigeria per le importazioni. Nel 1993 il volume delle esportazioni ha fatto registrare un sensibile calo (3,5%) rispetto agli anni precedenti, mentre le importazioni hanno avuto un notevole incremento. La bilancia commerciale è in passivo. La funzione di banca centrale è svolta dal Banco Central de Uruguay e a Montevideo è situata una borsa valori. Nel 2007 il terziario partecipava per il 57,9% alla formazione del PIL, impiegando il 67,7% della forza lavoro, occupata principalmente nel commercio e nei servizi sociali. § Ben sviluppate sono le vie di comunicazione, che si avvantaggiano di una morfologia ovunque pianeggiante e collegano agevolmente l'Uruguay sia con l'Argentina, sia con il Brasile. Le vie di comunicazione si diramano a ventaglio da Montevideo, che è anche il porto più attrezzato e attivo del Paese. La rete stradale ha uno sviluppo di 77.732 km; l'Uruguay è collegato agli altri Paesi dell'America Latina anche dall'Autostrada Panamericana. La rete ferroviaria è complessivamente limitata (2897 km nel 2005) ma ben collegata con quella brasiliana e, dal 1981, anche con quella argentina (linea Concordia-Salto). Svolgono un considerevole ruolo per i trasporti, sia merci sia passeggeri, il Río de la Plata e l'Uruguay, quest'ultimo navigabile per ca. 500 km e sul quale sono i porti di Fray Bentos, Paysandú e Salto. I servizi aerei raccordano le maggiori città; aeroporto principale è quello internazionale di Carrasco, presso Montevideo. § Un considerevole apporto di valuta è dato dal turismo; principali mete sono le località balneari di Punta del Este, Piriápolis e i paesaggi dell'interno; gran parte dei turisti arriva dall'Argentina.

