Yemen

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(Al-Jumhūrīyah al-Yamanīyah). Stato dell'Asia sudoccidentale (527.968 km²). Capitale: Sanʽā. Division e amministrativa: province (18). Popolazione: 22.198.000 ab. (stima 2008). Lingua: arabo. Religione: musulmani 99,9%, altri 0,1%. Unità monetaria: riyal yemenita (100 fils). Indice di sviluppo umano: 0,567 (138° posto). Confini: Arabia Saudita (N), Oman (E), golfo di Aden (S) e Mar Rosso (W). Membro di: Lega Araba, OCI e ONU.

Generalità

Stato dell'Asia, situato nell'estrema propaggine meridionale della Penisola Arabica, porta nel nome un fraintendimento semantico ed etimologico che rivela l'importanza attribuita a questo Paese fin dall'antichità. Se Yemen, infatti, indica ciò che sta “a destra”, più propriamente “a destra dell'Est”, il punto cardinale fondamentale del sistema di riferimento arabo, il nome del Paese altro non sembrava indicare per gli antichi che il suo essere semplicemente la parte meridionale dell'Arabia. Quella parola ha finito, invece, nel tempo, per assumere il significato di “felice”, “fortunato”, “prospero”. Proprio per la grande disponibilità di risorse di cui il Paese era fornito (soprattutto le essenze dell'incenso e della mirra) e per la sua strategica posizione, prospiciente il Mare Arabico e tappa sulle rotte mercantili verso l'Oriente, la terra dell'Arabia del Sud era stata battezzata dai greci con il nome di Eudaimon Arabia, divenuto poi presso i romani Arabia Felix, e così tramandata. Di quell'antico splendore, arricchito dal passaggio di varie civiltà che qui soggiornarono, restano le innumerevoli vestigia sparse sul territorio: dalle fortificazioni nel deserto al plurimillenario centro storico della capitale, dalle iscrizioni himyarite alle rovine degli antichi regni sabei. Nel Duemila, dopo un lungo processo per la conquista dell'unità e dell'indipendenza, lo Yemen, è forse l'unico Paese arabo la cui economia ruota attorno ai giacimenti petroliferi scoperti nel suo territorio, ma la cui limitata presenza non ha alimentato quel formidabile processo di arricchimento e progressiva crescita che ha invece caratterizzato altri stati petroliferi. La sua popolazione è, infatti, considerata la più povera della Penisola Arabica, secondo le statistiche internazionali, ancorata a valori propri di una tradizione molto conservatrice, priva di opportunità di sbocchi e crescita professionale. A questo quadro che denuncia la necessità di ampi interventi, si aggiunge la spinosa questione dei rapporti tra clan e tribù (vera anima antica del tessuto demografico del Paese), alcuni dei quali (quelli del Nord soprattutto) si sono resi protagonisti di eclatanti episodi di protesta per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione locale, culminate nel rapimento di turisti stranieri. Nonostante questa difficile situazione interna, lo Yemen si è impegnato in un riassetto strutturale del Paese, intrapreso già alla fine del XX secolo. Ulteriore stimolo per la risoluzione dei conflitti tribali e il risanamento interno proviene dalla necessità crescente di migliorare le relazioni internazionali, compromesse anche dai sospetti di connivenza con le organizzazioni terroristiche di stampo islamico, che hanno acuito l'isolamento dello Stato.

Lo Stato

La Repubblica dello Yemen è nata il 22 maggio 1990 a seguito della fusione dello Yemen del Nord, già Repubblica araba dal 1962, e dello Yemen del Sud, già protettorato britannico, indipendente dal 1967 e Repubblica democratica popolare dal 1970. In base alla Costituzione approvata nel maggio 1991 (poi emendata nel 1994), l'esercizio del potere esecutivo è affidato al presidente della Repubblica (eletto a suffragio diretto con mandato di sette anni), coadiuvato da un Consiglio dei ministri nominati dal presidente in accordo con il primo ministro; il potere legislativo esercitato da una Camera dei Rappresentanti (301 membri in carica per 6 anni) eletta a suffragio universale diretto e dal Consiglio della Shura, formato da 111 membri nominati dal presidente. Il sistema giudiziario si basa sulla legge islamica e su una commistione di norme che traggono origine dal sistema turco, dalla Common Law britannica nonché da disposizioni locali. La giurisdizione internazionale non è accettata ed è in vigore la pena di morte. La giustizia è amministrata, nel suo grado massimo, dalla Corte Suprema. La difesa del Paese è affidata all'esercito, alla marina e all'aviazione; sono presenti anche una guardia nazionale e una guardia costiera. Il servizio militare è obbligatorio e dura 3 anni; dal 2001 è stato autorizzato un programma per varare una forma di leva volontaria. L'istruzione primaria inizia a 6 anni e ha una durata di 6 anni, l'educazione secondaria comprende due cicli di tre anni ciascuno. Le università presenti nel Paese sono ubicate a Sanʽā, Aden, Hodeida e Shibām. L'analfabetismo nel Paese è molto elevato: infatti riguarda il 41,1% della popolazione (2007).

