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al-Kharrāt, Edwār

scrittore egiziano (Alessandria d'Egitto 1926). Di origini copte, è tra gli scrittori egiziani più noti e apprezzati in tutto il mondo arabo e anche in Europa. Ha saputo coniugare il suo impegno politico progressista e l'esperienza giornalistica con la sua attività di romanziere, poeta e critico letterario. Pur appartenente alla generazione di Nağīb Maḥfūz, lo scrittore alessandrino ha preferito uno stile lontano dal realismo, più lirico e affabulatore. La sua prima raccolta di racconti è Ḥiṭān ‘āliyah (1958; Muri alti) ma il romanzo con cui verrà apprezzato dalla critica è Rāmah wa al-tinnīn (1979; Rama e il drago), dove sperimenta una scrittura che spezza ogni regola formale approdando a un'estetica estremamente innovativa per la scrittura araba del tempo. Al centro dei suoi lavori, da Ṭurābuhā za ‘farān. Nuṣūs iskandariyyah (1986; Alessandria, terra di zafferano. Testi alessandrini) a Yā banāt Iskandariyyah (1990; Le ragazze di Alessandria) vi è l'atmosfera che si respirava in una Alessandria lontana dagli esotismi con cui l'ha dipinta l'Occidente, e che il lettore rivive attraverso la memoria evocatrice dell'autore. Si ricordano ancora Ḥaǧar Būbīllū (1992; I sassi di Bobillo), in cui lo scrittore rivisita la propria adolescenza vissuta in un villaggio nel Delta del Nilo, i romanzi Ḥarīq al-ahyilah (1994; L'incendio delle visioni), Yaqīn al-‘aṭaš (1996; La certezza della sete), Abniyah mutātyirah (1997; Edifici fluttuanti), la raccolta di poesie Limādā (1995; Perché), quella di racconti brevi Tabārīh al-waqā’i’ wa al-ǧunūn (1998; I tormenti della realtà e della follia) e l'autobiografia Murāwadat al-mustaḥil: hiwār ma ‘a al-dāt wa al-aharīn (1997; La seduzione dell'impossibile: colloquio con se stessi e con gli altri).

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