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Viènna

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(Wien). Capoluogo dell'omonimo territorio autonomo (Bundesunmittelbare Stadt Wien), capitale dell'Austria, 171 m s.m., 415 km², 1.635.501 ab. (2005); Grande Vienna, l'agglomerato urbano, 1.878.759 ab. (2004).

Generalità

La città si estende prevalentemente tra la sponda destra del Danubio a E e le alture boscose del Wienerwald a W, spingendo i quartieri periferici al di là del Danubio, nel Marchfeld a NE e a E e nella vasta pianura che si apre a S tra le propaggini meridionali del Wienerwald e il Danubio. L'abitato è attraversato da W a E dal corso del Wien, che confluisce da destra nel Donaukanal, l'antico corso del Danubio prima che le opere di regolazione ultimate nel 1875 ne spostassero più a E il ramo principale. Centro politico e culturale di grandi tradizioni, Vienna è sede di un'università (1365), un politecnico (1815), un conservatorio musicale, la Biblioteca Nazionale e altre prestigiose istituzioni educative, numerosi musei e vari istituti superiori e di ricerca, accademie, teatri e gallerie d'arte. È sede dell'OPEC e, con New York e Ginevra, anche dell'ONU. Ospita l'Osservatorio dei fenomeni di razzismo e xenofobia (EUMC), agenzia dell'UE. Il palazzo e i giardini di Schönbrunn (1996) e il centro della città (2001) sono stati iscritti dall'UNESCO nella lista dei siti Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Negli anni Venti del sec. XX a Vienna fiorì una scuola di pensiero nota come il Circolo di Vienna, che si riuniva intorno al filosofo M. Schlick e che ebbe, tra gli altri esponenti, K. Gödel e R. Carnap, segnando la nascita del neopositivismo diffusosi poi nel resto d'Europa e negli USA. Vienna è anche la patria della psicoanalisi, fondata da Sigmund Freudche ne poneva le basi con la pubblicazione del trattato Studi sull'isteria (1895).