Territorio: morfologia

Il territorio dello Yemen, situato in media al di sopra dei 2000 m, si affaccia sul Mar Rosso, a N dello stretto di Bab el Mandeb, con una cimosa litoranea, in parte alluvionale, in parte collinosa, che raggiunge una profondità massima di 80 km. La scarpata che scende dall'altopiano alla costa non si presenta unitaria, ma rotta da una serie di valli d'incisione; essa corrisponde strutturalmente al piano della frattura che, verso la fine dell'Eocene (era cenozoica), ha separato la Penisola Arabica dall'Africa. Vi si connettono le estese formazioni basaltiche che, unitamente alle rocce antiche del tavolato arabico, danno al paesaggio tonalità scure e forme incisive, spigolose, con platee rotte dalle incisioni vallive rivolte verso la costa e con la successione di apparati vulcanici, oggi estinti, lungo l'orlo dell'altopiano; su uno di questi, in parte eroso e invaso dal mare, sorge Aden. Aggredito dall'erosione regressiva in corrispondenza delle vallate che scendono verso la costa, il bordo occidentale ha un'orlatura movimentata, che alterna rocce granitiche antiche e strati arenacei paleozoici e mesozoici; qua e là emergono pile di materiali vulcanici; l'altitudine massima supera i 3500 m (Hadur Shaykh, 3760 m). Procedendo verso l'interno, i rilievi si appianano, il territorio prende forme tabulari e comunque meno accidentate, digradando, in rapporto alla generale inclinazione verso E della Penisola Arabica, fino al di sotto dei 1000 m e assumendo via via carattere desertico. L'altopiano riprende quota nella sezione centrorientale del Paese, dove è costituito da rocce arenacee e calcaree cenozoiche, mentre l'estrema sezione settentrionale comprende già un lembo del ar-Rub' al Khālī, chiamato anche Ar Rimal (Le Sabbie), un immenso deserto di sabbie rosse, battuto incessantemente dai venti secchi di SE. Nell'altopiano, la monotonia del paesaggio tabulare è rotta soltanto da una complessa rete di uidian che raccolgono le scarsissime precipitazioni, ma che testimoniano al tempo stesso l'esistenza passata di un'epoca molto più umida di quella attuale. Le scarpate dell'altopiano (Ḥaḍramawt, Mahrāt) dominano il versante meridionale, innalzandosi anche qui in bastioni montuosi, sia pure meno elevati (2000-2500 m) e succedendosi ripide verso il golfo di Aden, su cui prospettano talora con coste basse e sabbiose, profonde in media una ventina di chilometri.

Territorio: idrografia

La rete idrografica è rappresentata dai numerosi solchi degli uidian, che hanno percorsi differenti da un'estremità all'altra del Paese: nella fascia occidentale l'orlo dell'altopiano alimenta corsi d'acqua veloci e a regime torrentizio, che scendono dalla scarpata sia verso il mare (uadi Saham), sia verso i deserti dell'interno (uadi Adhanah); al centro del territorio, su un tratto parallelo alla linea di costa scorre, per ca. 600 km, il maggiore dei fiumi yemeniti, l'uadi Ḥaḍramawt (che poi, in direzione della foce, assume il nome di uadi al-Masīlah). Nella fascia orientale gli uidian si perdono per lo più nelle sabbie del deserto.

Territorio: clima

Il clima è prevalentemente tropicale, caldo e secco. La temperatura si mantiene attorno a valori elevati durante tutto l'anno: ad Aden i valori medi sono compresi tra i 24 ºC di gennaio e i 32 ºC di giugno, ma durante l'estate si raggiungono talora i 50 ºC all'ombra. Soltanto a mano a mano che si procede verso il bordo occidentale l'altitudine mitiga la temperatura: è questa una delle regioni più ospitali del Paese, chiamata appunto Serat o “luogo fresco”; a Sanʽā si hanno medie massime di 20 ºC e minime persino di -5 ºC. Anche le precipitazioni, influenzate dai monsoni, presentano regimi diversi per le diverse zone del Paese: sono abbondanti (800-1000 mm annui) sull'altopiano e nelle aree montuose, dove comunque si concentrano nei mesi estivi, mentre i bacini interni presentano caratteri di più o meno marcata aridità.

