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acrìlico

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agg. [da acrile]. Detto di composti chimici organici contenenti il gruppo CH₂=CH–CO–.

Acido acrilico

Acido organico rappresentato dalla formula CH₂=ZCH–COOH; costituisce il termine più semplice della serie degli acidi a doppio legame. Si presenta come un liquido incolore che solidifica a 13 ºC ed è facilmente solubile in acqua. L'acido non ha particolare importanza tecnica, ma i suoi esteri e il suo nitrile o acrilonitrile hanno grande importanza quali prodotti di partenza di materie plastiche sintetiche diffusissime. § Per l'aldeide acrilica, vedi acroleina.

Fibre acriliche

Fibre tessili sintetiche costituite per l'85% da acrilonitrile e per il 15% da altri comonomeri. Sono state realizzate nel 1948 dagli statunitensi G. H. Lathal e R. C. Houtz e dal tedesco H. Rein; la prima prodotta industrialmente è stata l'orlon (1950), seguita nel 1952 dall'acrilan, entrambe in USA; in Italia la prima fibra prodotta è stata il leacril (1959). Al microscopio le fibre acriliche presentano sezioni trasversali molto diverse: tondeggiante (euroacril), rotondeggiante con contorni frastagliati (crylor), a fagiolo (leacril, acrilan, velicren), a osso di cane (orlon, dralon). Il colore della fibra è giallo-crema; la fibra è molto morbida al tatto e di aspetto lucido. Ha un peso specifico molto basso (da 1,14 a 1,19, a seconda dei produttori); una tenacità buona, anche se inferiore a quella delle fibre poliesteri e poliammidiche; un ottimo allungamento a rottura, quasi pari a quello delle fibre poliammidiche (del 35-40%); una buona ripresa elastica (dall'85% al 100%); una ripresa di umidità dell'1,5-2% (vedi anche analisi). Le fibre vengono filate e tessute seguendo gli stessi procedimenti della lana e del cotone; non di rado vengono mescolate a questi. La filatura però parte, come per tutte le fibre sintetiche, da un prodotto intermedio ottenuto per estrusione; non potendo questa avvenire a caldo, in quanto l'acrilonitrile si decompone prima di fondere, è necessario ricorrere a un adatto solvente (per esempio, la dimetilformammide). L'estrusione può essere del tipo a secco (orlon, dralon), con evaporazione del solvente, oppure a umido (leacril, euroacril), in un bagno di coagulo (vedi anche filatura). Le fibre ottenute sono vendute dalle ditte produttrici alle industrie tessili sotto forma di fiocco, nastri (tow, top) e bava continua. La produzione di bava continua, destinata unicamente alla testurizzazione, è iniziata soltanto nel 1962 e rappresenta lo 0,5% della produzione totale. Il tow viene formato al momento dell'estrusione della fibra dalle filiere e comprende da 5000 a 100.000 fili continui di uguale denaratura destinati al taglio. Dopo essere stato crettato a una temperatura di 180-190 ºC, il tow viene tagliato in fiocco a una lunghezza di 30-140 mm, oppure trasformato in nastro pettinato direttamente su macchine tow to top. Più raramente viene spedito alle industrie in possesso di quest'ultimo tipo di macchinario. Circa il 50% della produzione viene trasformato in top HB per la successiva trasformazione in filati ad alta voluminosità, adatti in particolare per la maglieria. Le fibre vengono generalmente prodotte nei titoli 1,5; 2; 3; 5; 8; 15; 25 denari a seconda dell'impiego cui sono destinate. Oltre a quelle già citate, le fibre acriliche più conosciute sono: creslan (USA), courtelle (Gran Bretagna), melana (Romania), cashmilon, ex lan, vomel (Giappone).

Gomme acriliche

Polimeri derivati da etilacrilato e butilacrilato, solitamente per polimerizzazione in emulsione. Dopo vulcanizzazione queste gomme sono in grado di resistere a temperature fino ai 400 ºC, sono resistenti all'ozono e alla normale ossidazione, oltre a essere impermeabili a molti gas. Con l'aggiunta di rinforzanti (carbon black, pigmenti bianchi inorganici) e plastificanti, sono adatte per rivestimenti di carta, per finiture di cuoio e fibre tessili, come adesivi. § Per i polimeri degli esteri acrilici, vedi poliacrilati e polimetacrilati.

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