Urbanistica

Il campo fortificato di Vindobona copriva una vasta area pianeggiante sulla riva destra del Danubio, che rimase pressoché la stessa fino al 1000. Il praetorium era situato all'estremità S del forum (occupante parte della Hoher Markt) attraversato dalla via principalis, mentre la via decumana passava tangente. Durante le grandi migrazioni la città romana fu distrutta, ma resti delle popolazioni germanica e slavonica continuarono a vivere nelle rovine del campo fino all'arrivo dei Bavari nel sec. VIII. Nei sec. X-XI Vienna, cui la posizione di naturale centro di transito e la protezione offerta dalle mura assicuravano la continuità dell'insediamento lungo tutto il Medioevo, conobbe un forte incremento demografico e quindi urbano, espandendosi al di là della cerchia bastionata, soprattutto verso Oriente. Nel sec. XII la città si sviluppò anche verso S e nel 1156 Enrico II di Babenberg trasferì la sua residenza da Klosterneuburg a Vienna, che rimase dei Babenberg e poi degli Asburgo. Nel sec. XIII Vienna (che contava 60.000 ab.) comprendeva tutta l'area tra il Danubio e il fiume Wien, a E dell'antico castrum, cioè la zona ancor oggi detta Die Stadt. A quel tempo erano già definite le piazze principali, come la Hoher Markt e la Neue Markt; i distretti erano rigidamente gerarchici (dei nobili, degli ebrei, dei borghesi). Nei sec. XV e XVI le fortificazioni furono rinnovate e si edificarono nuovi potenti bastioni; i suburbi, completamente distrutti, furono ricostruiti e collegati da strade radiali e concentriche che formavano una "ragnatela" intorno alla città vecchia. In questi nuovi quartieri i nobili elevarono i loro palazzi, le chiese e numerose istituzioni (ospedali, cimiteri). Con la crescita di Vienna, capitale dell'Impero asburgico e importantissimo centro commerciale, diplomatico e artistico, nel sec. XVII fu tracciata una nuova linea di difesa che inglobava i borghi esterni raggruppati intorno alle residenze nobiliari e ai conventi; questa cinta fu a sua volta incorporata nelle nuove fortificazioni del 1718 che inclusero anche vaste aree libere saturate solo nel secolo successivo. Durante il regno di Carlo VI e di Maria Teresa si ebbe una forte crescita della popolazione, che raggiunse i 175.000 ab. a metà del sec. XVIII. Al sec. XIX risalgono però le più significative trasformazioni urbanistiche atte a rispondere tanto allo sviluppo industriale della città quanto al suo ruolo politico ed economico: la rettifica dell'alveo irregolare del Danubio per l'insediamento di complessi industriali; la costituzione del grande parco del Prater (parco di divertimenti, di ricreazione, area per esposizioni) nella zona delimitata dal Donaukanal e soprattutto la costruzione (1855-80) della grande arteria del Ring (Ringstrasse), struttura larga da 800 m a 1140 m costruita sull'area delle mura ottoniane intorno alla città vecchia. La crescita demografica ebbe un'impennata nell'ultimo ventennio del sec. XIX, passando dai 724.800 ab. ai 1.770.000 ab. nei primi anni del secolo successivo, grazie soprattutto a una forte immigrazione da Cecoslovacchia e Ungheria. Nel 1905 si stabilì intorno a Vienna una cintura di boschi e prati in cui non era permessa nessuna costruzione, mentre un piano di abitazioni operaie al limite della zona industriale fu varato tra il 1910 e il 1913. Dopo la prima guerra mondiale, quando molti cechi tornarono al Paese d'origine, iniziò un calo demografico che proseguì nei decenni successivi. Una più attenta pianificazione della città ebbe luogo nel secondo dopoguerra: nel 1958 R. Reiner fu incaricato di elaborare un piano di sviluppo di Vienna, approvato nel 1961, nel quale si mirava a decongestionare le zone troppo densamente edificate per mezzo dello sviluppo di nuove aree nella pianura a S della riva sinistra del Danubio e di uno sfruttamento razionale del suolo urbano ai bordi della città. Negli ultimi anni Ottanta sono sorti il grande complesso di case popolari Kegelgasse 3 (1988), il padiglione per il Technisches Museum e la nuova sede BMW-Wien. Nei primi anni Novanta, invece, i programmi più impegnativi hanno riguardato la messa a punto di un asse verde di collegamento fra l'Augarten e il Prater e il restauro del centrale collegio dei gesuiti come ulteriore sede universitaria.

Storia

La prima struttura urbana, nell'ambito di un insediamento celtico, fu il campo fortificato di Vindobona, sorto nel sec. I a. C. per difendere il centro abitato di Carnuntum. Presa dagli Unni (sec. V) e ricordata nuovamente come Venia in età carolingia, nel sec. X venne assegnata ai margravi di Babenberg che vi eressero la propria residenza e fortificazioni militari. Nel sec. XII ebbe nuove mura (abbattute nel 1857), in corrispondenza del Ring, quindi diritti municipali (1221), in seguito agli accresciuti traffici e contatti tra i popoli germanici, slavi e italici. Nel secolo successivo Vienna passò a Ottocaro re di Boemia (1251) per venire poi conquistata e scelta come propria sede da Rodolfo I d'Asburgo (1278). Sotto questa casata Vienna ebbe l'Università (1365), la ricostruzione della cattedrale e il vescovato autonomo (1469) e si avviò a diventare la capitale dell'Impero, oggetto di cure particolari per la sua urbanistica e per il suo avvenire artistico e culturale. La penetrazione protestante fu vittoriosamente contrastata dalla curia, diretta da P. Canisio e Melchiorre Klesl, nonché dall'avvento dei gesuiti (1554). Sventata la minaccia ottomana, culminata nei grandi assedi del 1529 e 1683, Vienna consolidò la propria posizione dominante dopo il definitivo ritiro dei Turchi dall'Ungheria, conoscendo una nuova fioritura nel sec. XVIII, sotto Carlo VI e Maria Teresa. Occupata due volte da Napoleone (1805 e 1809), Vienna fu poi al centro di una rapida crescita sociale ed economica, che produsse nel 1848 un forte moto liberale e, nella seconda metà del secolo, la nascita di grandi istituti bancari e finanziari, nonché un nuovo sviluppo urbanistico, patrocinato da Francesco Giuseppe. Dopo la prima guerra mondiale, ridotta a capitale di una piccola Repubblica, Vienna diminuì per popolazione, ma progredì per le riforme civili e sociali realizzate sotto l'amministrazione cristiano-sociale e continuate con i socialisti. Teatro di aspri e sanguinosi scontri tra destra e sinistra prima dell'annessione alla Germania nazista, Vienna subì gravi danni durante la seconda guerra mondiale e dal 1945 al 1954 fu occupata dalle truppe sovietiche. La ricostruzione fu comunque rapida e Vienna ritrovò una funzione degna delle sue tradizioni come sede di importanti incontri diplomatici.