Territorio: geografia umana

Lo Yemen è terra di popolamento assai antico: fu sede di floridi regni, tra cui il favoloso regno di Saba che ebbe rapporti con il mondo egizio, e fu meta di passaggio di numerose potenze che attraversarono il suo territorio. Il Paese rimase parzialmente estraneo alla penetrazione ottomana, che si interessò quasi unicamente alla fascia costiera sul Mar Rosso e successivamente al colonialismo, che solo nell'ex Yemen del Sud creò ad Aden una base strategica di primaria importanza. La densità media del Paese è di 42 ab./km²; la popolazione si raccoglie in maggior parte nelle alteterre occidentali (il Serat), al di sopra dei 1700 m e nelle zone costiere, specie quelle sul Mar Rosso. Le province più abitate risultano quindi quelle dell'ex Yemen del Nord dove si addensa l'80% della popolazione su un territorio che corrisponde a poco meno di un terzo circa del totale nazionale. La popolazione è composta da arabi (93%), ma nel Nord vivono consistenti minoranze di somali (3%) e, nei pressi di Aden, gruppi di asiatici (1%), soprattutto indiani e indonesiani di antica immigrazione; esiguo è il numero di europei. La dinamica demografica è molto attiva con un coefficiente di accrescimento annuo del 3,1% nel periodo 2000-2005, dovuto essenzialmente all'alto tasso di natalità accompagnato da un basso tasso di mortalità, specie a partire dagli ultimi decenni del Novecento; tuttavia gli indicatori relativi alla mortalità infantile e materna sono ancora elevati e gli standard di vita poveri. Questo costituisce una delle sfide più importanti all'interno dei programmi di sviluppo socioeconomico del Paese. Predominano i villaggi, piccoli e medi, che sull'altopiano e sui monti sovrastanti assumono aspetti caratteristici, con le grandi e alte case, spesso fortificate, che ospitano ciascuna una famiglia patriarcale. Intorno ai villaggi si estendono orti irrigati, ricchi di alberi da frutto, com'è tradizione di tanta parte del mondo arabo o persiano. La città maggiore è Sanʽā, antica e splendida capitale, cinta di mura, già sede sultanale insieme a Ta'izz; oggi Sanʽā è diventata il centro del rinnovamento in corso nel Paese, con negozi che offrono i primi prodotti industriali e le strade percorse dai primi autoveicoli, ma anche con i primi sventramenti che rompono l'unità di una città ormai unica nel mondo islamico per la sua tipicità urbana. Seconda città del Paese è Aden, già capitale dell'ex Yemen del Sud, che nonostante l'antica origine si presenta oggi soprattutto come una creazione tipicamente inglese e che, pur avendo mantenuto in parte la tradizione commerciale, è anche il maggior centro industriale dello Yemen. Al pari della capitale, quasi tutti i centri di un certo rilievo sono situati sull'orlo dell'altopiano; sempre all'interno è Ta'izz, ricco centro commerciale ai margini di un'ampia vallata. Sul Mar Rosso è Hodeida; Sa'dah è nota anche per essere la culla dello zaidismo, setta musulmana particolarmente diffusa nello Yemen, mentre Al-Mukhā fu un tempo attivo porto e grande emporio del caffè. Nell'ex Yemen del Sud rivestono importanza i piccoli centri situati lungo l'uadi Ḥaḍramawt il cui principale centro è Al-Mukallā.

Territorio: ambiente

La vegetazione yemenita varia a seconda dell'altitudine. Intorno alle sorgenti e lungo gli uidian si trovano coltivazioni e piante spontanee come palma da dattero, tamerici, acacie ma man mano che si sale la flora si fa più ricca con sicomori, fichi ed euforbie, grazie anche a un maggiore apporto idrico, dato dalle precipitazioni, che consente la coltura di frutti tropicali (caffè). Tra le numerose specie presenti nel Paese si citano ancora lo Ziziphus spina-christi, l'albero da cui, secondo la tradizione biblica, sarebbe stata ricavata la corona di Cristo, e l'Adenium obesum, noto anche come l'albero bottiglia o la rosa del deserto. I maggiori problemi ambientali sono connessi alla desertificazione, all'erosione del suolo, specialmente nelle aree adibite al pascolo, e alla scarsità delle risorse idriche, poiché le falde sono utilizzate in modo intensivo. Della fauna originaria restano pochi esemplari (babbuino, iena, volpe) e molte specie selvatiche sono estinte (orice d'Arabia, pantera, antilope, rinoceronte); si possono ancora osservare uccelli migratori e, nelle acque territoriali, varie specie di pesci. Nel Paese vi sono 3 aree protette (la comunità di Bura, l'isola di Suquṭrā e la comunità del bacino idrografico Wadi Zabīd) e una riserva oltre a una serie di parchi e oasi naturali non riconosciute a livello internazionale.

