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acrobazìa

sf. [sec. XIX; da acrobata].

1) L'esercizio dell'acrobata; per estensione, qualsiasi prova di abilità con cui si superano difficoltà eccezionali. Fig.: ha fatto acrobazie per farsi assumere, è ricorso a tutti i mezzi possibili. Virtuosismo: “La mia ricerca della soavità canora era detta oratoria e acrobazia verbale” (Papini).

2) In aeronautica: acrobazia aerea, insieme di manovre controllate e dirette dal pilota, atte a modificare, secondo determinati schemi, la normale linea di volo dell'aeromobile (velivolo, elicottero, aliante). § L'acrobazia aerea nacque nell'agosto del 1913 quando il tenente P. Nesterov, dell'aviazione russa, effettuò il primo looping. Fu però il francese A. Pegoud a svolgere, il 21 settembre successivo, la prima esibizione acrobatica completa. L'acrobazia aerea ebbe grande diffusione con la I guerra mondiale per la sua manifesta utilità nei duelli aerei, ritornando poi a essere principalmente mezzo spettacolare. L'Italia introdusse l'acrobazia aerea collettiva negli anni Venti a scopo addestrativo: da questa scuola derivano le attuali pattuglie acrobatiche di tutto il mondo. Oggi l'acrobazia aerea è soprattutto una raffinata forma di esibizione svolta a fini sportivi nell'ambito di campionati nazionali e internazionali, secondo la regolamentazione studiata dallo spagnolo J. L. Aresti, uno dei più grandi piloti acrobatici di tutti i tempi assieme a E. Udet, M. De Bernardi, G. Fieseler. Gli aerei per l'acrobazia debbono essere caratterizzati da grande robustezza, basso carico alare, esuberante rapporto peso/potenza. Le manovre più note sono: fieseler, vite, looping (interno o esterno), tonneau (a botte o sull'asse), scampanata o lomçevak, imperialeo immelmann. Nell'acrobazia collettiva si realizzano invece figure, come la bomba e il cardioide.

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