Architettura e arte

Scarsi sono gli avanzi di età romana, mentre restano importanti testimonianze medievali. Ai sec. XIII-XV risale la celebre cattedrale di Santo Stefano, con struttura a tre navate e alto coro; assai notevoli l'alta torre meridionale (1359-1433) e gli splendidi rilievi dei portali (sec. XIV), della scuola di P. Parler. All'interno, ornato da 77 statue del sec. XV, sono vari sepolcri imperiali e altre opere d'arte dei sec. XV-XVII, tra cui l'altare maggiore di J. J. Pock (1640-47) e l'organo cinquecentesco. Di tipo gotico primitivo è la chiesa di San Michele (sec. XIII-XIV). Fra le chiese trecentesche,si ricordano quella degli Agostiniani (1327, trasformata nel sec. XVIII), che conserva la tomba di Maria Cristina, di A. Canova, e quella di Maria am Gestade. Al sec. XIV risalgono anche alcune parti del Palazzo Imperiale (Hofburg), in seguito profondamente trasformato per l'aggiunta, nel corso dei secoli, della Cappella Palatina dell'Assunta (sec. XV, trasformata nel sec. XVIII), del bel cortile dello Stallburg (sec. XVI), dell'Ala Leopoldina (sec. XVII), della Biblioteca Nazionale (costruita nel 1735 su progetto di Fischer von Erlach il Vecchio), della Cavallerizza e dell'ala verso il cortile (di Fischer von Erlach il Giovane, sec. XVIII). Altre trasformazioni e ingrandimenti si ebbero nel sec. XIX (Neue Hofburg), ma il palazzo si presenta oggi, sostanzialmente, come un imponente e solenne complesso di aspetto settecentesco. Nella Hofburg si trova la camera del Tesoro Imperiale (Schatzkammer), del quale fanno parte oggetti di grandissimo pregio, fra cui la corona del Sacro Romano Impero, donata a Ottone I nel 962, la croce e il globo imperiali (sec. XII), la corona imperiale d'Austria eseguita per Rodolfo II (1612), il collare del Toson d'Oro (52 placche d'oro smaltato dell'epoca di Carlo V), il manto imperiale di Ruggero II di Sicilia (1133), il reliquiario di Santo Stefano, del periodo altomedievale, la culla del re di Roma. Notevoli anche le collezioni d'argenterie e servizi da tavola di corte. La città conobbe una straordinaria fioritura artistica nei periodi barocco e rococò (sec. XVII-XVIII) grazie all'attività di numerosi artisti italiani (i Carlone, i Tencalla ecc.) e austriaci (i Fischer von Erlach, J. L. von Hildebrandt, B. Permoser, G. Donner, J. M. Rottmayr). Al sec. XVII risalgono la chiesa dei gesuiti, trasformata nel secolo successivo da A. Pozzo, quella dei Cappuccini, con notevoli opere d'arte (sarcofago di Francesco I e Maria Teresa, di B. Moll, 1753), l'Arcivescovado, le chiese di San Rocco e dell'Annunziata (nei sobborghi) e vari monumenti e fontane. Numerose anche le realizzazioni della prima metà del sec. XVIII. A J. L. von Hildebrandt si devono lo splendido complesso dei palazzi del principe Eugenio, o del Belvedere, al centro di un magnifico parco, con fastose decorazioni e affreschi; il palazzo Daun-Kinsky, con interni riccamente decorati da M. Chiarini; il palazzo Schwarzenberg, poi modificato da Fischer von Erlach il Vecchio. Vasta, infatti, l'attività dei Fischer von Erlach, autori tra l'altro della chiesa di San Carlo, la più bella chiesa barocca della capitale. Ai primi decenni del secolo data anche l'imponente complesso di Schönbrunn. Altre costruzioni settecentesche sono la chiesa delle Salesiane, l'Accademia delle Scienze e dell'Albertina, i palazzi Pallavicini e Liechtenstein (affreschi di A. Pozzo). Al sec. XIX risalgono numerosi edifici che conferiscono a Vienna il suo tipico aspetto ottocentesco, tra questi spiccano quelli sorti lungo la Ringstrasse: l'Opera, l'Accademia di Belle Arti, il Parlamento, il Burgtheater, la Rathaus (municipio) e la Votivkirche (questi ultimi neogotici). Assai più significative sono, a cavallo dei sec. XIX e XX, le realizzazioni della Secessione, dovute principalmente a O. Wagner (varie stazioni della metropolitana, Cassa di Risparmio, chiesa di Steinhof) e J. M. Olbrich (padiglione della Secessione).