Economia: generalità

Lo Yemen si caratterizza come il Paese più povero della Penisola Arabica (1.182 di PIL nel 2008), presentando condizioni di diffuso sottosviluppo malgrado gli indubbi progressi registratisi con la riunificazione. Il PIL registrato nel 2008 è stato di 27.151 ml $ USA. L'economia del Paese rivela il permanere di disparità territoriali; l'ex Yemen del Nord è rimasto estraneo a ogni colonizzazione e quindi chiuso in un regime feudale rigido fino agli anni Sessanta del Novecento, successivamente orientato a un'economia di mercato; i territori che costituivano lo Yemen del Sud, invece, che a seguito della colonizzazione inglese avevano invece conosciuto, seppur limitatamente all'area di Aden, sensibili incentivazioni economiche e una maggior apertura all'esterno, hanno optato negli anni Sessanta per un'economia di stampo socialista, in concomitanza con i provvedimenti di nazionalizzazione delle attività produttive. La scoperta di giacimenti di petrolio e gas naturale all'inizio degli anni Ottanta del Novecento ha sconvolto la struttura economica del Paese, precedentemente basata sull'agricoltura. Al momento della riunificazione, nel 1990, quando si è avviato verso la costituzione di un'economia di mercato, lo Yemen aveva una struttura economica dominata dallo Stato e un debito estero pari al doppio del prodotto interno lordo. La crisi della guerra del Golfo, con la decisione di sostenere l'occupazione irachena, e l'instabilità politica tra il 1993 e il 1994 hanno portato a una certa paralisi delle attività produttive. Per far fronte alla difficile situazione e seguendo i suggerimenti del Fondo Monetario Internazionale, nel corso del 1995 il governo ha varato un programma di riforme economiche, amministrative e finanziarie che hanno incontrato, tuttavia, forti resistenze sociali; negli anni successivi il programma è stato provvisoriamente bloccato. Ulteriori interventi degli organismi internazionali sulla programmazione economica, risalenti ai primi anni del Duemila, sono volti a limitare la dipendenza dal settore petrolifero, a ridurre i contributi e le esenzioni, a modernizzare l'amministrazione pubblica, che è inefficiente e grava notevolmente sulle spese dello Stato, e il sistema finanziario. Ma i risultati sono parziali e il PIL ha avuto una crescita media annua del 3,5% (tra 2000 e 2006), al di sotto delle previsioni. Gli aiuti dall'estero costituiscono ancora una voce importante del PIL: nel 2006 nuovi fondi sono stati stanziati dalla Conferenza dei Paesi donatori e dal Fondo dei Paesi del Golfo. La continua situazione di instabilità e la struttura tribale della società hanno finora compromesso una reale attuazione dei progetti pubblici e privati e l'attuazione delle auspicate politiche di trasparenza e di incentivi agli investimenti stranieri.

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

La metà della popolazione attiva è impiegata nell'agricoltura, che contribuisce a una minima quota del PIL e risente di varie e notevoli limitazioni: le tecniche colturali sono assolutamente arcaiche (del tutto insufficiente è per esempio l'irrigazione), sicché risulta assai meno florida di quanto le condizioni pedologiche non consentirebbero: là dove infatti i terreni sono opportunamente terrazzati e ben irrigati, i suoli si sono rivelati molto fertili. Le principali colture alimentari – peraltro del tutto insufficienti alle necessità del Paese – sono i cereali, in particolare il sorgo, seguito da frumento, miglio, orzo e mais; un certo rilievo hanno anche i legumi, le patate, gli ortaggi (cipolle secche, pomodori, peperoni) e la frutta: agrumi, uva, cocomeri, manghi, banane e datteri, questi due ultimi coltivati nella fascia costiera del Tihamah. Qui sono state introdotte con un discreto successo varie colture commerciali, come canna da zucchero, ricino, tabacco, cotone, in declino; l'orlatura montuosa del Serat è invece adatta al caffè e al qat, un arbusto sempreverde dalle cui foglie si ricava una sostanza stupefacente, ritenuta leggera e il cui consumo è diffuso tra gli yemeniti. Il caffè, che per secoli costituì la più importante risorsa economica del Paese, continua ad alimentare le esportazioni. L'allevamento rappresenta un'importante risorsa economica; l'ingente patrimonio zootecnico comprende caprini, ovini (tra cui le pregiate pecore che forniscono le pelli di astrahan) e bovini; dromedari, cavalli e asini sono tuttora largamente utilizzati come mezzi di trasporto. La pesca viene praticata con successo; il centro più attrezzato è il porto di Hodeida.

Economia: industria e risorse minerarie

Le attività industriali sono rappresentate da piccole aziende, che per lo più lavorano prodotti agricoli o zootecnici locali (impianti tessili, oleifici, manifatture di tabacchi, concerie), a cui si aggiungono alcuni cementifici e impianti per la produzione di materie plastiche (Ta'izz). L'artigianato yemenita produce tappeti, gioielli, oggetti in ferro e vetro. Il sottosuolo garantisce riserve di rame, piombo, zinco, molibdeno, nichel, oro, gesso e marmo. Miniere di sale sono dislocate in diverse aree del Paese. Lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio (Masilah e Ma'rib-Al Jawf) e gas naturale (Ma'rib ecc.) è di recente introduzione; la lavorazione avviene nelle raffinerie di Ma'rib e Little Aden mentre sono in costruzione impianti per la produzione di LNG (gas naturale liquefatto). Modesta, e interamente di origine termica, è la produzione di energia elettrica.