Storia

Abitato da tribù indigene prevalentemente nomadi, l'attuale territorio uruguayano fu esplorato per la prima volta da J. D. de Solís nel 1516. Verso il principio del sec. XVII vi giunsero sempre più frequentemente i bandeirantes, portoghesi avventurieri che venivano dal Brasile alla caccia di manodopera per le loro piantagioni. In difesa dei nativi si schierarono i gesuiti, il cui appoggio si rivelò determinante. Tuttavia numerosi bandeirantes preferirono fermarsi in Uruguay per condurvi traffici di contrabbando, a danno degli Spagnoli occupanti l'Argentina. Il contrabbando si rivelò così prospero che le autorità del Brasile decisero di proteggerlo costruendo nel 1680 un forte di fronte a Buenos Aires, chiamato Colonia do Sacramento, che fu la causa di una lotta serrata con la Spagna, finché con il Trattato di Utrecht del 1713 il forte ritornò al Portogallo. Per bilanciare questa perdita, dal 1724 gli Spagnoli edificarono Montevideo e ne fecero la capitale di un circondario, adibito all'allevamento del bestiame, dopo avervi sterminato i nativi Ciarrua che lo abitavano. Nuovi conflitti tra Spagna e Portogallo finirono con il Trattato di San Ildefonso del 1777 che riconobbe la sovranità della Spagna, e questa si impegnò a liberalizzare il commercio, con l'apertura dei porti di Buenos Aires e Montevideo. Il dinamismo economico che ne seguì ispirò nei coloni della Banda Oriental uno spirito di indipendenza che si concretizzò nel 1808 con la costituzione di una giunta, a Montevideo, che contestò sia il potere di Madrid, sia l'aspirazione annessionistica argentina. Il movimento riprese nel 1811 con il patriota J. G. Artigas, che si batté contro i Luso-Brasiliani accorsi per impadronirsi del territorio e contro gli Argentini. Questi occuparono Montevideo il 20 giugno 1814 e Artigas continuò nell'interno ad alimentare la guerriglia. Nel 1815 Buenos Aires venne a patti con Artigas e gli cedette Montevideo. Ma l'anno successivo i Portoghesi invasero la Banda Oriental e la ridussero a “Provincia Cisplatina” del Brasile. La resistenza di Artigas e del suo compagno d'armi J. F. Rivera fu tenace, ma venne domata. Il conflitto si riaccese nel 1825: un gruppo di esuli capitanato da J.A. Lavalleja (i “trentatré immortali”) penetrò nel territorio dall'Argentina e riuscì a sollevare la popolazione. La lotta infuriò fino al 1828 quando all'Uruguay fu riconosciuta l'indipendenza. Il 18 giugno 1830 la giovane Repubblica Orientale dell'Uruguay si diede la prima Costituzione. Sempre in quell'anno J. F. Rivera venne eletto presidente. Lotte intestine portarono però alla formazione di due schieramenti: i blancos (bianchi) e i colorados (rossi). I primi agivano sotto il controllo dei grandi proprietari terrieri e degli allevatori dell'interno, erano conservatori e si appoggiavano all'alto clero; i secondi, tendenzialmente liberali, rappresentavano gli interessi dei coltivatori della costa, dei commercianti, della burocrazia impiegatizia, degli intellettuali. Rivera era colorado; alla testa dei blancos figurava M. Oribe. Nel 1835 l'urto divenne inevitabile e pochi anni dopo coinvolse il dittatore argentino Rosas, chiamato dai blancos. A difendere l'indipendenza del Paese accorsero uomini amanti della libertà, fra i quali G. Garibaldi. Pure il Brasile scese in campo contro Rosas. Il 3 febbraio 1852 la battaglia di Monte Caseros, in Argentina, sconfisse per sempre Rosas e l'Uruguay fu salvo. Blancos e colorados continuarono però a contrastarsi e furono decenni di convulsioni, sinché i cittadini si diedero nel 1898 un capo neutrale, J. L. Cuestas, ma le cose non mutarono. Nel 1903 un colorado democratico, J. Batlle y Ordóñez, superò finalmente la politica delle faide e inaugurò un programma di sviluppo. Ma nel 1929 la morte di Battle y Ordóñez e la crisi economica mondiale arrestarono l'opera di riforma, specialmente nel 1931, quando salì al potere G. Terra, che instaurò un regime dittatoriale. Solo nel 1938, eleggendo il colorado A. Baldomir, la