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allarme

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Lessico

sm. [sec. XVII; dal grido “all'arme”].

1) Ordine dato a voce o mediante segnale convenuto per l'immediata effettuazione di determinate operazioni, allo scopo di fronteggiare un pericolo o di iniziare un'azione predisposta. L'allarme può riguardare elementi singoli, reparti o interi complessi sia militari sia civili e interessare zone più o meno ampie di territorio, di mare e di spazio aereo. L'allarme può essere preceduto da uno stato di all'erta o di preallarme.

2) Avvertimento di pericolo incombente. In particolare, durante la guerra, preavviso alla popolazione d'imminente incursione aerea nemica: allarme aereo, uno dei dispositivi della difesa antiaerea.

3) Nelle ferrovie, segnale di allarme, dispositivo che permette ai viaggiatori, in caso di pericolo, di arrestare il convoglio tramite azionamento del freno rapido. L'abbassamento della maniglia di comando del dispositivo, posto nell'interno di ogni scompartimento, aziona una valvola che fa affluire aria compressa dalla condotta generale nel fischietto di allarme. La riduzione di pressione nella condotta principale pone contemporaneamente in funzione il freno automatico.

4) Fig., timore, preoccupazione, apprensione: falso allarme, timore infondato. In diritto, allarme presso l'autorità, reato commesso da chi, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso le autorità o fra coloro che esercitano pubblici servizi. Il Codice Penale italiano commina al colpevole l'arresto fino a sei mesi o l'ammenda. Affine è l'allarme pubblico, perturbamento prodotto ad arte nella maggior parte del pubblico. Entra come componente del reato di disfattismo politico.

5) In medicina, reazione di allarme, complesso di fenomeni reattivi organici che insorgono in seguito a stimoli abnormi, non di natura fisiologica (traumi, sforzi, aggressioni batteriche e termiche, ecc.), che consistono in modificazioni metaboliche determinate dall'iperproduzione di ormoni surrenalici.

6) In psicologia, condizione provocata abitualmente da stimoli improvvisi e caratterizzata da un aumento del livello di vigilanza e da un particolare atteggiamento di difesa che si realizza essenzialmente per via riflessa.

7) Nell'automazione, segnalazione, generalmente in forma analogica, relativa a rilevazione di misure effettuate nel corso del controllo di processi industriali da un'unità periferica e inviata a un'unità centrale di elaborazione.

Elettrotecnica

Si dice allarme elettrico il circuito o impianto destinato a segnalare situazioni anormali o pericolose sia in processi produttivi (rottura di organi meccanici, intervento di protezioni elettriche, ecc.), sia in ambienti (furti, incendi). L'informazione di allarme, che è sempre tradotta nella variazione di una grandezza elettrica, per lo più tensione o corrente, viene fornita da elementi sensibili a stimoli di diversa origine: meccanici (per esempio, contatti fine corsa, a galleggiante, a mercurio), ottici (per esempio, cellula fotoelettrica), termici (per esempio, termostato, pirometro), acustici (per esempio, microfono, ultrasuoni). Tale informazione viene trasmessa tramite segnali acustici (per esempio, sirena, campanello elettrico) o luminosi (per esempio, lampade di segnalazione). Inoltre, essa può utilizzarsi per far intervenire comandi atti a modificare la situazione di emergenza. La maggior parte degli impianti di allarme elettrico funzionano in base alla chiusura o all'apertura di uno o più interruttori. Si hanno così impianti a corrente di lavoro e a corrente di riposo. Nel primo caso (usato prevalentemente per allarmi elettrici industriali) il contatto elettrico è normalmente aperto; si chiude quando si verifica la situazione da segnalare, dando luogo a una circolazione di corrente (come nel caso del comune campanello elettrico domestico). Negli impianti a corrente di riposo i contatti sono normalmente chiusi e nel circuito circola sempre una debole corrente elettrica: l'apertura di un solo contatto, o qualsiasi interruzione del circuito, viene subito segnalata (per esempio, allarmi antincendio, antifurto, impianti controllo ronda). Tutte le linee sulle quali sono inseriti gli elementi sensibili fanno capo a una centralina, posta solitamente nel locale custodi, alimentata dalla rete esterna in condizioni normali e da una batteria di accumulatori in condizioni di emergenza; una serie di relè provvede a far funzionare i segnali di allarme e a indicare anomalie nel sistema di alimentazione, interruzioni nei conduttori di linea, cortocircuiti o messa a terra degli stessi. Sempre sulla centralina sono poste spie luminose che indicano al personale di turno l'ambiente (o la parte di esso) nel quale è in corso una situazione anomala. Appositi pulsanti sono predisposti per tacitare le segnalazioni di allarme. Negli impianti di allarme di nuova generazione la centralina è dotata di un microprocessore in grado di verificare lo stato di molteplici sensori e rilevare vari tipi di anomalia (fughe di gas, intrusione, incendio ecc.). Queste centraline sono dotate di ingressi differenziati che possono coprire aree differenti (zone) così da poter mantenere attivo, per esempio, l'allarme di tutta casa escludendo la zona notte, oppure mantenere i controlli perimetrali ma disattivare i sensori volumetrici. Molti sistemi di allarme prevedono inoltre un dispositivo in grado di comporre numeri di telefono preprogrammati e inviare un messaggio vocale che descrive il tipo di allarme in corso. In molti impianti il collegamento tra i sensori e la centrale di allarme avviene via radio. Alcuni impianti, infine, prevedono l'utilizzo di telecamere per poter rilevare eventuali movimenti.

Etologia

Lo stato di allarme in un animale minacciato si esprime con comportamenti diversi: un aumento di agitazione, l'emissione di segnali, l'acinesia, oppure, se l'animale minacciato possiede mezzi di difesa attiva, l'adozione, a sua volta, di un atteggiamento minaccioso.I segnali di allarme possono essere di tipo olfattivo, visivo e acustico; al primo tipo si possono ascrivere i feromoni liberati dagli insetti sociali, da certi pesci catturati da un predatore e dai girini di alcuni Anuri; alcuni Ciclidi, invece, scuotono vistosamente il capo, sollevando e abbassando nel contempo la pinna dorsale (allarme visivo). I richiami di allarme acustico sono particolarmente comuni negli Uccelli e nei Primati e possono variare di intensità e ripetitività a seconda del tipo e della gravità della minaccia. Alcune specie di uccelli silvicoli hanno evoluto richiami di allarme reciprocamente simili (vedi analogia); la frequenza elevata, la bassa intensità, l'inizio e la fine modulati rispettivamente in crescendo e diminuendo e la durata assai breve (0,5-0,7 secondi) sono caratteristiche che apparentemente rendono difficile ai predatori la localizzazione della sorgente di emissione. Parimenti la risposta a questi richiami è comune. I segnali di allarme sono stimoli chiave capaci di evocare nei conspecifici una risposta pronta e incondizionata. Sia la capacità di emettere il segnale sia quella di rispondere al segnale di allarme, che hanno un ovvio valore di sopravvivenza, compaiono generalmente in forma definitiva fin dalla nascita. Se la minaccia è relativamente lontana, la risposta è la fuga e/o la ripetizione del segnale; se è troppo vicina perché sia possibile la fuga, gli animali che godono di un certo criptismo si immobilizzano sul posto; i piccoli degli uccelli nidifugi accorrono presso la madre, quelli dei nidicoli restano muti e immobili.