Arte: manifattura di porcellana

Nel 1719 sorse a Vienna la seconda manifattura europea (dopo Meissen) di porcellana dura, fondata nel 1719 da C. I. Du Paquier e passata allo Stato nel 1744. I periodi salienti della produzione di Vienna furono tre: quello del Du Paquier (1719-44), caratterizzato da una decorazione in stile barocco a motivi di foglie e nastri intrecciati; quello della gestione statale (1744-84) con vasellame in stile rococò a imitazione dei prodotti di Meissen e di Sèvres; quello della direzione di K. von Sorgenthal (1784-1805) che diede vita alla produzione migliore di tutta l'attività, soprattutto grazie all'apporto del decoratore Schindler e del modellatore A. Grassi, autore quest'ultimo di raffinate statuette di gusto neoclassico. Nel sec. XIX la produzione declinò, sino alla chiusura della fabbrica (1864).

Musei

Al primo posto va ricordato il Kunsthistorisches Museum, uno dei più importanti di tutta Europa, situato in un immenso palazzo costruito nel 1872-81 per ospitare le ricchissime raccolte asburgiche e suddiviso in vari settori. Notevoli sono le raccolte di arte antica (egizia e greco-romana), tra le quali figurano l'Atleta (da Efeso, sec. IV a. C.) e il Sarcofago delle Amazzoni (sec. IV a. C.). La sezione di arte plastica e decorativa comprende importanti sculture (opere di Donatello, A. Rossellino, F. Laurana ecc.), lavori tedeschi e bizantini dei sec. IX-XI, preziosi oggetti di oreficeria (tra cui la celebre saliera di B. Cellini; va però ricordato che i pezzi più significativi si trovano nella già citata Schatzkammer). Ricca anche la collezione di arazzi (ca. 900) fiamminghi e francesi dei sec. XVI-XVIII, ma il settore più importante è certamente la pinacoteca, che ospita capolavori di tutte le scuole europee. La sezione italiana comprende opere di Tiziano (Ecce Homo), C. Tura, B. Gozzoli, A. da Messina, G. Bellini, Giorgione (I tre filosofi), Tintoretto, L. Lotto, Palma il Vecchio, Veronese, Moretto da Brescia, G. G. Savoldo, J. Bassano, Raffaello (Madonna del prato), Fra' Bartolomeo, A. del Sarto, Parmigianino, Correggio, Caravaggio, G. Reni, Bronzino; la pittura spagnola è rappresentata da un gruppo di splendidi ritratti di Velázquez; vaste le collezioni di arte fiamminga, con opere di J. van Eyck, R. van der Weyden, H. Memling, H. van der Goes, P. Bruegel il Vecchio e il Giovane, A. van Dyck, P. P. Rubens (Ritratto di Elena Fourment), J. Vermeer, H. van Rembrandt (Autoritratto); la pittura tedesca è rappresentata da opere di A. Dürer (Ritratto dell'imperatore Massimiliano), L. Cranach, A. Altdorfer, H. Holbein. Altra notevole raccolta di pittura è quella dell'Accademia di Belle Arti, con dipinti di Giovanni di Paolo, Tiziano, F. Guardi, J. Bosch, D. Bouts, Rubens e Rembrandt. Il complesso del Neue Hofburg comprende un Museo d'Arte (con raccolte di antichità, strumenti musicali, armi e armature), il Museo della Cultura austriaca e il Museo Etnografico, ricchissimo di oggetti di tutto il mondo (fra cui una rarissima corona di piume, portata dal Messico da Cortés). Assai notevole anche il Museo d'Arte Decorativa, con splendidi tappeti orientali (sec. XV-XVIII), porcellane di Vienna (sec. XVIII-XIX) e vetrerie veneziane. L'Albertina, costituita dal duca Alberto di Sassonia nel sec. XVIII, è una delle più importanti collezioni di disegni (ca. 40.000) e stampe (oltre 1 milione) di tutto il mondo. Due musei dedicati all'arte austriaca (Museo del Barocco e Museo dell'Arte Medievale) hanno sede nel complesso del Belvedere. Importanti anche le raccolte del Museo Storico di Vienna e del Museo di Scienze Naturali. Vanno ricordati anche il Museo di Storia Naturale, che fronteggia il Kunsthistorisches Museum lungo il Ring tra i giardini della Hofburg, il Palazzo delle Esposizioni, il Museo Austriaco per l'Arte e l'Industria e la Neue Hofburg, che conserva una delle collezioni di armi e di armature più importanti del mondo e una collezione di strumenti musicali antichi.

