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aldèide

sf. [sec. XIX; dal latino scientifico al(cool) dehyd(rogenatum), alcol deidrogenato]. Composto chimico la cui molecola contiene il gruppo (che solitamente si scrive senza indicarne le valenze, nella forma -CHO) unito a un radicale alchilico, come per esempio nell'aldeide acetica o acetaldeide CH₃CHO, o a un radicale arilico, come nell'aldeide benzoica o benzaldeide, C6H5CHO; le aldeidi sono quindi rappresentate dalla formula generale R-CHO. Nella nomenclatura chimica ufficiale il nome delle aldeidi deriva da quello degli idrocarburi corrispondenti sostituendone la desinenza con quella -ale: così l'aldeide acetica, che deriva formalmente dall'etano CH₃-CH₃, prende il nome di etanale; più usati sono però in pratica i nomi che derivano da quelli dei corrispondenti acidi carbossilici RCOOH, così dall'acido acetico CH₃COOH deriva l'aldeide acetica o acetaldeide. L'atomo di carbonio e quello di ossigeno a esso unito da un doppio legame presenti nella molecola delle aldeidi, ossia il gruppo , si dice gruppo carbonile: nella molecola delle aldeidi esso è unito a un radicale alchilico o arilico e a un atomo di idrogeno: nei chetoni, rappresentati dalla formula generale R-CO-R, è invece unito a due radicali. La presenza del gruppo carbonile nella molecola dei composti di queste due classi ne spiega l'analogia nelle proprietà e nei metodi di preparazione; le aldeidi sono inoltre isomere dei chetoni a ugual numero di atomi di carbonio e, per esempio, l'aldeide propionica CH₃–CH₂–CHO e l'acetone CH₃-CO–CH₃ sono rappresentati dalla medesima formula bruta C₃H6O. Il termine più semplice della serie delle aldeidi alifatiche è l'aldeide formica o formaldeide, H–CHO, che a temperatura ambiente si presenta come un gas incolore di odore fortemente acre e pungente. I termini successivi sono liquidi di odore soffocante fino ai termini a 5-6 atomi di carbonio, gradevole in quelli successivi, alcuni dei quali sono anzi contenuti in vari oli essenziali naturali; i termini a 14-15 atomi di carbonio e quelli successivi sono invece solidi inodori o quasi. Il punto di ebollizione delle aldeidi risulta nettamente inferiore a quello degli alcoli corrispondenti, R–CH₂OH, perché rispetto a questi le aldeidi presentano forze attrattive tra le singole molecole molto meno intense. I metodi di preparazione delle aldeidi sono numerosi: una particolare importanza rivestono quelli che le ottengono dai corrispondenti alcoli primari. La trasformazione può realizzarsi per ossidazione

ma le rese non sono in genere elevate perché l'aldeide, non appena formatasi, tende facilmente a ossidarsi ad acido carbossilico. Rese nettamente migliori si ottengono per deidrogenazione catalitica, facendo passare i vapori dell'alcol su del rame o dell'argento metallici a una temperatura di 270-350 ºC; in queste condizioni l'alcol primario si decompone in aldeide e idrogeno libero

Le aldeidi sono composti fortemente reattivi. A differenza dei chetoni esse sono sensibili all'azione degli ossidanti anche blandi, che le trasformano negli acidi carbossilici corrispondenti: questa ossidazione si effettua lentamente anche a opera dell'ossigeno atmosferico e può divenire rapida se all'aldeide si aggiungono per esempio piccole quantità di sali di manganese, i quali fungono da catalizzatori di ossidazione. La tendenza delle aldeidi a ossidarsi ad acidi conferisce loro spiccate proprietà riducenti, che le differenziano dai chetoni e che possono evidenziarsi per esempio con i reattivi di Fehling e di Tollens. Il doppio legame C=O del carbonile delle aldeidi, come pure quello dei chetoni, dà luogo a numerose reazioni di addizione. Gli elettroni di valenza che costituiscono tale doppio legame non sono infatti simmetricamente ripartiti tra l'atomo di carbonio e quello di ossigeno ma, a causa della maggiore elettronegatività di quest'ultimo, risultano preferenzialmente spostati verso di esso: di conseguenza, l'atomo di ossigeno presenta una frazione di carica negativa, quello di carbonio una frazione di carica positiva per cui il primo tende a legare uno ione o in genere una particella a carica positiva, il secondo uno ione o una particella a carica negativa. In tal modo le aldeidi addizionano, per esempio, il bisolfito di sodio NaHSO₃, legandone all'ossigeno lo ione positivo H+ e al carbonio lo ione negativo SO₃Na-: I prodotti di somma così formatisi, detti composti bisolfitici o di Bertagnini, vengono però facilmente decomposti dagli acidi forti ripristinando l'aldeide attraverso una reazione inversa a quella che porta alla loro formazione. La formazione dei composti bisolfitici, generalmente solidi poco solubili, e la loro successiva decomposizione vengono talvolta utilizzate per separare le aldeidi da miscele che le contengono. Analoga alla reazione di somma di bisolfito è quella di somma di acido cianidrico, che porta alla formazione di cianidrine. Altre volte, in particolare con composti azotati quali l'idrossilammina, l'idrazina, ecc., il prodotto di addizione dell'aldeide è instabile ed elimina acqua trasformandosi in un composto che presenta un doppio legame tra il carbonio e l'azoto: così con l'idrossilammina si ha lo schema di reazione: Derivati di questo tipo sono le ossime, gli idrazoni, i fenilidrazoni, ecc., tutte sostanze solide, per lo più facilmente cristallizzabili e che vengono utilizzate per caratterizzare le singole aldeidi. Altre reazioni delle aldeidi di grande importanza preparativa sono la condensazione aldolica e quella crotonica, che consentono di ottenere dalle aldeidi composti di svariata struttura. Tra le aldeidi alcuni termini, in particolare la formaldeide e l'acetaldeide, sono prodotti di grande importanza industriale: altre, come alcune aldeidi alifatiche a 9-12 atomi di carbonio e alcune aldeidi aromatiche, vengono prodotte su scala assai più modesta come ingredienti per la preparazione di essenze e aromi. A causa della loro grande reattività, le aldeidi rappresentano nella chimica organica preparativa i prodotti di partenza per la sintesi di numerose serie di composti.