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Washington, George

primo presidente degli Stati Uniti (Bridges Creek, Wakefield, 1732-Mount Vernon 1799). Figlio di un piantatore, ebbe un'educazione molto semplice, tuttavia migliorò da solo la propria istruzione. A diciassette anni, su incarico di lord T. Fairfax, fece una stima catastale delle proprietà di quella famiglia. Compì così bene il suo lavoro che venne invitato a svolgerne uno analogo anche per conto del governo della colonia della Virginia. Questo lavoro, che lo portò spesso ad affrontare pericoli, sviluppò la sua conoscenza del territorio e soprattutto il suo interesse per l'Ovest. Alla morte del fratellastro Lawrence nel 1752, Washington ereditò una tenuta piuttosto vasta che in seguito ingrandì acquistando l'intera proprietà di Mount Vernon, alla quale dedicò molte cure. Nel 1753 ottenne un posto nella milizia coloniale, dove, col rango di maggiore, partecipò anche a scontri con francesi e indiani. Nello stesso anno, in relazione alle controversie con la Francia, il governatore della Virginia gli affidò una missione nelle terre attraversate dal fiume Ohio, che Washington descrisse in un celebre diario di viaggio. L'anno successivo partecipò nella stessa zona, col grado di tenente colonnello, a una spedizione militare della quale assunse il comando dopo la morte dell'ufficiale che la guidava. In questa occasione ottenne il suo primo successo militare sconfiggendo un contingente franco-indiano. Nonostante alcuni insuccessi che seguirono, Washington si conquistò durante questa guerra una buona fama di militare. Nel 1758 esordì in politica facendosi eleggere rappresentante della contea di Frederick alla Camera della Virginia, carica che mantenne per 16 anni. Nel 1759, il matrimonio con una ricca vedova, M. Dandridge Custis, migliorò la sua situazione finanziaria permettendogli anche di ingrandire le sue proprietà terriere (Washington mantenne per tutta la vita un forte interesse per l'agricoltura e uno spiccato amore per la sua tenuta di Mount Vernon). In questo periodo si conquistò una vasta notorietà negli ambienti politici virginiani, distinguendosi per la saggezza e la moderazione delle sue posizioni. All'inizio delle tensioni con la Gran Bretagna, benché aristocratico e conservatore, Washington abbracciò subito e con decisione la causa americana e fu poi tra i più decisi fautori del boicottaggio ai prodotti importati dalla madrepatria. Fu così inviato come delegato della Virginia al primo e al secondo Congresso continentale. Quando scoppiarono le ostilità, J. Adams lo propose come comandante in capo dell'esercito rivoluzionario: Washington fu nominato ufficialmente nel giugno del 1775 e assunse effettivamente il comando dell'esercito continentale il 3 luglio, dopo la battaglia di Bunker Hill. Come comandante di un esercito male assortito e peggio equipaggiato, diviso dalle rivalità tra yankees e meridionali, Washington ebbe bisogno di tutte le sue doti di pazienza e moderazione, ma anche della sua tenacia e determinazione per mantenerne la coesione e portarlo alla vittoria, aiutato in questo dall'ascendente che esercitava sui soldati e dal prestigio di cui godeva presso i capi politici. Stratega mediocre, commise molti errori nella condotta della guerra e fu ripetutamente battuto, ma il suo patriottismo e la sua forza morale finirono col compensare i limiti che pure aveva. Al termine della guerra di indipendenza la sua popolarità era superiore a quella di tutti gli altri pur brillanti capi rivoluzionari. Nel 1787, inviato come rappresentante della Virginia alla Convenzione costituzionale, fu chiamato a presiederla; durante i lavori svolse un ruolo essenzialmente di mediazione, intervenendo poco nella discussione. Comunque, quando gli elettori americani scelsero la prima volta un presidente degli Stati Uniti, il voto unanime si puntò su Washington, che entrò in carica il 6 aprile 1789. La sua prima presidenza fu dominata dal vivace e spesso aspro dibattito tra federalisti e antifederalisti. Sebbene le sue simpatie andassero ai primi, egli evitò sempre ogni parzialità e anche nella composizione del governo si impegnò a mantenere l'equilibrio tra le due fazioni, nominando gli antifederalisti T. Jefferson e J. Randolph rispettivamente capo del dipartimento degli Esteri e procuratore generale e i federalisti A. Hamilton e H. Knox a capo dei dipartimenti del Tesoro e della Guerra. Durante il suo primo mandato presidenziale Washington si sforzò di organizzare il governo federale facendone un organo efficiente di buona amministrazione. Anche in questa carica sopperì con le sue eccellenti doti pratiche, soprattutto di amministratore, alle proprie carenze come politico. Rieletto all'unanimità nel 1792, perfezionò l'opera intrapresa nel quadriennio precedente. In politica estera Washington enunciò alcuni dei principi basilari della politica estera americana, quali la non interferenza degli Stati Uniti nei confronti dei conflitti europei, principio che ebbe modo di praticare durante la guerra franco-britannica del 1793. Gli otto anni che Washington trascorse alla presidenza assicurarono alla neonata repubblica un prezioso periodo di stabilità sotto la guida di un capo avveduto e stimato, che giovò molto al consolidamento delle nuove istituzioni. In tale periodo Washington dovette affrontare anche momenti difficili, per esempio la “rivolta del whisky” del 1791 durante la quale fu chiamato a dimostrare la forza e la stabilità delle istituzioni. Ritiratosi a Mount Vernon alla fine del secondo mandato presidenziale, morì tre anni dopo, giustamente compianto come “padre della patria”.

S. D. Freeman, George Washington, New York, 1948-52; C. Ward, The War of the Revolution, 2 voll., New York, 1952; T. W. Wilson, Washington, Milano, 1954; R. B. Morris, La rivoluzione americana, Roma, 1957; J. F. Kennedy, Profiles in courage, New York, 1960; W. Wilson, Washington, Milano, 1964.