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adiabàtico

agg. e sf. (pl. m. -ci) [dal greco adiábatos, impenetrabile].

1) Termine originariamente usato in termologia nel senso di impenetrabile al calore (per esempio parete adiabatica) e comunemente riferito a trasformazioni di un sistema termodinamico che avvengono senza scambi di calore con l'ambiente esterno. È molto usato come aggettivo sostantivato, per cui si parla indifferentemente di trasformazioni adiabatiche, linee adiabatiche, curve adiabatiche, ecc. e, più semplicemente, di adiabatica (sf.). Per realizzare praticamente una trasformazione adiabatica è necessario che la trasformazione stessa avvenga così rapidamente da non permettere sensibili scambi di calore con l'ambiente esterno oppure che si attui all'interno di un recipiente termicamente isolante che impedisca questi scambi (per esempio entro un vaso di Dewar, come avviene nel calorimetro adiabatico). Particolarmente importanti sono le trasformazioni adiabatiche di un gas perfetto. Nel caso di onde sonore di frequenza dell'ordine dei 100 Hz, o superiore, la loro propagazione in aria può considerarsi un fenomeno adiabatico.

2) Per estensione, si usa in gasdinamica per indicare correnti di gas in cui non si abbiano scambi energetici con l'ambiente esterno (flusso adiabatico).

3) In meccanica, il termine si riferisce a sistemi dove la variazione di forze e di vincoli che agiscono su di essi si produce molto lentamente rispetto a determinati parametri temporali. Per esempio, il pendolo adiabatico è un pendolo in cui la lunghezza ridotta varia molto lentamente rispetto al periodo di oscillazione.

4) In meteorologia, atmosfera adiabatica indica lo stato di equilibrio idrostatico soprattutto dei bassi strati dell'atmosfera in cui non vi è trasferimento di calore dal suolo. In tale condizione, ogni 100 metri di quota, la temperatura dell'aria diminuisce di circa 1 ºC se l'aria è secca, o di 0,6 ºC se l'aria è umida.

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