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Zèvi, Bruno

architetto, storico e critico dell'architettura italiano (Roma 1918-2000). Formatosi alla scuola di Gropius (si laureò ad Harvard nel 1941), ma affascinato soprattutto dal mito di Wright (cui dedicò nel 1947 una monografia), fu tra i maggiori protagonisti, per impegno civile e vivacità polemica, del dibattito architettonico in Italia nel secondo dopoguerra. Fondatore dell'Associazione per l'architettura organica (APAO), linea che sempre sostenne anche con scritti (Verso un'architettura organica, 1945), critico militante e instancabile promotore di iniziative culturali (fondò la rivista L'Architettura), docente universitario a Venezia e poi a Roma, Zevi ha lasciato contributi fondamentali soprattutto come storico dell'architettura, svolgendo in testi ormai classici (Saper vedere l'architettura, 1948; Storia dell'architettura moderna, 1950) una lettura acutissima dei fatti spaziali. Si ricordano ancora importanti monografie (Biagio Rossetti, 1960; Michelangelo architetto, 1964; Erich Mendelsohn, 1970; Architettura in nuce, 1972; Il linguaggio moderno dell'architettura, 1973; Spazi dell'architettura moderna, 1973; Architettura e storiografia. Le matrici antiche del linguaggio moderno, 1974; I pretesti di critica architettonica, 1983). Fra i numerosi saggi da lui scritti nel corso degli anni Novanta ricordiamo Zevi su Zevi: architettura come profezia (1993), Architettura e concetti di una controstoria (1994) e Architettura della modernità (1994).

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