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adattaménto (psicologia)

processo attraverso cui un individuo si adegua all'ambiente (fisico e sociale), modificando i propri schemi di comportamento (adattamento passivo) od operando sull'ambiente stesso per trasformarlo in funzione delle proprie necessità (adattamento attivo; alcuni autori preferiscono in questo caso parlare di aggiustamento). Va comunque osservato che non si tratta di due modalità alternative di adattamento, ma di due processi mutuamente integrati e interdipendenti. Inoltre il termine si riferisce sia a condizioni di carattere generale sia a situazioni specifiche; si parla in tal caso di adattamento scolastico, lavorativo, familiare, ecc. Alla sua base, secondo un modello proposto dallo psicologo svizzero Jean Piaget e largamente accettato, esisterebbero i due processi di assimilazione e di accomodamento, attraverso i quali gli schemi mentali vengono arricchiti mediante l'incorporazione degli apporti provenienti dall'ambiente e continuamente modificati per far fronte alle nuove necessità che si presentano. L'adattamento viene così inteso in termini di equilibrio tra l'individuo e l'ambiente (vedi omeostasi). Un adattamento inadeguato viene indicato come disadattamento e può condurre a delle turbe di comportamento. Un adattamento che faccia seguito a un precedente disadattamento viene più specificamente designato come riadattamento. L'adattamento si può misurare mediante test psicologici specifici (questionari, inventari e altri). § In psicofisiologia, adattamento sensoriale è la modificazione funzionale che si verifica in un recettore sensoriale in particolari condizioni di stimolazione. Si parla di adattamento positivo quando il recettore aumenta la propria sensibilità a seguito di riduzione di stimolazione, di adattamento negativo quando viceversa una stimolazione prolungata e monotona provoca una diminuzione di sensibilità. In questo ultimo caso si parla anche di abituazione. § Livello di adattamento, concetto elaborato dallo psicologo americano H. Helson, con cui viene inteso il livello di equilibrio dell'organismo (omeostasi comportamentale). Il livello di adattamento (o AL) corrisponde approssimativamente alla media logaritmica ponderata di tutti gli stimoli che raggiungono un organismo, attuali e passati. Uno stimolo la cui intensità equivalga al livello di adattamento viene percepito come neutro; al di sopra e al di sotto di tale valore verranno suscitate delle risposte di tipo opposto (per esempio, per ciò che riguarda la temperatura, “caldo” e “freddo”). L'esistenza di tale livello di equilibrio implica comunque in generale una bipolarità del comportamento; esempi analoghi a quello suesposto possono quindi essere fatti, tra l'altro, per ciò che riguarda gli atteggiamenti. La teoria del livello di adattamento si pone comunque come un modello valido generalmente per interpretare tutto il comportamento. Come osserva Helson, il fatto che il livello di adattamento sia frutto di un processo di integrazione che conduce a stabilire una media (averaging), e il fatto che ciò conduca a un equilibrio inducono a interpretare nello stesso contesto teorico tutti i processi psicologici che si svolgono quando l'individuo si trova di fronte ai problemi che gli pone l'ambiente; in primo luogo, quindi, l'apprendimento e in generale l'acquisizione. Oltre a ciò occorre rilevare che il modello ha una sua validità anche in psicologia sociale, in quanto anche i gruppi tendono a esprimere un proprio livello d'equilibrio. Si osservi comunque che gli studi sul livello d'adattamento si sono finora rivolti, con dei risultati di estremo interesse, soprattutto al campo della percezione "Per approfondire Vedi Gedea Astronomia vol. 1 p 38" "Per approfondire Vedi Gedea Astronomia vol. 1 p 38" .

Helson, Adaptation Level Theory, in S. Koch, Psychology: a Study of a Science, vol. I, pag. 565-621, New York, 1959; A. Oliverio, Biologia e comportamento, Bologna, 1982. C.M.