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adozionismo

sm. [da adozione].

1) In senso stretto, eresia sorta in Spagna nel sec. VIII, secondo cui Cristo, come uomo, non è vero figlio di Dio, ma solo suo figlio adottivo. I principali rappresentanti furono Elipando, arcivescovo di Toledo, e Felice, vescovo di Urgel. Richiamati all'ortodossia da papa Adriano I fin dal 785, furono poi condannati dal Concilio di Francoforte (794).

2) In senso lato, il termine indica anche una corrente ereticale del cristianesimo primitivo che considerava Cristo come un uomo dotato di poteri divini. Sostenitori di questa eresia furono, alla fine del sec. I, lo gnostico Cerinto e un po' più tardi gli ebioniti e i monarchiani. Alla fine del sec. II l'adozionismo assume una caratteristica razionalista con Teodoto di Bisanzio, uomo molto istruito che, per scusare la sua apostasia durante una persecuzione, avrebbe sostenuto di “non aver rinnegato Dio, ma solo un uomo”. Egli infatti vedeva in Gesù Cristo solo un uomo di santità superiore, a cui Dio aveva affidato la salvezza degli uomini. Le sue affermazioni ereticali furono condannate da papa Vittore I, ma ebbero diffusione anche in Occidente ad opera di un certo Artemone (inizio sec. III). In Oriente il seguace più illustre di Teodoto di Bisanzio fu Paolo di Samosata, condannato dal Concilio di Antiochia nel 268.

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