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adolescènza

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Lessico

sf. [sec. XIV; dal latino adolescentía]. Periodo della vita umana compreso tra l'infanzia e l'età adulta e inteso, in genere, tra i 14 e i 20 anni per il maschio, tra i 12 e i 18 per la femmina. Fig., periodo di formazione: l'adolescenza di una lingua.

Psicologia

Durante l'adolescenza, sotto l'azione di stimoli prevalentemente ormonici (surrenalici e gonadici), avvengono nell'individuo modificazioni fisico-psichiche fondamentali, preparatorie dell'età adulta e tali da costituire il fondamento della futura vita individuale e di relazione. Sul piano fisico i mutamenti più salienti riguardano la comparsa dei caratteri sessuali secondari, che si verifica in un ordine cronologico pressoché costante (per esempio, mutamento della tonalità della voce nel maschio; sviluppo delle mammelle, insorgenza di pelosità nella femmina), e la capacità riproduttiva (vedi pubertà). Sul piano psicologico, i limiti che vengono posti tra infanzia, adolescenza ed età adulta devono considerarsi in larga misura artificiosi: soprattutto per ciò che riguarda il passaggio tra adolescenza ed età adulta non vi è infatti soluzione di continuità. Esiste inoltre un'ampia differenza interindividuale e, anche in uno stesso individuo, le varie funzioni possono evolvere in misura diversa l'una dall'altra. Un primo problema psicologico che appare nello studio dell'adolescenza riguarda la maturazione sessuale, che presenta una diversità di tempi tra momento biologico e psicologico: l'adolescente attraversa una profonda crisi fisiologica a cui è psicologicamente impreparato, avendo ancora schemi relativamente infantili rispetto a questi problemi. Inoltre la riattivazione dopo un periodo di latenza dell'istinto sessuale determina come conseguenza comune la masturbazione, alla quale oggi non si attribuiscono più come nel passato riflessi fisici o psichici di qualche entità per l'attenuarsi delle remore morali e del senso di colpa che potevano essi stessi essere fonte di stati nevrotici. Comunque sia, i problemi relativi alla sfera sessuale, soprattutto se, come è frequente, sono accompagnati da una scarsa o nulla educazione sessuale, possono condurre a profondi turbamenti e conflitti che giungono a condizionare l'intera vita dell'individuo. Dal punto di vista affettivo, l'adolescenza è un periodo di crisi in cui si realizza il passaggio dalla vita istintuale infantile a quella adulta e in questo passaggio si completa il processo di costruzione della personalità. Dal punto di vista psicodinamico, i nuclei critici sono conseguenza soprattutto della fase di superamento del complesso di Edipo: sia il ragazzo che la ragazza devono in questa fase completare il processo di identificazione con il genitore dello stesso sesso e ritirare i sentimenti di amore incestuoso dal genitore del sesso opposto per riversarli su persone esterne al nucleo familiare. Il processo di identificazione con il genitore dello stesso sesso ha dei risvolti di conflittualità e confronto che sono alla base del caratteristico ribellismo degli adolescenti. L'adolescenza è un momento di crisi che coinvolge l'intero nucleo familiare. Infatti, la famiglia dovrà trovare un nuovo equilibrio che tenga conto dei bisogni di autonomia e indipendenza dell'adolescente. I genitori dovranno rinunciare alle precedenti funzioni di controllo e di guida assoluti, caratteristici del periodo precedente. Dal punto di vista dell'evoluzione dell'intelligenza, l'adolescenza segna il passaggio, come indica J. Piaget, dal pensiero concreto a quello formale o ipotetico-deduttivo: nell'età infantile le operazioni dell'intelligenza si applicano solo al concreto, alla realtà; a partire dai 12 anni ca., inizia anche l'attività formale del pensiero, è cioè possibile trarre conclusioni da pure ipotesi e non solo dall'osservazione della realtà: “l'adolescente è un individuo che costruisce sistemi e teorie...” (Piaget). Si attua così un ribaltamento di ruoli tra reale e possibile. L'adolescente attraversa una fase di idealismo e onnipotenza del pensiero in cui costruisce sistemi, teorie e programmi cui la realtà dovrebbe adattarsi. Nello sviluppo normale, attraverso un lento e costante lavoro di verifica del proprio pensiero, l'adolescente riuscirà a trasformarsi da idealista a realizzatore dei propri progetti. In questo stesso periodo del resto, giunge a compimento il processo di socializzazione dell'individuo.

