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Viṣṇu

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Religione

Dio dell'India. Nella fase vedica della religione indiana, Viṣṇu è subordinato al dio Indra in funzione cosmogonica. È una figura poco appariscente: si direbbe la personificazione dell'asse cosmico, in quanto egli divide e coordina lo spazio (con tre passi percorre il mondo, è detto in un mito), rendendo possibile l'azione degli dei veri e propri e il congiungimento tra mondo umano e mondo divino. È soltanto con la fase induistica che acquisisce una personalità divina più complessa: acquisisce sostanzialmente i caratteri della sovranità, sostituendo Indra in questo ruolo, finché non diviene il Signore (Iṣvara), “dio unico” del visnuismo, la nuova religione che prende nome da lui. Un compromesso tra la nuova concezione di Viṣṇu e la tradizione religiosa indiana (pluralistica) è fornito dalla possibilità di venerare il dio sotto molti aspetti: i suoi avatāra, ossia le forme che egli prende per agire nel mondo in funzione salvifica e restauratrice dell'ordine. Una volta compiuta la sua opera come avatāra, Viṣṇu torna nella sua sede trascendente, un paradiso di nome, Vaikuntha, e alla sua forma prototipica. Tenendo conto che gli avatāra di Viṣṇu appaiono da un lato in successione cronologica e dall'altro sono oggetto di un culto permanente, diremo che questa concezione risolve: la multiformità del divenire storico, che viene così ridotto ad un'unica realtà metastorica; la multiformità del mondo che nella tradizione politeistica era espressa dai vari dei, ciascuno preposto a un settore della realtà, e adesso è espressa da varie manifestazioni di un unico dio. Nel nome di Viṣṇu vengono così a confluire vari elementi della storia religiosa dell'India: esseri cosmogonici (la tartaruga, il pesce ecc.) sono riguardati come avatāra del dio, ma diventano suoi avatāra anche Rāma, l'eroe dell'epopea Rāmāyana, anche Kṛṣṇa, il popolare dio-salvatore dell'induismo, e persino il Buddha.

Iconografia

L'iconografia del dio supremo (Iṣvara) fu elaborata e definita dall'arte indiana nel periodo Gupta, che dal sec. IV fissò le regole di rappresentazione per le molteplici incarnazioni (avatāra) assunte dalla seconda divinità della Trimurti nelle sue “discese” sulla terra. La matrice iconografica indiana fu poi adottata, con poche varianti stilistiche, da altri Paesi asiatici dipendenti culturalmente dall'India. Dal gruppo originario dei dieci avatāra, le più popolari rappresentazioni di Viṣṇu sono quelle delle incarnazioni di Rāma e di Kṛṣṇa, celebrate dall'arte scultorea e dalla ricca tradizione delle scuole di miniatura. Oltre a queste, sono note le immagini di Viṣṇu sotto forma di pesce (Matsya), di tartaruga (Kurma), di cinghiale (Varāha), di uomo-leone (Narsimha) ecc. Altra fondamentale rappresentazione di Viṣṇu è quella dove il dio, nel suo paradiso sul monte Meru, è raffigurato disteso sul serpente policefalo Ananta. Documento esemplificativo della ricca iconografia di Viṣṇu è costituito da una stele indiana di arte Hoysala raffigurante Viṣṇu e i suoi dieci avatāra, conservata al Musée Guimet di Parigi: la divinità domina in posa frontale (vāsudeva), sotto le sembianze di un giovane principe; nella zona inferiore della stele lo fiancheggiano le sue spose, Lakṣmī e Bhudevi, e il mitico uccello Garuḍa, la cavalcatura del dio.

Media

Visnu.