Istituti culturali

La più importante biblioteca della città e dell'Austria è la Biblioteca Nazionale; altre biblioteche viennesi sono: l'universitaria, fondata nel 1775; la biblioteca del Kunsthistorisches Museum e quella dell'archivio centrale dello Stato (Haus-Hofund Staatsarchiv).

Spettacolo

È con gli spettacoli presentati dal Collegio dei Gesuiti che inizia la storia scenica di Vienna. Si sviluppò subito in due tendenze: popolare, con sedi in locali di fortuna, recitato da compagnie nomadi anche straniere, e di corte, opere e balletti dati nelle sale dei più fastosi palazzi. Il primo teatro popolare era stato lo Hauptund Staatsaktion che presentava avventurose vicende di re e conquistatori ravvivate dagli interventi comici del buffo Pickelherring. Da quest'ultimo e dagli Zanni della Commedia dell'Arte, che a Vienna avevano trovato frequente ospitalità, l'attore J. A. Stranitzky trasse la figura di Hanswurst, installandosi nel 1712 al Kärntnertortheater, il primo teatro pubblico della città e che per un secolo, a iniziare dal 1763, fu il principale teatro d'opera di Vienna. Qui andarono in scena il Fidelio di Beethoven e le opere di Weber, i successi di Meyerbeer e i drammi musicali di Wagner, nonché i capolavori del melodramma italiano. Nel 1776 ebbe i privilegi di teatro di corte anche il Burgtheater, del quale Giuseppe II volle fare un tempio del dramma letterariamente “nobile”, relegando la commedia popolare a sale periferiche. Nel 1787 si aprì il Theater auf der Wieden (ribattezzato nel 1801 Theater an der Wien) diretto da E. Schikaneder, librettista e primo Papageno del Flauto magico mozartiano. Queste due sale e lo Josephstädttheater, aperto nel 1788, sarebbero state nel sec. XIX le sedi delle straordinarie commedie popolari di F. Raimund e J. Nestroy, autori e interpreti di irripetibili mescolanze di farsa, fiaba e parodia, nonché il seguito delle acclamatissime operette di Suppé, J. Strauss e F. Lehár (accolte anche al Carltheater aperto nel 1847). Per la prosa c'era il Burgtheater che, grazie alla direzione di J. Schreyvogel, acquistò prestigio internazionale inscenando le opere di F. Grillparzer, nonché i testi più significativi del miglior teatro europeo costituendo una compagnia stabile con eccellenti attori. Per la lirica, infine, si inaugurò nel 1869 la Hofoper, ribattezzata Staatsoper nel 1919, che aggiunse al repertorio soprattutto le opere di R. Strauss. A tutte queste sale si affiancarono prima e dopo la guerra 1914-18 altri teatri con intenti più propriamente sperimentali o per ospitare commedie di consumo. Dopo la seconda guerra mondiale,riaprirono i grandi teatri e ne sorsero di nuovi, spesso di breve durata. Con il Burgtheater, lo Josephstädttheater e la Staatsoper hanno acquistato importanza la Volksoper, che rappresenta opere, musical e operette, e il Volkstheater, che, diretto da L. Epp, ha svolto una politica di repertorio ardita, assorbendo forze e idee anche dai numerosi teatrini sperimentali sorti successivamente.

