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Vandèa, guèrra della-

moto rivoluzionario a sfondo monarchico e cattolico, diretto a rovesciare il governo repubblicano francese, le cui fasi più acute e pericolose si ebbero nel 1793 e nel 1795 nella Vandea. Regione di contadini poveri dominati da preti “refrattari”, la Vandea (cui peraltro si associarono le zone rurali del Maine e della Loira) non solo non aveva tratto alcun beneficio dalle leggi repubblicane, ma aveva visto nella Rivoluzione un nemico acerrimo del tradizionale spirito religioso dei suoi abitanti. La scintilla che fece esplodere l'incendio fu il decreto di coscrizione che chiamava alle armi 18.000 giovani vandeani. Il 10 marzo 1793 la Vandea insorse. Fu inizialmente un moto spontaneo: i contadini si raccolsero in bande con alla testa uomini oscuri, ma prodi, come il guardacaccia Stofflet e il carrettiere Cathelineau. Da Parigi furono inviate truppe che però soltanto nella seconda metà di settembre, dopo qualche smacco, riuscirono a battere duramente i rivoltosi a Cholet. Ma, tamponata una falla, se ne apriva un'altra e in ottobre le bande di Stofflet, Cottereau e La Rochejacquelein battevano L'Échelle a Entramnes e poco dopo conquistavano Avranches. Ma in dicembre gli insorti si scontrarono a Le Mans con le truppe dei generali Marceau, Westermann e Klébert: fu un autentico massacro. I pochi fuggitivi furono raggiunti ed eliminati a Savenay. La guerra di Vandea era praticamente finita. Seguì la “pacificazione” condotta dapprima con estrema durezza, quindi con tatto e pazienza dal generale Hoche; ma proprio quando si poteva sperare che fosse stata veramente riportata la pace, lo sbarco di Quiberon (luglio 1795) – peraltro subito represso da Hoche – diede vita a una nuova sollevazione. Soltanto alla fine di marzo 1796, con la fucilazione dei due ultimi capibanda, Stofflet e Charette, la nuova rivolta poté dirsi conclusa.

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