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ampia cavità che si apre sul versante occidentale del promontorio di San Vito Lo Capo (provincia di Trapani), nota fin dal 1927 in seguito alle prime ricerche condottevi dal paleontologo francese R. Vaufrey. Scavi sistematici eseguiti da M. Piperno, dal 1975 al 1983, hanno messo in luce una sequenza che inizia con scarse testimonianze di frequentazione durante l'Epigravettiano finale, cui seguono importanti depositi mesolitici compresi tra ca. 10.000 e 8300 anni fa. Al di sopra sono attestati livelli del Neolitico con alla base ceramiche impresse e nella porzione medio-alta ceramiche prevalentemente di tipo stentinelliano; l'industria litica è caratterizzata da numerosi trapezi ottenuti con la tecnica del microbulino e dalla presenza di ossidiana proveniente da Pantelleria e da Lipari. Quest'ultima frequentazione è datata al C14 a ca. 6700 anni fa. Nei livelli mesolitici sono state scavate dieci sepolture, appartenenti a neonati, bambini e adulti, che attestano l'utilizzazione della grotta per deposizioni fino alla fine del VII millennio a. C. Intorno a 7900 anni fa, l'economia, fino ad allora basata essenzialmente sulla caccia al cervo e al cinghiale e sulla raccolta di molluschi marini, mostra un crescente apporto di pesci (soprattutto cernie). In questa fase di transizione sono documentati anche numerosi resti di cetacei probabilmente provenienti da animali arenatisi sulla spiaggia nelle vicinanze della grotta. L'importanza della pesca tende ad aumentare nel corso del Neolitico, nei cui livelli tale attività è attestata da migliaia di resti di pesci (oltre alle cernie, sono stati riconosciuti saraghi, dentici, spigole, Labridi, Murenidi, scorfani, cefali ecc.) e da ami ricavati su osso e su avorio di zanne di cinghiale. Resti di una struttura muraria in pietre a secco, riferibile alla fase medio-inferiore del Neolitico, sono stati messi in luce nella porzione esterna del deposito conservato nel talus della grotta.

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