Danza

Come in altre corti europee, anche presso la corte asburgica il balletto trovò munifica ospitalità e maestri di ballo italiani e francesi vi diffusero il gusto per le rappresentazioni coreografiche. A partire dalla metà del sec. XVIII, grandi coreografi vi introdussero le prime forme di ballet d'action. Primo fu F. Hilverding (1743-68), e dopo di lui G. Angiolini – che qui mise in scena alcune delle sue più importanti creazioni su musiche di C. W. Gluck (Don Juan, 1761 e Semiramis, 1765). A questi seguirono J.-G. Noverre (1767-74), S. Viganò, che proprio a Vienna allestì il suo capolavoro, Le creature di Prometeo (1801). Nei primi decenni del sec. XIX il balletto guadagnò grande popolarità nella capitale. Si aprirono nuovi teatri dove stelle provenienti da tutt'Europa si esibivano regolarmente, e le ballerine viennesi, prima fra tutte F. Elssler, assursero a fama internazionale. Coreografi di vaglia come P. Taglioni e A. Bournonville furono ospiti nella capitale e tutti i principali titoli del repertorio vi furono rappresentati, da Sylphyde (1836) a Giselle (1842), da La Péri (1844) a Napoli (1856), da Coppelia (1876) a Sylvia (1877). Il balletto Die Puppenfee, dell'austriaco J. Hassreiter (già solista poi direttore della compagnia del Teatro dell'Opera di Corte dal 1891 al 1920), andato in scena per la prima volta nel 1888, ottenne tale successo da rimanere ininterrottamente nel repertorio della compagnia fino ai giorni nostri. Fra la fine del sec. XIX e il principio del sec. XX le prime correnti del modernismo giunsero a farsi apprezzare nella capitale austriaca. Vi si esibirono L. Fuller e I. Duncan; le sorelle Wiesenthal, già allieve della scuola di ballo del Teatro dell'Opera, cominciarono negli anni Dieci a presentare con successo loro originali interpretazioni coreografiche dei valzer di Strauss. Dal 1934 al 1939 M. Wallmann, già assistente di M. Wigman, guidò la compagnia del Teatro dell'Opera. Dal 1942 al 1952 R. Chladek fu direttrice della danza al Conservatorio cittadino e dal 1952 al 1970 ricoprì la stessa funzione all'Accademia di Musica e Arti dello Spettacolo. Durante la seconda guerra mondiale, intanto, l'antico Teatro di Corte era andato distrutto (ma l'attività ballettistica non fu interrotta). Fra le maggiori personalità chiamate alla direzione nel dopoguerra E. Hanka (1942-58), anch'essa di formazione modernista, D. Parlič (1958-61) e A. Milloss (1961-66 e 1971-74), cui si deve l'allestimento del Lago dei cigni affidato a R. Nureev (1964), protagonista M. Fonteyn, e dello Schiaccianoci di J. Grigorovič (1973). In anni recenti la capitale ha visto l'istituzione di festival e stagioni internazionali che hanno offerto al pubblico – accanto alla regolare attività della compagnia di balletto del Teatro dell'Opera di Stato – il meglio della danza classica e contemporanea di tutto il mondo.

