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accàdico o accado

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Lessico

agg. e sm. (pl. m. -ci o accadi) [da Akkad, antica città della Mesopotamia].

1) Agg., degli Accadi.

2) Sm., lingua degli Accadi.

Linguistica

L'accadico è noto attraverso numerosi testi in scrittura cuneiforme, scoperti soprattutto nell'Ottocento, che si possono far risalire fin verso la metà del terzo millennio a. C. La decifrazione di questi testi fu resa possibile, verso la metà del secolo scorso, grazie soprattutto a un'iscrizione trilingue (persiano antico, elamita, babilonese) di Behistan (odierna Bīsutūn, in Iran). L'accadico presenta caratteri specifici rispetto alle altre lingue semitiche, di cui costituisce il ramo nord-orientale, ed è notevole in esso l'influsso del sostrato sumerico. Oltre a varietà dialettali, vi si possono notare diverse caratteristiche cronologiche, estendendosi i suoi testi in un arco di tempo di oltre due millenni. L'accadico continuò a essere impiegato come lingua scritta sino in età ellenistica e la sua diffusione e fortuna (nelle due varietà dialettali del babilonese a sud e dell'assiro a nord) si intrecciano intimamente con le vicende storiche delle popolazioni semitiche mesopotamiche. Fu per secoli la grande lingua culturale dell'antico Oriente ed esercitò il suo influsso anche su altre prestigiose tradizioni linguistiche come quella del persiano antico e dell'ittita. I testi annoverano iscrizioni ufficiali, lettere, documenti giuridici (famoso il codice di Hammurabi) e commerciali; singolari esempi di letteratura linguistica come cataloghi dei segni cuneiformi con i loro valori e vocabolari sumero-accadici; poemi epico-mitologici sulla creazione del mondo e sulla glorificazione del dio supremo Marduk, ormai ben noto come Enūma elish (quando in alto), dalle parole iniziali del poema, e il più celebre, sulle gesta di Gilgamesh, l'uomo che cerca l'immortalità; inoltre inni, preghiere e composizioni varie di lirica religiosa.

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