Economia: commercio, comunicazioni e turismo

Il sistema finanziario è basato sulle banche. L'apertura di moderne vie di comunicazione ha contribuito a dare notevoli impulsi economici al Paese; in particolare, ne sono stati avvantaggiati i flussi commerciali. Più consistente è stato invece l''incremento del commercio estero. La bilancia commerciale è comunque passiva: fra le poche merci d'esportazione si annoverano il petrolio e i suoi derivati, cotone, caffè, cuoio e pelli, pesce. I principali partner commerciali sono la Cina, l'India, la Thailandia, la Corea del Sud, l'Arabia Saudita, gli USA, gli Emirati Arabi e il Brasile (per l'import). Ferrovie e strade hanno uno sviluppo complessivo di ca. 24.000 Km; le strade sono asfaltate solo per metà e risalgono in massima parte agli anni Settanta. Principale arteria è la superstrada che collega la capitale, Sanʽā, con il porto di Hodeida, il più attivo del Paese, dopo quello di Aden. Altri importanti centri portuali sono Al-Mukhā, Al-Salīf e Loheia. Anche il settore dei trasporti aerei ha registrato un discreto incremento: lo Yemen può contare su sei aeroporti internazionali.

Storia: dalle origini al XIX secolo

La “via delle spezie” rese famoso nell'antichità uno Stato che aveva il suo centro nello Yemen attuale, il regno di Saba (I millennio a. C.). Ai Sabei subentrarono nel sec. I a. C. gli Himiariti, che ressero lo Yemen fino al 525 d. C., quando furono sconfitti dagli Etiopici. Lo Yemen, che sul finire del sec. VI fu una satrapia persiana, adottò l'islamismo intorno al 630. Le guerre di religione accesesi tra i musulmani all'epoca del quarto califfato ebbero ripercussioni anche nello Yemen, le cui pianure occidentali videro prevalere i Sunniti, mentre nelle montagne orientali ebbero la meglio gli Zaiditi, un ramo dello sciismo. Nel sec. IX un imām zaidita fondò la dinastia che, con qualche interruzione dopo esser divenuta tributaria dei Turchi nel sec. XV (ma da essi effettivamente controllata solo verso la fine dell'Ottocento), regnò sullo Yemen del Nord fino al 1962, anno in cui ottenne l'indipendenza dall'Impero Ottomano. Dal 1839 l'Impero Britannico occupò il porto di Aden e altri territori meridionali: questa parte del Paese rimase una colonia inglese fino 1967. Qui di seguito una trattazione separata della diversa evuzione storica dei territori settentrionali e di quelli meridionali dello Yemen, riunificatesi solo nel 1990.

Storia: i territori dello Yemen del Nord dal 1911 al 1988

Nel 1911 una rivolta dell'imām Yaḥyā costrinse gli Ottomani a concedergli una larga autonomia. Ritiratisi i Turchi nel novembre 1918, la parte settentrionale dello Yemen riottenne l'inpidendenza e l'imām Yaḥyā Hamid-ad-Din venne proclamato re, ma i suoi tentativi di allargare la propria area di influenza fallirono. Nel 1934 il Paese fu sconfitto in una guerra-lampo contro l'Arabia Saudita e dovette rassegnarsi a riconoscere la perdita dell'ʽAsīr. Durante la seconda guerra mondiale il Paese si mantenne neutrale; nel 1945 fu tra i fondatori della Lega Araba e due anni dopo entrò a far parte delle Nazioni Unite. Nel 1948 Yaḥyā rimase ucciso a seguito di un'insurrezione e il suo successore, Aḥmed, aderì con Egitto e Siria alla Repubblica Araba Unita (1958), che di fatto rimase sulla carta. Nel 1962 una rivoluzione militare privò del potere l'imām Muḥammad el-Badr, il quale era succeduto pochi giorni prima al padre Aḥmed: nasceva la Repubblica Araba dello Yemen (YAR) con a capo il colonnello Abdullah al-Sallal. L'imām si rifugiò nelle montagne nordorientali e con il soccorso determinante dell'Arabia Saudita resistette sette anni al regime repubblicano, guidato da Sallal, a sua volta aiutato dall'Egitto. Nel 1970 un colpo di stato portò al potere il moderato al-Iryani che nel 1972 firmò un trattato (accordo del Cairo) con il governo rivoluzionario di ispirazione marxista-leninista dello Yemen del Sud per una futura riunificazione dei due Stati, questa politica si scontrava con quella saudita. Nell'estate del 1972 la situazione parve precipitare e si ebbero numerosi incidenti. L'intervento della Lega Araba evitò che i due Stati si confrontassero sul terreno della guerra aperta. Nel 1974 il colonnello filosaudita Ibrahim el-Hamidi prese il potere creando il Consiglio del comando delle forze armate presieduto da suo fratello Moḥamed el-Hamidi. Nel 1977 si concordò di unificare le rappresentanze diplomatiche dei due Paesi, ma l'assassinio prima del presidente el-Hamidi e di suo fratello e del suo successore al-Ghashmi (1978) poi, nei quali si riconoscevano responsabilità sud-yemenite, riacutizzavano la tensione tra i due Paesi. Ciononostante le trattative per l'unificazione continuavano col nuovo presidente ʽAlī ʽAbdallāh Saleh, eletto nel 1978 e riconfermato nel 1983 e nel 1988 quando la popolazione fu chiamata per la prima volta a elezioni politiche.