democrazia fu ripristinata. Dopo la seconda guerra mondiale (durante la quale l'Uruguay fu dapprima neutrale e poi al fianco degli Alleati) riprese la contesa tra colorados e blancos. I primi trionfarono fino al 1957 e introdussero un sistema di governo collegiale. Con la vittoria dei blancos (1958) il sistema collegiale fu abolito. Ambedue i partiti però non avevano saputo adeguarsi ai tempi, con grave danno per il funzionamento delle istituzioni. Anche a Montevideo esplose la violenza, come forma esasperata di protesta. Sorsero gruppi che organizzarono la guerriglia urbana e fra questi molto attivi si rivelarono i tupamaros. Le elezioni del 1971 furono vinte da J. M. B. Arocena del partito colorado. Nel 1973, nel corso della campagna contro i tupamaros (che vide migliaia di arresti indiscriminati, uccisioni, scomparse di oppositori, ecc.), i militari, con a capo J. M. Bordaberry imposero lo scioglimento dei partiti politici e la chiusura del Parlamento. Nel 1976 l'esercito costrinse Bordaberry a dimettersi e fece eleggere al suo posto A. Méndez. Nel 1980 i militari indissero un referendum per far approvare una Costituzione di loro gradimento, ma l'elettorato la bocciò. L'esercito nominò allora (1981) presidente G. Alvarez Armellino col compito di restituire il potere ai civili nel 1985. Nel 1982 i partiti politici furono riammessi; finalmente il 25 novembre 1984 il popolo andò alle urne per eleggere sia i membri del Parlamento, sia il nuovo presidente della Repubblica. Vinse J. M. Sanguinetti (colorado), che si insediò il 1º marzo 1985. Le speranze di sviluppo suscitate dal ritorno alla democrazia sfumarono presto di fronte alle persistenti difficoltà economiche, che portarono a cercare più stretti legami di cooperazione sia con i Paesi europei sia, soprattutto, con Argentina e Brasile: con questi ultimi, dopo un primo accordo firmato nel maggio 1987, fu infatti decisa (marzo 1991) la creazione di un mercato comune, detto MERCOSUR (Mercato Común del Sur), con la partecipazione anche del Paraguay. Immediata fu la ripercussione della crisi sulla politica interna, animata da una vivace agitazione sociale: per la prima volta dal 1962 le elezioni del 1989 (novembre) segnarono la vittoria del Partido Nacional (Blanco) e avviarono alla presidenza della Repubblica il candidato da esso espresso, L. A. Lacalle Herrera, che pur non godendo della maggioranza assoluta in Parlamento accedeva alla carica grazie all'appoggio di una più vasta base politica (marzo 1990). Tale alleanza (denominata Coincidencia Nacional), in cui entrava in realtà solo una parte del Partido Colorado (ovvero la Corriente Batllista Independiente), ha comunque manifestato scarsa compattezza nell'affrontare i punti più critici del programma economico governativo e in particolare la questione della privatizzazione (necessaria al risanamento economico), che ha anzi creato schieramenti trasversali provocando contrapposizioni all'interno di ogni partito. Il clima di incertezza politica era peggiorato dalle iniziative terroristiche dell'estrema destra nel 1992. Le elezioni del 1994 vedevano di nuovo vincitori i Colorados e sancivano il successo personale di J. M. Sanguinetti, predecessore del presidente uscente. Tra il dicembre 1996 e il gennaio 1997 veniva approvata una riforma in materia elettorale. Nelle elezioni del novembre 1999, il Paese manteneva il tradizionale orientamento, eleggendo alla presidenza J. Batlle, rappresentante dei Colorados. Successivamente l'Uruguay entrava in una fase di recessione, complicata, nel 2002, dalla crisi argentina, che comportava un'elevata disoccupazione e un forte rialzo dell'inflazione. Le elezioni presidenziali del 2004 venivano vinte dal socialista Tabarè Ramòn Vazquez Rosas, mentre quelle del 2009 vedevano la vittoria di José " Pepe" Mujica, ex guerrigliero tupamaros degli anni Settanta. Nel 2010 l'ex dittatore J. M. Bordaberry veniva condannato a 30 anni di carcere. Nel 2015 Tabaré Vázquez diventava nuovamente presidente.

