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al-Fatḥ

sigla costituita dalle iniziali arabe di Movimento di Liberazione Nazionale. È l'organizzazione politica più antica e più numerosa tra i vari movimenti della resistenza palestinese, fondata nel 1959 da Yāsir ʽArafāt e altri leader arabi per rivendicare una soluzione immediata del problema palestinese attraverso la lotta armata, senza attendere l'unità del mondo arabo (panarabismo nasseriano). Il 1° gennaio 1965 al-Asisfa (la Tempesta), braccio armato di al-Fatḥ, metteva in atto la prima azione militare contro Israele, ma è dopo la guerra del 1967 che l'organizzazione si affermava sempre più sulla scena arabo-palestinese e internazionale. Nel gennaio 1969 ʽArafāt veniva eletto presidente del Comitato esecutivo dell'OLP, la cui storia da quel momento tenderà a confondersi con quella di al-Fatḥ. La leadership di ʽArafāt proseguiva non senza contrasti interni: nel 1974 Abu Nidal, contrario alla politica realista dell'organizzazione, provocava una mini-scissione fondando il Fatḥ-Consiglio rivoluzionario; nel 1983 era la volta di Abu Mussa di contestare la linea di al-Fatḥ di accettazione del Piano di Fez (1982) con il quale si riconosceva di fatto Israele e si prospettava la creazione di un mini-Stato palestinese. Nonostante queste defezioni e le forti resistenze dei fondamentalisti islamici, al-Fatḥ manteva nel corso degli anni la direzione dell'OLP contribuendo a una evoluzione in senso pragmatico dell'organizzazione. La firma degli accordi di Oslo nel 1993, che prevedevano l'“autogoverno” di Gaza e Gerico e il ritiro israeliano dalla Cisgiordania, permetteva ad ʽArafāt di tornare a Gaza nel 1994. Le prime elezioni del presidente dell'Autorità nel 1996 registravano una schiacciante vittoria di ʽArafāt che tuttavia vedeva la sua leadership indebolirsi progressivamente in seguito allo stallo dei colloqui di pace con la presidenza israeliana di Netanyahu. Mentre nella fase iniziale dei colloqui di Oslo la funzione di al-Fatḥ era di fornire la base militare e politica al governo dell'Autorità pur rappresentandone un'opposizione leale ma potenzialmente sediziosa, in seguito, in particolare a Gaza, lo scontento popolare verso gli accordi di Oslo e la loro mancata applicazione riducevano il consenso verso al-Fatḥ. D'altra parte l'ala radicale dell'organizzazione, che guidava l'opposizione all'interno del consiglio legislativo palestinese appena eletto, proponeva fra il 1994 e il 1999 un processo di riforme democratiche dell'Autorità e, per iniziativa di Marwan Barghouti (leader dell'Intifada della regione della Cisgiordania, arrestato dagli Israeliani e condannato all'ergastolo nel 2004), la convocazione della prima conferenza nazionale di al-Fatḥ per eleggere una nuova dirigenza in seno all'Alto Consiglio nato nel 1991. I ripetuti interventi di ʽArafāt per bloccare queste proposte e salvaguardare le trattative in corso con la mediazione statunitense, non riuscivano però a impedire un crescente consenso della maggioranza dei dirigenti verso i temi di fondo portati avanti dalla componente radicale: rifiuto di negoziati affidati unicamente alla diplomazia USA, completo ritiro di Israele dai territori occupati e da Gerusalemme Est e ritorno in Palestina dei rifugiati. In seguito il blocco delle trattative e l'esasperazione della popolazione palestinese isolavano ulteriormente ʽArafāt in seno alla sua stessa organizzazione. Alla sua morte, avvenuta alla fine del 2004, l'organizzazione designava Abu Mazen come candidato alle presidenziali, che venivano da questi vinte con un ampio margine di consensi. Nel dicembre 2005 Barghouti usciva dall'organizzazione per fondare un nuovo partito: al Mustakbal.

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