Storia: i territori dello Yemen del Sud dal 1939 al 1986

La storia dello Yemen del Sud si separa da quella delle regioni del Nord a partire dal 1839, cioè dall'anno in cui gli inglesi occuparono Aden, un piccolo porto di 500 ab., con lo scopo di farne un anello della catena Gran Bretagna-Indie. L'apertura del canale di Suez (1869) accrebbe considerevolmente l'importanza di Aden. Per proteggere il porto, Londra intavolò sul finire dell'Ottocento negoziati con i capi tribù dell'area circostante: oltre alla colonia di Aden furono così costituiti un protettorato occidentale, che contava diciotto sultanati, e un protettorato orientale (Hadhramaut), costituito da quattro sultanati. Essendo i territori del protettorato occidentale rivendicati dallo Yemen del Nord, le relazioni tra Sanʽā e Londra furono sempre tese, in particolar modo negli anni tra il 1920 e il 1934. Nel 1959 fu costituita, su pressione britannica, una Federazione degli emirati arabi del Sud, che tuttavia non riuscì a raccogliere l'adesione di tutti i sultanati dei due protettorati. Per di più Aden, per nulla desiderosa di lasciarsi incapsulare in una struttura dominata dagli emiri, ricercava da sola la via dell'indipendenza. Nel novembre 1967 gli inglesi abbandonarono il Paese: il nuovo governo fu costituito dal Fronte Nazionale di Liberazione (FLN), un'organizzazione che aveva avuto la meglio sui rivali del Fronte di Liberazione dello Yemen Meridionale Occupato (FLOSY), i quali ultimi erano appoggiati dal Cairo e da Damasco e miravano a creare uno Yemen unificato. Nel giugno del 1969 il FLN prese il potere: furono nazionalizzate le imprese straniere, si procedette alla riforma agraria, mentre veniva varata una Costituzione a sfondo socialista (1970) e il Paese assumeva la denominazione di Repubblica Democratica Popolare dello Yemen. L'esodo di più di 300.000 sud-yemeniti nello Yemen del Nord inasprì la tensione tra i due Stati. Scontri armati sempre al limite della guerra aperta spinsero la Lega Araba a fare opera di mediazione e portarono all'accordo del Cairo (1972) per l'unificazione dei due Yemen. Nel 1976 il Paese dovette sopportare un conflitto con l'Oman per gli aiuti dati al Fronte popolare di liberazione di quel Paese. Nel 1978, in seguito all'assassinio del presidente nordyemenita al-Ghashmi, in cui parvero implicati elementi dello Yemen del Sud, si riacutizzò il conflitto tra i due Yemen. Il presidente sud-yemenita Salem ʽAlī Rabie fu destituito e ucciso. Lo sostituì come capo di Stato ad interim ʽAlī Nasser Moḥammed (eletto nel 1980), il quale riprendeva i negoziati per l'unificazione e se, da una parte, rafforzava ulteriormente i legami con l'URSS che apriva una base militare nei pressi di Aden, non mancava però, dall'altra, di riallacciare i rapporti con le monarchie della Penisola Arabica, Arabia Saudita e Oman. Nel gennaio 1986 l'ala dura del regime, con l'appoggio dei sovietici, scatenava però una rivolta che si concludeva con la sconfitta di ʽAlī Nasser e la vittoria di Haidar Abū Baḳr al-Aṭṭās.