Cultura: generalità

Paese che nel corso dei secoli ha mutato la propria fisionomia culturale in seguito alle vicende politiche, economiche e sociali, l'Uruguay, lasciatosi alle spalle la dittatura, non senza ferite, all'inizio del sec. XXI fatica a riprendere il ruolo di avamposto della modernità e del welfare che a lungo lo ha contraddistinto. A differenza di altri Stati sudamericani, la cultura indigena non ha presenza rilevante e l'arte, la cucina, l'abbigliamento presentano tratti riconducibili ai coloni europei. Questa caratteristica che, come diverse altre, accomuna in maniera forte l'Uruguay all'Argentina, si ritrova anche in ambito letterario, dove non di rado si parla di un'unica produzione. Lo scrittore più importante probabilmente è stato José Enrique Rodó, massimo esponente del modernismo di inizio Novecento che ha caratterizzato tanta parte della letteratura latino-americana. Negli anni recenti i temi dell'esilio, dell'esperienza dittatoriale e della rinascita sono fra i più indagati, in opere che riscuotono consensi anche fuori dai confini nazionali. Le arti figurative e l'architettura hanno subito gli influssi delle tendenze europee in misura ancora maggiore, e Montevideo, da questo punto di vista, è un museo a cielo aperto con edifici, chiese e piazze di impianto e atmosfera diverse. Altro esempio di commistione stilistica è il Centro storico della Colonia del Sacramento, sito decretato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 1995. Rigogliosa, in Uruguay, è la tradizione musicale di origine popolare, ma interessanti personalità sono emerse anche in ambito colto. La cinematografia ha prodotto soprattutto documentari e opere di carattere socio-politico, benché negli anni Duemila nuovi autori abbiano suscitato interesse di pubblico e critica. Gli uruguayani amano il calcio in maniera maniacale (interesse diffuso in tutto il continente), ma anche pallacanestro, corse dei cavalli, rugby e tennis riscuotono buon successo. L'ambito gastronomico è dominato dalla carne, vero fulcro dell'alimentazione e, come si è visto, dell'economia. La vita dei mandriani trova la propria epitome nel “gaucho”, figura che ha ispirato anche il folclore nazionale.