Sociologia

Un aspetto sociologico fondamentale di questa fase esistenziale è l'insorgere di accentuati bisogni affiliativi. Gli adolescenti privilegiano le relazioni di gruppo e tendono a sviluppare forti sentimenti di solidarietà e di identificazione all'interno di questo. Si producono, così, i cosiddetti “gruppi dei pari”, capaci di garantire quelle esigenze di sicurezza e di sostegno che la famiglia non riesce più a soddisfare. Il carattere sostitutivo e il ruolo di emancipazione che l'esperienza del gruppo adolescenziale tendono ad assumere nella psicologia del ragazzo producono non infrequentemente una sorta di conflitto fra le due identità (familiare e di gruppo). Nelle società industriali e postindustriali in cui prevalgono la mobilità sociale e l'acquisitività dei ruoli, riducendosi l'influenza dell'anziano (autorità dell'esperienza) e la capacità di controllo sociale dell'ordine familistico tradizionale, il conflitto può evolvere in accentuata separatezza e in scarsa comunicazione fra famiglia e gruppo dei pari. La stessa ricerca di idoli e modelli fra quelli proposti dal mercato dell'immagine e dal circuito divistico della musica, del cinema o dello sport può rappresentare sotto questo profilo un ingenuo tentativo di fuga dal sistema familiare e dalle sue norme, costruendo un culto da cui gli adulti sono esclusi. Si può infatti parlare di una vera e propria subcultura giovanile, dominata da modelli di comportamento (mode, linguaggi, relazioni sessuali, forme espressive, stili di impiego del tempo libero e divertimenti) poco stabili nel tempo, ma estremamente omogenei su scala planetaria. Il sistema dei consumi ha peraltro prodotto una tale rielaborazione simbolica in chiave pubblicitaria della condizione adolescenziale e giovanile da imporla all'universo degli adulti in una specie di ribaltamento delle dinamiche tradizionali di imitazione. La nostra società, in questo senso, è forse la prima in cui gli stili di vita e le mode adolescenziali vengono non di rado presi a modello dal pubblico maturo. La condizione adolescenziale nei Paesi sviluppati tende peraltro a protrarsi nel tempo ben oltre la sua convenzionale dimensione psicofisiologica, per effetto del generale prolungamento della scolarità e del concomitante fenomeno della disoccupazione giovanile. Di conseguenza gli studi sociologici tendono, coerentemente, a rintracciare fuori della specifica identità adolescenziale la matrice dei fenomeni di devianza o di ribellione individuale e sociale. La crisi della famiglia e la contestazione politica degli anni Settanta – sino all'esplosione del drammatico fenomeno della tossicodipendenza – richiedono infatti interpretazioni che rinviano a un complesso sistema di relazioni sociali e non possono essere certamente ridotti a manifestazioni patologiche della condizione adolescenziale.

Bibliografia

M. Mead, Adolescence in Primitive and Modern Societies, in T. M. Newcomb ) E. L. Hartley, Readings in Social Psychology, New York, 1958; F. De Bartolomeis, La psicologia dell'adolescente, Firenze, 1965; A.-M. Bachellare-Spenlé, La notion de rôle en psychologie sociale, Parigi, 1969; H. Deutsch, Problèmes de l'adolescence. La formation des groupes, Parigi, 1970; P. Blos, L'adolescenza: un'interpretazione psicoanalitica, Milano, 1971; G. Avanti, Realtà e problemi degli adolescenti, Cinisello Balsamo, 1989.

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