Storia: la riunificazione

La riunificazione, preceduta dalla firma di un accordo (maggio 1988) per lo sfruttamento comune e la demilitarizzazione delle zone petrolifere di frontiera del Maareb (Nord) e Chaboua (Sud), venne proclamata ad Aden il 22 maggio 1990. Come presidente della neoistituita Repubblica dello Yemen venne contestualmente designato l'ex presidente dello Yemen del Nord, ʽAlī ʽAbdallāh Saleh, come vicepresidente il sud-yemenita ʽAlī Salem al-Beid del Partito Socialista Yemenita (PSY) e come primo ministro l'ex presidente della Repubblica Democratica Popolare, Haidar Abū Baḳr al-Aṭṭās. Il primo governo del nuovo Stato unitario indicò fra le proprie priorità lo sviluppo delle infrastrutture e dei rapporti con gli altri Stati Arabi: l'ambigua posizione tenuta nei confronti dell'invasione irachena del Kuwait ha però causato la sospensione dell'aiuto economico saudita (e statunitense) e l'espulsione da quel Paese di ca. 850.000 immigrati yemeniti. All'interno, le difficoltà economiche, nel Sud aggravate dal forte innalzamento dei prezzi, produssero agitazione sociale e determinarono crescenti contrasti fra i due partiti della coalizione governativa. Nel 1991 venne approvata per referendum la Costituzione dello Stato unitario. Nel 1993 si tennero le elezioni legislative, vinte dal Congresso Generale del Popolo (CGP) del presidente ʽAlī ʽAbdallāh Saleh; alla guida del nuovo governo fu confermato Haidar Abū Baḳr al-Aṭṭās del PSY. Tuttavia i conflitti per la gestione congiunta del potere presto degenerarono e nel 1994 ci fu un tentativo, presto sedato, di restaurazione della Repubblica democratica dello Yemen del Sud. Nel settembre dello stesso anno fu emanata una nuova costituzione fondata sulla legge coranica e si formò un governo controllato dal partito del presidente ʽAlī ʽAbdallāh Saleh e dal movimento islamico El Islah. Nel 1995 la situazione politica interna dello Yemen cominciò lentamente a tornare alla normalità. Come aveva promesso il presidente yemenita ʽAlī ʽAbdallāh Saleh, il governo di Sanʽā dedicò maggiore attenzione alle questioni economiche impegnandosi ad affrontare con decisione i problemi strutturali del paese. Sul versante della politica estera non pochi sono stati i problemi che impegnarono lo Yemen nel corso dello stesso anno. Riemerse la questione delle dispute di confine con l'Arabia Saudita, derivate dal mancato rinnovo dell'accordo di Taif nel 1934. I frequenti colloqui intercorsi tra le due diplomazie nel 1994, anno della scadenza della proroga ventennale dell'accordo e poi sospesi per lo scoppio della guerra civile, portarono una prima intesa sul problema di una popolosa striscia di terra situata lungo il Mar Rosso (comprese le isole Kuria Muria), di cui lo Yemen rivendicava la sovranità. Nello stesso anno il presidente si recò in visita in Arabia Saudita e nell'ottobre successivo Sanʽā e Riyadh firmarono un accordo per la lotta comune contro il traffico di droga e il contrabbando. Nelle elezioni politiche del 1997 il Congresso generale del popolo (CGP) ottenne una vittoria schiacciante a danno del partito islamico riformista El Islah. Solo nel giugno 2000 il presidente ʽAlī ʽAbdallāh Saleh raggiunse un accordo con l'Arabia Saudita per la demarcazione dei confini ponendo fine al contenzioso tra i due Paesi. Una serie di attentati ispirati dal partito islamico all'opposizione provocò decine di vittime nei primi mesi del 2001, in occasione delle prime elezioni amministrative e del referendum con cui si decise la proroga del mandato per il Presidente e il Parlamento. Il presidente ʽAlī ʽAbdallāh Saleh vinceva le elezioni del 2006. Nel nord del Paese (Saada) rimaneva attiva la guerriglia della minoranza sciita, maggioritaria in quella regione, colpita più volte da azioni militari da parte dell'esercito saudita. All'inizio del 2010 il presidente Saleh dichiarava un cessate il fuoco unilaterale, mentre alcuni giorni dopo migliaia di persone partecipavano a manifestazioni in varie province per chiedere la secessione del sud del Paese. Nel 2011, in seguito alle diverse proteste scoppiate nei paesi arabi, iniziavano manifestazioni di protesta contro il governo e il presidente Saleh, culminate a giugno con un attentato in una moschea e con un attacco ai palazzi governativi, in cui rimanevano seriamente feriti il premier e il presidente, che veniva trasportato d'urgenza in un ospedale saudita. Il potere passava al vicepresidente Abd Rabbu Mansour Hadi. Tornato in patria il presidente iniziava una serie di colloqui con l'opposizione, che avevano come mediatore il governo dell'Arabia Saudita. In novembre, a Riyadh, veniva firmati degli accordi che prevedevano le dimissioni di Saleh, la sua immunità e la presidenza ad interim per due anni di Abd Rabbu Mansour Hadi e la formazione di un governo con l'opposizione.

Cultura: generalità

Paese arabo in cui l'Islam pervade ogni aspetto della vita e della società, lo Yemen conserva tuttavia preziosi segni dell'epoca preislamica e delle altre culture di cui, in qualche modo, ha subito l'influenza, da quella ellenica a quella cinese. La posizione geografica di crocevia tra il Mar Rosso e l'Oceano Indiano ha infatti favorito, nel corso dei secoli, l'approdo e lo stanziamento, più o meno prolungato, di viaggiatori, conquistatori e mercanti, benché poi la rigida impronta islamica abbia ostacolato l'apertura economica e culturale verso il mondo per molto tempo. Se nei centri urbani si riscontrano segni di modernità e industrializzazione, lo stile di vita di gran parte della popolazione resta rurale, legato a costumi e pratiche tradizionali. Il passato e la storia del Paese vivono ancora soprattutto nell'architettura delle case dei villaggi, nei prodotti dell'artigianato locale (tessuti, gioielli, pugnali), nella musica tradizionale, che vanta molti esponenti conosciuti in tutto il mondo arabo, nelle opere di arte antica conservate nei musei. Oggi le arti figurative riescono in alcuni casi a liberarsi dai precetti islamici che le vincolano e nelle gallerie compaiono numerose opere d'arte moderna e contemporanea. Il National Art Centre e il Museo Nazionale di Sanʽā sono fra le istituzioni più attive e importanti del Paese nella promozione delle opere nazionali. L'eredità del passato è riscontrabile anche nelle architetture ottomane o asiatiche che si aggiungono a quelle delle moschee più recenti. L'UNESCO ha inserito nel patrimonio dell'umanità tre siti: la città vecchia di Shibām e la cinta muraria (1982); la città vecchia di Sanʽā (1986); la città storica di Zabīd (1993).