Cultura: letteratura

Pressoché inesistente durante l'epoca coloniale, la letteratura cominciò a dar segni di vita dopo il 1830, ma ebbe sviluppi tardi e lenti, sia per le vicende politiche del Paese, sia per la vicinanza di Buenos Aires, dove in molti casi gli scrittori uruguayani hanno vissuto e operato, per cui non appare priva di fondamento l'ipotesi critica di un'“unione” delle letterature argentina e uruguayana sotto la denominazione di “rioplatense”. La poesia gauchesca, per esempio, ebbe un suo primo bardo nell'uruguayano B. Hidalgo (1788-1822), ma poi fiorì soprattutto in Argentina, mentre gli scrittori “liberali” argentini, rifugiati a Montevideo durante la dittatura di Rosas, diedero impulso al primo romanticismo uruguayano. Con l'indipendenza politica, comunque, l'Uruguay ebbe i suoi primi scrittori romantici: il facile versificatore F. Acuña de Figueroa (1791-1862), i poeti A. Berro (1819-1841) e J. C. Gómez (1820-1884) e l'eclettico A. Magariños Cervantes (1825-1893), autore di numerosi poemi, drammi e racconti (Caramurú, 1854). Il teatro iniziò dopo il 1870, con le modeste opere di O. Moratorio (1852-1898). Alquanto più originale, il “secondo romanticismo” ebbe la sua figura di punta in J. Zorrilla de San Martín (1855-1931), il cui poema Tabaré (1888) è un testo molto significativo del sentimentalismo indianista. Non privi di qualche merito sono anche L. M. Lafinur, T. Díaz, E. Regules, il gauchesco A. D. Lussich (1848-1929), lo storico e critico F. Bauzá e, con rilievo particolare, E. A. Díaz (1851-1921), autore di romanzi storici e realistici (Ismaél, 1888; Nativa, 1890; Grito de Gloria, 1893). Ma la più fertile stagione della letteratura uruguayana cominciò col modernismo, agli inizi del sec. XX. A parte grandi scrittori stabilitisi in Argentina, come il drammaturgo F. Sánchez (1875-1910) e il narratore H. Quiroga (1878-1937), fiorirono a Montevideo il poeta lirico J. Herrera y Reissig (1875-1910), autore specialmente di Los éxtasis de la montaña, e il saggista J. E. Rodó (1871-1917), il cui Ariel, alto messaggio spiritualista, fu letto e ammirato in tutta l'America Latina. Nel contempo fiorivano due originali poetesse, l'appassionata D. Agustini (1886-1914) e la pensosa e complessa M. E. Vaz Ferreira (1875-1924), nonché altri poeti quali A. A. Vasseur (1878-1969), R. de las Carreras (1875-forse 1968), E. Frugoni (1880-1969), ecc. Nella stessa atmosfera di rinnovamento simbolista si formarono alcuni narratori, tra cui C. Reyles (1868-1938), il primo vero romanziere uruguayano, e J. de Viana (1868-1926). Nel teatro si distinse E. Herrera (1886-1917). La rigogliosa fioritura si accentuò con i postmodernisti, sensibili, specie negli anni Trenta e Quaranta, ai modi delle avanguardie. Folta è la schiera dei poeti, con figure di primo piano quali J.de Ibarbourou (1895-1979), soprannominata Juana de América dall'ammirazione popolare; C. Sabat Ercasty (1887-1978), fecondo whitmaniano; E. Oribe (1893-1975), S. de Ibáñez (1910-1971), C. Silva (1905-1978), L. Falco (1906-1955) e J. Cunha (1910-1985), primi introduttori delle tecniche delle avanguardie, adottate poi da numerosi altri, fra cui I.Vilariño (1920), R. Paseyro (1927), I. Vitale (1924) ecc., con diverse tendenze e spesso singolari sensibilità. Nella prosa narrativa, oltre all'eccellente “ruralista” E. Amorim (1900-1960), venuto alla ribalta in Argentina, hanno progressivamente acquisito rilievo l'umorista-surrealista F. Hernández (1902-1963), il forte e originale J. C Onetti (1909-1994), già affermato romanziere con El pozo (1939), Tierra de nadie (1941) e Para esta noche (1943), nonché autore di punta della generazione del '50 con La vida es breve (1959); M. Benedetti (1920), che per la sua vasta e incisiva operosità (poeta, commediografo, saggista e pubblicista) va considerato il maestro delle generazioni più giovani. Risultati meno soddisfacenti ha dato in complesso il teatro, in cui si sono distinti F. S. Valdés (1887-1975), autore di Santos Vega, C. Maggi (1922), autore di una selezione di frizzanti testi umoristici (El libro del buon humor, 1985), e M. Rosencoff (1933), mentre nella critica spiccano A. Zum Felde, fondatore della storia letteraria uruguayana, R. Ibáñez (1907-1978), M. Benedetti, E. R. Monegal (1921-1985), A. Rana (1926-1984). Numerosi sono sempre i poeti (S. I. Islas, W. Benavides, R. Yakovski, M Schinca, J. M. Vidal, S. Puig, W. Ortiz y Ayala, J. Meretta) e le poetesse, tra cui C. P. Rossi (1941), autrice di importanti raccolte liriche ma anche di romanzi di successo; N. Bacelo, C. Maia, A. Gelbtrunk e A. Berenguer. Tra gli scrittori emersi nella seconda metà del Novecento E. Galeano (n. 1940), con un'intensa attività giornalistica e saggistica, la già menzionata Peri Rossi, mentre J. Sclavo, J. Blanco e A. Mediza lavorano efficacemente nel campo teatrale e cinematografico. Con l'avvento della dittatura (1973) la maggior parte degli scrittori uruguayani ha dovuto espatriare: il grande J. C. Onetti in Spagna dove ha pubblicato Dejemos hablar el viento (1980) e Cuando entonces (1988); M. Benedetti a Cuba dove ha scritto Cuentos, Cuaderno cubano e Inventario, la poetessa I. Vitale nel Messico, dove ha dato alle stampe Fieles (1976); esuli anche E. Galeano, autore di fama consolida e autore del romanzo La canción de nosotros (1976), di una validissima trilogia sulle origini e i destini dell'America Latina (Memoria del fuego, 1982-87, El libro de los abrazos, 1992, Días y noches de amor y de guerra, 1997), e C. M. Moreno, che ha scritto Con las primeras luces. In Uruguay erano rimasti solo gli scrittori M. Levrero, H. Galmés e pochi altri, oltre ai poeti E. Milán (1952) ed E. Estrázulas, autore di Confesión de los perros (1975) e Los viejísimos cielos (1976). Dopo la fine della dittatura (1985), è iniziata la pubblicazione, continuata nei primi anni Novanta, di testi poetici scritti in carcere o dall'esilio, con i quali è stata data voce alle tragiche esperienze della prigionia politica e della tortura. Sono poi state pubblicate nuove opere di autori già affermati, quali M. Benedetti e H. Achugar, mentre lo sforzo creativo dei giovani poeti è pesantemente ostacolato dalle gravi difficoltà economiche, cui non può certo sottrarsi il settore dell'editoria. Tra le voci più giovani si distinguono, per la poesia, quella di R. Courtoisie (1958), la cui opera è conosciuta e apprezzata anche in Europa (il suo libro Estado sólido ha vinto nel 1996 il Premio di poesia della Fondazione Loewe), per la narrativa F. Butazzoni (1952). La generazione di autori emersa tra la fine del Novecento e l'inizio del XXI secolo conta personalità diverse ma ugualmente interessanti, con una nutrita rappresentanza di autrici. Fra le migliori interpreti Mercedes Vigil (n. 1965; Matilde, la mujer de Batlle, Una mujer inconveniente) che ha prodotto romanzi intrisi di analisi intimistica e storica; Andrea Blanqué (n. 1959, Premio Revelación 2001); la giovanissima poetessa Eliana Nasser (n. 1983). Fra gli scrittori si distinguono Gabriel Peveroni (n. 1969), Jorge Majfud (n. 1969), nei cui libri è forte la la tematica socio-politica come Hacia qué patrias del silencio e Renzo Rosello (n. 1960).

