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Vertov, Dziga

pseudonimo del cineasta sovietico Denis Arkadevič Kaufman (Białystok, Polonia, 1896-Mosca 1954). Documentarista d'avanguardia legato ai movimenti artistici “di sinistra” e in polemica globale con il cinema della tradizione, fu una figura dominante del cinema rivoluzionario. Fondò nel 1922 il gruppo dei (cine-occhi), che nelle attualità della (“Cinema-verità”) cercò di cogliere e di interpretare in modo militante la complessa realtà sovietica fino al 1925 in una serie di numeri monografici di cui è famoso il n. 21, sulla morte di Lenin. Le sue opere successive furono veri e propri poemi sinfonici, da Avanti soviet! e La sesta parte del mondo (1926) a L'undicesimo (1928), Entusiasmo o (1930), Tre canti a Lenin (1934), dove già si avverte l'avvento dello stalinismo. I suoi scritti teorici trovarono uno sbocco nel film sperimentale L'uomo con la macchina da presa (1929), manifesto di una tendenza “totale” che gli strutturalisti avrebbero in seguito considerato una tappa obbligatoria della ricerca. Escluso dal realismo socialista, ridotto praticamente al silenzio, fu rivalutato solo dopo la morte, negli anni Sessanta, quando, soprattutto all'estero, molti videro in lui il più grande maestro del cinema politico militante.

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