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Vivarini

famiglia italiana di pittori di origine muranese, attivi soprattutto a Venezia nel sec. XV. Capostipite (Murano ca. 1418-prima del 1484) della famiglia, Antonio è il fondatore della cosiddetta “scuola muranese” e rappresentante principale di quel particolare momento di trapasso della pittura veneziana tra tardogotico e Rinascimento, caratterizzato dalla compresenza di stilemi tradizionali, anche bizantineggianti, e di un avvicinamento, talora incerto, alle novità fiorentine. L'originalità di questo linguaggio, già pienamente espresso nel polittico per la basilica di Parenzo (ca. 1440), fu da Antonio declinata secondo una personale accezione di tenerezza formale e coloristica, evidente soprattutto in opere “minori”, come le Madonne (Madonna col Bambino, Venezia, Accademia) o le tavolette con Storie di Santi (disperse in vari musei, si ricorda il Martirio di S. Lucia della Carrara di Bergamo), di intima e delicata poesia. La collaborazione col cognato Giovanni d'Alemagna condizionò invece in senso fastosamente decorativo la produzione di Antonio nel quinto decennio del secolo, costituita quasi interamente da grandi polittici di struttura goticheggiante (tre polittici per S. Zaccaria, 1443; trittico della Scuola Grande della Carità, ora all'Accademia, 1446, ecc.). Tra il 1447 e il 1450 Antonio è attivo col cognato a Padova, impegnato alla decorazione della volta della cappella Ovetari agli Eremitani, interrotta nel 1450 per la morte di Giovanni. L'influsso della lezione padovana, non congeniale all'indole di Antonio, appare sostenuto nelle opere successive dalla collaborazione col fratello minore Bartolomeo (polittici per la Certosa di Bologna, ora in Pinacoteca, 1450; per il convento di Arbe, 1458; del Municipio di Osimo). Ultima prova intensa del maestro, la cui opera si confuse poi progressivamente in più modesti prodotti della sua bottega, è il grande e ben strutturato polittico per la Confraternita di S. Antonio di Pesaro (1464), ora alla Pinacoteca Vaticana. § Fratello minore (Murano ca. 1430-dopo il 1490) di Antonio, Bartolomeo si formò come suo allievo e collaboratore, assorbendo gli stimoli del soggiorno padovano in uno stile plasticamente risentito, dai contorni incisi, il cui sostanziale mantegnismo è però interpretato con un gusto del colore, vitreo e splendente, e un accento lirico squisitamente veneziani. Cosicché le opere autonome di Bartolomeo, dopo il 1459, specialmente le numerose Madonne col Bambino (valga per tutte quella splendida della National Gallery di Londra), mostrano maggiori tendenze col gusto degli squarcioneschi, mentre le opere della maturità (Madonna e Santi, 1465, Napoli, Capodimonte; trittico di S. Maria Formosa, Venezia, 1473; trittico dei Frari, Venezia, 1474; Madonne del Museo Correr di Venezia, del Metropolitan Museum di New York e della National Gallery di Washington) rivelano nella ricerca di stringatezza formale e di unità spaziale un'evidente attenzione all'esempio di Giovanni Bellini. Stanca invece e involuta l'ultima produzione del maestro. § Figlio (Venezia ca. 1445-1505) di Antonio, formatosi lavorando col padre e con lo zio Bartolomeo, Alvise rappresenta la piena maturazione delle esperienze della scuola muranese, ormai inserita nell'alveo della pittura veneziana del Rinascimento. Lo stile di Alvise, ancora acerbo nella prima opera datata, il polittico per il convento di Montefiorentino (1476, ora alla Galleria Nazionale di Urbino), si impone con originalità in quelle subito successive (Sacra Conversazione, 1480, Venezia, Accademia; Madonna col Bambino, Urbino, Galleria Nazionale; S. Antonio da Padova, Venezia, Museo Correr), che mostrano la complessità della sua cultura: il vibrante segno mantegnesco perde ogni durezza nella pienezza della luce che investe forme geometricamente pure e sostanzia un colore pieno e caldo. Alvise ha così assimilato le fondamentali indicazioni di Antonello da Messina e di Giovanni Bellini, unificandole in una particolare affettuosità e intimità di sentimento, cui ha guardato poi Lorenzo Lotto, e che si esprime con particolare intensità sia nelle numerose Madonne col Bambino (in particolare in quella tenerissima col bambino dormiente in S. Giovanni in Bragora a Venezia), sia nei vivissimi ritratti (Gentiluomo in azzurro, 1497, Londra, National Gallery).

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Bartolomeo Vivarini.