Cultura: arte

Le prime opere architettoniche di un certo interesse risalgono alla metà del Settecento, come la cittadella di Montevideo, di D. Cardoso. Un maggiore sviluppo si nota negli ultimi decenni del secolo, con la ricostruzione della fortezza di S. Teresa di J. B. Howel, la parrocchiale della città di S. Carlos, la bella casa di Manuel Cipriano del Mello, a Montevideo, tipico esempio di dimora coloniale, la parrocchiale di questa stessa città, progettata nel 1784 da C. de Saa y Faría. Al fine di seguire i lavori di questa chiesa, giunse nel 1799 dalla Spagna T. Toribio, architetto di gusto neoclassico che lasciò in Uruguay varie e interessanti opere; il suo gusto fu seguito dal figlio José (Casa Montero a Montevideo). Nel sec. XIX, con l'avvento della Repubblica, l'architettura uruguayana subì i diversi influssi europei, soprattutto francesi, dando luogo a un periodo di eclettismo, con opere neogotiche, orientaleggianti e, più tardi, ispirate all'architettura in ferro. Tra le realizzazioni più significative si possono citare, a Montevideo, la Plaza Independencia di C. Zucchi (1837), l'asilo per gli orfani di V. Rabú (1875) e la stazione centrale di L. Andreoni (1897). La produzione pittorica del secolo fu soprattutto legata a temi romantici e nazionalistici e ha il suo maggiore rappresentante in J. M. Blanes. Nel sec. XX l'architettura uruguayana si è inserita nelle più vivaci correnti culturali europee e occidentali. Il rifiuto della tradizione accademica ed eclettica fu espresso nel 1908 da A. Maini che, con il gruppo “Brasil”, si collegava alla Secessione viennese, mentre le tendenze razionaliste, già presenti nell'opera di L. Tosi, furono accentuate da M. Cravotto (piano regolatore di Montevideo, progetto del Rambla Hotel, 1930-31). Su questa stessa linea si inserirono sostanzialmente C. Surracho e J. Vilamajó; quest'ultimo, nella progettazione del villaggio di Villa Serrana, attuò un interessante recupero di modi stilistici e tecnici locali. Nella scultura il primo significativo artista uruguayano è J. M. Ferrari, legato ai temi monumentalistici e celebrativi dell'arte tardoromantica (monumento al generale San Martín). In anni più recenti, degna di menzione è l'opera di A. Pena, di tendenze eclettiche, di P. Mañe, E. Prati, J. Belloni e di B. Michelena, il più sensibile alle nuove esperienze. Fra gli scultori contemporanei, di solito vicini ai movimenti europei, possono ricordarsi R. Bauzá e E. Yepes. In pittura, primo notevole artista del secolo è R. Barradas (1890-1929), di ispirazione realista, avvicinatosi in seguito all'espressionismo. Maggiore interesse offre l'opera di P. Figari (1861-1938) e soprattutto quella di J. Torres García (1874-1949). Nelle arti visuali grande importanza ha avuto all'inizio del Novecento la nascita del Museo Nacional de Artes Visuales, nel quale sono presenti le opere dei maggiori artisti uruguayani, cui si sono aggiunte quelle di coloro che sono emersi nella seconda metà del secolo: pittori quali Carlos Tonelli (n. 1937), Nelson Ramos (1932-2006) , Cecilia Brugnini (n. 1943) Clever Lara (n. 1952).