Cultura: tradizioni

Paese chiuso a ogni influsso esterno da secoli, non fa meraviglia che abbia conservato intatti usi e costumi propri di una civiltà agropastorale. Molta parte della popolazione è dedita all'agricoltura e solo alcune tribù praticano ancora la pastorizia nomade. Nozze e maternità sono i momenti più ricchi di espressioni folcloristiche, come le danze, eseguite separatamente da donne e uomini, i quali spesso utilizzano, nelle loro coreografie, anche armi come pugnali e spade. Oltre alle feste familiari, si celebrano le ricorrenze islamiche e, fra quelle civili, gli anniversari delle rivoluzioni e il giorno dell'indipendenza (30 novembre). Il vestiario è ricco e confezionato con sete o stoffe preziose. La bellicosità passata rivive nell'uso degli uomini di portare alla cintura un pugnale ricurvo con il fodero riccamente lavorato. Ancora più ricco ed elaborato è l'abito femminile: un lungo velo di seta a dischi rossi e bianchi su fondo nero ricopre il volto; tutta una serie di fazzoletti a colori e disegni vari si posano sui capelli e su tutti si colloca un triangolo di stoffa colorata, annodato sulla nuca, e un velo a colori vivaci. Tutta la persona è poi avvolta in un mantello. Ai piedi le donne calzano babbucce di stoffa o di pelle rosse o nere. Durante le feste volto e mani vengono dipinti con disegni vari. La cucina conta un piatto nazionale, il salta, carne speziata accompagnata da legumi; diversi tipi di pane vengono consumati, e uno di questi costituisce ingrediente base del bint al sahn, un dolce preparato con miele e burro. Bevanda prediletta è il tè, naturale, aromatizzato alla menta o con aggiunta di latte.

Cultura: letteratura

La produzione letteraria contemporanea è incentrata soprattutto sui problemi e le tragedie che hanno colpito il mondo arabo. Uno dei poeti più noti è Muḥammad Maḥmūʽd az-Zubayrī (1909-1964), e poeti di valore sono anche Ibrāhīm al-Hadrānī (n. 1915), impegnato nel Movimento di liberazione; ʽAbd Allāʽh al-Baradūnī (n. 1929), che è anche uno dei maggiori scrittori; ʽAbd ar-Raḥmāʽn Fakhrī (n. 1936) e, tra i più giovani, ʽAbd ar-Raḥmāʽn Ibrāhīm (n. 1954) e Ǧunaid Muḥammad Ǧunaid (n. 1955). Tra gli scrittori, oltre al già citato al-Baradūnī, emergono Muḥammad ʽAbd al-Wālī (1940-1973), Zayd Muṭīʽ Dammāǧ (n. 1943), autore di racconti brevi e del romanzo L’ostaggio (1984); Mayfaʽ ʽAbd ar-Raḥmāʽn (n. 1951) e Muḥammad Ṣāliḥ Ḥaydara (n. 1952). Buona pure la produzione teatrale, anch'essa incentrata su temi politici, con ʽAbd al-Magīd al-Qādī (n. 1934) e Saʽīd ʽAulaqī (n. 1940).

Cultura: archeologia e arte

Durante i regni mineo e sabeo lo Yemen conobbe una grande fioritura artistica le cui testimonianze, già scarse a causa delle distruzioni ordinate da Maometto, non sono state ancora esaurientemente studiate. Tuttavia è possibile riconoscere nei monumenti preislamici dell'arte sudarabica una fitta trama di rapporti con il resto del mondo antico, particolarmente con quello persiano e tardobabilonese; in una fase più tarda, all'inizio della nostra era, si riscontrano anche nessi con la civiltà ellenistica, particolarmente con la Siria seleucide e romana. Gli edifici erano costruiti generalmente con la tecnica a strati di pietre e di armatura lignea che consentiva di realizzare palazzi fino a venti piani. I templi, di carattere squadrato e assai severo, avevano generalmente pianta rettangolare (tempio mineo di 'Attar presso Qarnāw, templi sabei di Sirwāh-Arhab e di el-Huqqa), ma vi sono pure esempi a pianta quadrata (Gaybum), rettangolare absidata (Sirwāh) o ellittica, come il tempio di Almaqah a Mārib; esternamente erano decorati con stucco dipinto o lastre in pietra scolpite con motivi tipicamente orientali (palmette, tralci di vite, grifoni). Della produzione scultorea, notevoli le lastre di pietra con iscrizioni completate da bordure a motivi animalistici e vegetali; le stele con incise figure di profilo; statuette di antenati in calcare, alabastro o bronzo nelle quali è possibile cogliere il passaggio da forme più rigide e severe a una maggiore espressività e morbidezza determinata dagli influssi ellenistici e palmireni. Quasi nulla resta delle chiese cristiane erette dagli Abissini. L'arte islamica introdusse forme completamente nuove (moschea a Sanʽā, moschea-mausoleo a cupola a Dhāmar); i minareti assunsero in quest'area la forma a piani arretrati.

Bibliografia

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