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Viganò, Salvatóre

ballerino e coreografo italiano (Napoli 1769-Milano 1821). Figlio d'arte – il padre Onorato fu pure ballerino e coreografo – e nipote del compositore L. Boccherini, con il quale intraprese lo studio della composizione musicale. Oltre agli studi di danza – che perfezionò in Spagna con J. Dauberval, il quale ebbe su di lui una notevole influenza – si cimentò, da autodidatta, anche con la letteratura e le scienze, formandosi una vasta cultura personale. In Spagna, nel 1788, conobbe e sposò la danzatrice di origine austriaca Maria Medina, con la quale formò per lunghi anni una coppia acclamatissima. Insieme seguirono a Londra Dauberval e viaggiarono poi in tutta Europa, ottenendo notevole successo, in particolare a Vienna, dove si trattennero dal 1793 al 1795. Il debutto di Viganò nella coreografia avvenne a Venezia nel 1791 con il balletto Raoul, signor de Crequi. Il suo primo capolavoro Le creature di Prometeo (Die Geschöpfe des Prometheus, su musica composta per lui da L. van Beethoven) andò in scena nel 1801 a Vienna, dove era tornato nel 1799 e dove resterà fino al 1803. Tornato in Italia nel 1804, Viganò si divise fra Milano, Roma e Venezia – dove metterà ancora in scena, nel 1809, Gli Strelizzi – per assumere, dal 1813, la direzione del ballo al Teatro alla Scala dove andarono in scena i suoi celebri coreodrammi, ammirati da artisti e intellettuali quali U. Foscolo, G. Rossini, Stendhal. Fra questi da ricordare Il Prometeo (1813), la Mirra (1817), Otello, su soggetto shakespeariano, e La vestale, ispirata dal melodramma di G. Spontini (entrambi 1818). La concezione coreodrammatica di Viganò che mirava a una complessa compenetrazione fra danza e recitazione e all'evoluzione in senso plastico-espressivo del movimento, rappresenta una tappa essenziale nella storia della danza in Occidente e un'indubbia anticipazione rispetto alle teorie del Novecento.

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