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Walther von der Vogelweide

poeta austriaco (Bassa Austria ca. 1170-Würzburg ca. 1230). Appartenente alla piccola nobiltà, fu educato forse in un chiostro e forse fu discepolo di Reinmar von Hagenau. Dal 1190 ca. visse a Vienna alla corte di Federico I. Sotto Leopoldo VI viaggiò per le corti tedesche, soggiornando anche presso Filippo di Svevia e dopo la morte di questi, nel 1208, schierandosi col suo avversario Ottone IV, di cui sostenne la battaglia antipapale. Dal 1213 fu in rapporto con Federico II di Hohenstaufen, da cui nel 1220 ottenne un piccolo feudo vicino a Würzburg. Si fa l'ipotesi che abbia partecipato alla crociata del 1228, poiché molti suoi Lieder vi fanno riferimento. È appunto dai suoi Lieder che si ricavano notizie della sua vita, poiché l'unico documento conservatoci è un atto di donazione pecuniaria del vescovo di Passau datato del 1203. Walther è il più grande lirico del Minnesang tedesco e l'anello di congiunzione fra la poesia cortese e quella realistica dell'età successiva. Il decadere dell'autorità imperiale, le pretese del papato, l'involuzione dei costumi nel tardo Medioevo, l'allentarsi della tensione religiosa (vedi l'elegia Ahimé, dove sono andati tutti i miei anni) ispirano a Walther le violente invettive liriche e i vibrati e accorati appelli alla cristianità degli Sprüche (sentenze). Il tema centrale del Minnesang, l'amore, è da lui elaborato nella variante tradizionale della hohe Minne, servitù d'amore alla donna lontana e perfetta, e nella variante della niedere Minne (amore terreno) dei Mädchenlieder (Canti della fanciulla), riferiti a una fanciulla d'umile ceto che corrisponde l'amante col cuore e coi sensi, come già avveniva nella poesia dei chierici vaganti e dei provenzali. Tra i Lieder della niedere Minne è il celeberrimo Unter der Linden (Sotto il tiglio), in cui una fanciulla rievoca un convegno amoroso su un giaciglio di rose in aperta campagna, al canto dell'usignolo, imitato col ritornello tandaradei. Conscio della propria grandezza, già riconosciuta dai contemporanei, nel Kaiser-Friedrichs-Ton (Melodia dell'imperatore Federico) Walther si vanta di essersi valso di tutti gli stili, dal sublime al mediocre, all'umile. I Meistersinger lo collocarono fra i 12 maestri antichi. La sua opera, già pubblicata da L. Uhland nel 1822 e ricostituita criticamente da K. Lachmann nel 1827, ha visto dall'età romantica a oggi una serie ininterrotta di edizioni complete e parziali e di traduzioni in tedesco moderno.