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Wolff, Christian

illuminista tedesco (Breslavia 1679-Halle 1754). Compiuti gli studi a Jena e Lipsia, entrò in contatto con G. W. Leibniz, con il quale ebbe un importante scambio epistolare. Lo stesso Leibniz gli procurò la cattedra di matematica a Halle, dove egli iniziò la pubblicazione di manuali filosofici in lingua tedesca (i primi del genere) con Anfangsgründe aller mathematischen Wissenschaften (1712-25; Elementi di tutte le scienze matematiche), seguiti dalla serie dei Vernünftige Gedanken (1712-25; Pensieri razionali) concernenti tutti i settori della speculazione. Cacciato da Halle per l'ostilità dei teologi (1723), Wolff si recò a Marburgo, dedicandosi alla pubblicazione delle opere latine, tra cui la Philosophia rationalis sive logica (1728), la Philosophia prima sive ontologia (1729), la Psychologia rationalis (1734), la Theologia rationalis (1736-37). Richiamato a Halle da Federico II, Wolff divenne il capo dell'illuminismo tedesco, che da lui acquistò il carattere di “filosofia dogmatica” indiscussamente preminente nelle scuole tedesche almeno fino al 1770. Wolff volle fare della filosofia una scienza sicura e utile attraverso una rigorosa struttura deduttiva. Le scienze vengono suddivise in razionali (riguardanti la possibilità delle cose), empiriche (riguardanti la realtà effettuale) e matematiche (determinazione delle grandezze), duplicando questa suddivisione con un'altra tra scienze teoriche e scienze pratiche. Il metodo generale è offerto dalla logica, che dal principio di contraddizione deduce ogni altro principio conoscitivo generale. Tale metodo permette di trasformare le percezioni confuse della sensibilità in cognizioni chiare, distinte e necessariamente connesse. La ragione non genera l'ordine delle cose, ma scopre la loro necessaria concatenazione, provvista dei caratteri di unità, verità e perfezione. L'influsso di Leibniz rese usuale parlare di questo sistema come di “filosofia leibnizio-wolffiana”, espressione tuttavia rigettata da Wolff stesso e criticata a fondo da I. Kant.