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acmeismo

sm. [dal greco akmḗ, culmine]. Movimento letterario russo che venne formulando dal 1910 alla fine della seconda guerra mondiale, in opposizione al simbolismo, una diversa tematica e un nuovo stile espressivo intonati alla chiarezza rappresentativa, alla concretezza dei contenuti e allo studio dei valori formali del verso. Per quanto lontana dai vizi dell'accademismo, complessivamente la poesia degli acmeisti, che nei suoi migliori rappresentanti toccò grande dignità, si potrebbe definire neoclassica. Capofila del gruppo fu N. S. Gumilëv che con S. M. Gorodeckij firmò nella rivista Apollon (1912) il manifesto del movimento; accanto a questi, A. A. Achmatova, moglie di Gumilëv, O. E. Mandelštam e M. A. Kuzmin ne furono le personalità più eminenti. L'acmeismo, che non poté tenere il passo con gli avvenimenti determinati dalla rivoluzione per l'inadeguatezza delle sue componenti ideologiche, battuto in breccia tra l'altro dal futurismo, rappresenta, ancor più di una scuola, il momento drammatico di una generazione poetica che nella letteratura russa segna il superamento del simbolismo e precede il non meno interessante e complesso capitolo della letteratura dell'emigrazione. Il nome del movimento, che vuole significare il punto estremo della lucidità espressiva, si alterna con quello di adamismo, più propriamente voluto da Gumilëv e inteso a significare l'intento virile e genuino di una coscienza poetica ferma e chiara.

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