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acquerèllo o acquarèllo

sm. [sec. XVI; dal latino aquāríus, relativo all'acqua]. Tecnica pittorica caratterizzata dall'uso di acqua distillata quale solvente di colori minerali o vegetali, precedentemente trattati con glicerina e gomma arabica. La carta, usata solitamente quale supporto, viene preparata con una soluzione di ammoniaca o di fiele di bue. Importante anche la qualità dei pennelli, che devono essere di martora e continuamente ripuliti. L'acquerello si distingue da altre tecniche pittoriche per la sua particolare delicatezza e per le possibilità di effetti luministici e atmosferici che vengono ottenuti con la trasparenza della carta attraverso la stesura del colore. § Derivante probabilmente dalla miniatura, fu usato, insieme al disegno, da molti pittori per i loro studi dal vero (Pisanello, L. Cranach, P. Brueghel il Vecchio, H. Holbein il Giovane, A. Dürer, ecc.). Dal 1700 fu molto usato dai paesaggisti, per i quali l'acquerello divenne un genere autonomo (J. M. W. Turner, R. P. Bonington, i romantici francesi, tutti i maggiori pittori italiani dell'Ottocento). Gli espressionisti ne fecero largo uso sfruttandone l'immediatezza della realizzazione (L. Feininger, F. Marc). La prima composizione astratta fu realizzata ad acquerello (V. V. Kandinskij). Le civiltà dell'Estremo Oriente si valsero fin da tempi antichissimi di una tecnica che diluiva inchiostri colorati su carta o seta, ottenendo risultati di un'estrema raffinatezza.