Musica

Importantissimo centro musicale sin dal Medioevo (quando fu sede di diffusione del canto liturgico cristiano nonché di una fiorente tradizione profana), svolse un ruolo fondamentale nella cultura musicale europea soprattutto grazie alla politica culturale della corte asburgica. Essa incoraggiò il movimento dei Minnesänger e più tardi quello dei Meistersinger, ma soprattutto creò con la cappella di corte (fondata da Massimiliano I nel 1498) uno splendido strumento (aperto alla collaborazione di musicisti stranieri) destinato per almeno tre secoli a una gloriosa attività; vi collaborarono tra gli altri H. Isaac, L. Senfl, A. von Bruck, H. Finck, Ph. de Monte, G. Priuli, O. Benevoli, A. Draghi, M. A. Ziani, J. Fux, A. Caldara. Già sede di una fervida attività teatrale e importante momento di mediazione nel campo della musica strumentale tra le esperienze italiane e quelle dell'Europa settentrionale, la città toccò un insuperato momento di splendore nel Settecento con l'opera di P. Metastasio, di C. W. von Gluck e dei rappresentanti del cosiddetto “classicismo viennese”, W. A. Mozart, F. J. Haydn, L. van Beethoven. Nell'Ottocento il Neues Kärntnertortheater e la Staatsoper furono dei punti di riferimento dell'esperienza operistica europea, mentre in sale minori, come il Josephstädttheater (1788) e il Theater an der Wien (1801), si svilupparono il Singspiel e l'operetta. L'esistenza di istituzioni sinfoniche e concertistiche di altissima qualità (tra le quali basterà citare la Gesellschaft der Musikfreunde fondata nel 1812 e tuttora attiva) e la presenza di personalità di primissimo piano, da F Schubert a Weber, alla dinastia degli Strauss, a J. Brahms, Bruckner, Mahler, R. Strauss, conservò a Vienna il tradizionale primato musicale, che fu poi continuato da Schönberg, Berg e Webern, esponenti della “Scuola di Vienna”.

Economia

A Vienna e nella sua area lavora ca. un quarto della forza lavoro nazionale e ca. un terzo del PIL viene prodotto nel suo distretto. Grazie alla sua posizione alla convergenza di importanti vie di comunicazione stradali, ferroviarie, fluviali e aeree, Vienna è un cospicuo emporio commerciale e centro industriale e finanziario: le industrie, che si concentrano in particolare nei sobborghi di Florisdorf, Stadlau, Simmering, Favoriten e Liesing, sono attive nei settori alimentare (molitura dei cereali, pastifici, oleifici, distillazione di vini e liquori, birrifici, produzione di insaccati di maiale ecc.), tessile, metalmeccanico, chimico, elettrotecnico, siderurgico, dell'abbigliamento, grafico-editoriale. Fiorente è anche l'artigianato, specializzato nella produzione di porcellane, gioielli, vetrerie e strumenti musicali. È tuttavia il settore terziario che occupa la maggior parte della forza lavoro, e in particolare le attività legate alla pubblica amministrazione. Una voce importante è rappresentata dall'industria turistica, che attira oltre due milioni di viaggiatori l'anno e i cui poli di attrazione sono in special modo il Prater, il centro storico, il castello di Schönbrunn e i caratteristici locali di Grinzing e Nussdorf. Negli ultimi decenni sempre più cospicuo è stato l'afflusso di lavoratori stranieri, che il mercato del lavoro ha assorbito per ovviare all'invecchiamento della popolazione. Vienna dispone inoltre di un attivo porto fluviale, attrezzato anche per il movimento turistico. Il nodo autostradale di Vienna è fra i principali svincoli del traffico autostradale europeo EW nel quadro dell'Europa meridionale. L'aeroporto internazionale è situato presso Schwechat, 15 km a SE del centro cittadino.

Curiosità

Riprendendo una tradizione che risale al 1700, ogni anno, nel mese di febbraio, nei saloni dell'Opera di Vienna si svolge il tradizionale Opernball (Ballo delle debuttanti), che richiama giovani da tutto il mondo. La prima edizione del ballo si ebbe nel 1936 e, salvo un'interruzione durante la seconda guerra mondiale, la tradizione prosegue tuttora.Vienna è anche la sede di Viennale, un prestigioso Festival Internazionale del Cinema che si svolge in ottobre nelle più belle sale cinematografiche della città.

Bibliografia

Per la geografia

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Per la storia

R. Till, Geschichte der Wiener Stadtverwaltung in den Letzen 200 Jahre, Vienna, 1956; B. Battelheim, La Vienna di Freud, Milano, 1990.

Per l'arte

R. K. Donin, Der Wiener Stephansdom und Seine Geschichte, Vienna, 1946; K. Ginhart, Wiener Kunstgeschichte, Vienna, 1948; R. K. Donin, Geschichte der Bildender Kunst in Wien, Vienna, 1955; J. M. Olbrich, Idee. Architetture e interni viennesi, Firenze, 1991.

Media

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Collegamenti