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Wilder, Billy

(Samuel). Regista statunitense di origine austriaca (Sucha 1906-Los Angeles 2002). Ex giornalista, sceneggiatore in Germania (Menschen am Sonntag, 1929, di R. Siodmak ed E. G. Ulmer) e a Hollywood specialmente per Lubitsch (Ninotchka, 1939), autore di tutti i propri film (scritti con Ch. Brackett dal 1942 al 1950, con I. A. L. Diamond dal 1957), si servì sia del dramma sia della commedia per forti ritratti di costume e per una descrizione implacabile, ora cinicamente aggressiva, ora allegramente feroce, della società americana. Un quartetto di film “neri” fece di questo immigrato europeo dalla battuta caustica uno dei più spietati testimoni d'accusa dell'America amara: La fiamma del peccato (1944) che lo lanciò tra i maestri del thriller, Giorni perduti (1945, premio Oscar) sull'alcolismo, Viale del tramonto (1950, premio Oscar) sulla fine del divismo a Hollywood, L'asso nella manica (1951) sul giornalismo a sensazione. Quando la moglie è in vacanza (1955), A qualcuno piace caldo (1959), L'appartamento (1960, premio Oscar), Non per soldi ma per denaro (1966) affermarono le sue virtù di commediografo e di direttore d'attori. Il suo ventiquattresimo titolo, Prima pagina (1974), rappresentò la sintesi, anche autobiografica, di una carriera particolarmente brillante. Sono poi seguiti, ma meno incisivi, Fedora (1978) e Buddy Buddy (1981). Nel 1987, durante la cerimonia degli Oscar, ha ricevuto il premio Irivin Thalberg

A. Madsen, Billy Wilder, Londra, 1968; T. Wood, The Bright Side of Billy Wilder, Primarily, New York, 1970; Autori Vari, Wilder à la “une”, in “Ècran 75”, 35, Parigi, 1975; A. Cappabianca, Wilder, Firenze, 1976; F. Giovannelli, Billy Wilder: America amara, Roma, 1979.

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