Cultura: musica

Il sostrato folclorico più antico, legato alle popolazioni dei gruppi Chana-Ciarrua e Tupi-Guaraní, è quasi scomparso con l'insediamento europeo; l'attuale musica popolare è in prevalenza di origine spagnola. Tra le forme popolari di danza sono la mediacaña, il cielito e il vivace pericón (la danza nazionale dell'Uruguay); forme vocali sono il triste, la cifra, la milonga e la vidalita, tutte per voce sola, talora con accompagnamento di chitarra. Sono possibili anche forme di esecuzione vocale polifonica per due esecutori (payada de contrapunto) su testi profani o religiosi. Forme di danze cantate, accompagnate dalla chitarra spagnola e dalla fisarmonica sono la chimarrita, la cirana, il carangueijo e il cachinguengue. Un tamburo, diffuso in quattro misure, già utilizzato dalla popolazione nera di Montevideo per una pantomima con musica (candombe) si usa per accompagnare i balli di carnevale. La storia della musica colta comincia in Uruguay dalla seconda metà del sec. XVIII. Largamente dipendente dalle contemporanee esperienze europee (importate in particolare da autori come l'austriaco S. Thalberg e lo statunitense L. M. Gottschalk), si sviluppò in particolare grazie all'opera di T. Giribaldi (1847-1930), che compose il primo melodramma uruguayano, La parisina (1878), L. Ribeiro (1854-1931), autore dell'opera Liropeya (1912), L. Sambucetti (1860-1926), direttore dell'Orchestra Nazionale e autore dell'oratorio San Francisco de Asís, A. Broqua (1876-1946), ricordato per la cantata Tabaré e per l'opera La Cruz del Sur. L. Cluzeau-Mortet (1889-1957), V. Ascone (1897-1979), A. Soriano (1915) e altri svilupparono uno stile di forte impronta nazionale. E. Fabini (1882-1950), C. Cortinas (1890-1918), C. Estrada (1909-1970), B. Reyes, M. Maidanik, R. Storm, L. Campodonico e C. Metrogiovanni figurano tra le personalità più importanti della musica contemporanea uruguayana.

Cultura: cinema

Pochi sono i film di lungometraggio a soggetto (una decina in tutto) nella storia, muta e sonora, del cinema uruguayano, anche se la frequenza degli spettatori è stata spesso tra le più alte dell'America Latina. Benché il Paese abbia ospitato negli anni Cinquanta a Punta del Este un festival internazionale e Montevideo, dove si accentravano le sale, sia stata sede di un Istituto specializzato e di vari circoli e iniziative cineamatoriali, a questa vivacità culturale non corrispose mai un aumento della produzione. Ebbe invece sviluppo il documentario, anche televisivo, e tra i registi si affermò U. Ulive (poi trasferitosi in Venezuela), col mediometraggio neorealistico Un vinten p’al Judas (1958; Un ventino per il Giuda), sul Natale dei bimbi poveri, e col reportage Como el Uruguay no hay (1960), contro la concezione “svizzera” del Paese. Cineasta militante, dedito al tercer cine antimperialista e antigolpista, fu nella seconda metà degli anni Sessanta M. Handler, i cui brevi film di denuncia e di lotta (Carlos, Elecciones, El problema de la carne, l'eccellente Me gustan los estudiantes, Liber arce-Liberarse) gli costarono l'espulsione dall'Istituto del cinema nel 1970. Tuttavia, a partire dal 1979, su iniziativa della Cinemateca Uruguaya, e al ritmo di un film all'anno, si è tornati a parlare di lungometraggio nazionale e a battersi per esso. Nuovi registi si affacciano sulla ribalta internazionale e riscuotono interesse e premi nei festival di tutto il mondo: Juan Pablo Rebella e Pablo Stoll (Whisky, 2003) e Diego Arsuaga (El ultimo tren, 2002).

Bibliografia

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