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allattaménto

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Lessico

sm. [sec. XIV; da allattare].

1) La prima alimentazione del bambino e di tutti i mammiferi neonati per mezzo di latte materno o di altra provenienza. § Il diritto del lavoro, per il periodo di allattamento (un anno dalla data del parto), riconosce alla lavoratrice madre due interruzioni giornaliere del lavoro per allattare il bambino. Nelle ditte che occupano più di trenta donne coniugate sotto i cinquant'anni, il datore di lavoro è tenuto ad approntare una camera per l'allattamento.

2) Metodo di depilazione applicato specialmente alle pelli ovine e caprine dalle quali si desidera recuperare il pelo. Consiste nell'applicazione, sul lato carneo delle pelli, di una soluzione di solfuro sodico addensata con calce idrata, detta “pasta depilatoria”. Le pelli, spalmate di questa soluzione fortemente alcalina, vengono distese carne contro carne, in pila, per 4-12 ore, tempo necessario per avere un completo rilassamento del pelo. Questo trattamento viene anche applicato a pelli delicate, quali quella di vitello, per favorirne la finezza del fiore e altre particolari caratteristiche del prodotto conciato.

Medicina

L'allattamento può essere naturale, misto, artificiale. L'allattamento naturale (materno o mercenario) è quello nel quale il bambino assume il latte direttamente dalla madre o da una nutrice. La prima secrezione mammaria è rappresentata dal colostro, una sostanza, giallognola e sciropposa, che contiene proteine in grande quantità, sali minerali e anticorpi. Entro il decimo giorno dalla nascita, il latte materno diventa più fluido e acquoso, più povero di proteine, ma più ricco di grassi e di zuccheri. In questa fase intermedia, il latte viene chiamato “latte di transizione”. Avvenuta la montata lattea, si devono seguire determinate regole come la metodicità dei pasti (sei dalla nascita fino a 25-30 giorni; cinque dal 2° al 4° mese; quattro nei successivi, suddivisi ogni 4 ore con almeno sei ore di intervallo notturno), la durata della poppata (in rapporto alla forza di suzione del bambino) e la quantità di latte da somministrare ogni volta. L'allattamento al seno in modo esclusivo è a tutt'oggi incoraggiato dai pediatri almeno fino ai sei mesi di età del bambino e integrato con cibi solidi e liquidi fino all'anno di vita. Il latte materno contiene infatti tutti i macro e i micronutrienti essenziali per il neonato in quantità e nella forma biologica più adatta per essere assorbiti dal suo intestino. Fornisce, inoltre, in modo diverso da periodo a periodo, presidi immunologici di cui il piccolo non dispone: trasferisce, infatti, al neonato cellule immunitarie, quali monociti, linfociti e macrofagi; anticorpi, soprattutto le IgA secretorie, importanti per la difesa immunitaria a livello delle mucose, le prime vie a venire in contatto con gli agenti patogeni; lattoferrina, una molecola a spiccata azione battericida e batteriostatica; oligosaccaridi, che inibiscono la crescita e la replicazione batterica; lattoaderina, una molecola specifica contro il Rotavirus, il principale responsabile di diarree in età pediatrica; il lisozima, un enzima in grado di attaccare la parete delle cellule batteriche. Le proteine contenute nel latte materno possiedono tra l'altro la capacità unica di accelerare la formazione dei tessuti di tutto l'organismo. Alcuni zuccheri contribuiscono inoltre alla maturazione della mucosa intestinale e gli acidi grassi polinsaturi in esso presenti si accumulano in particolari centri del cervello, favorendo la formazione dei tessuti nervosi. Alcuni enzimi, proteine e ormoni hanno una funzione talmente specifica e fondamentale per l'accrescimento da essere definiti “fattori di crescita”. Aggiornate indagini epidemiologiche mostrano che l'effetto protettivo del latte materno nei confronti delle infezioni, quali otiti, riniti e gastroenteriti, non si esaurisce con il periodi di allattamento al seno, ma prosegue per tutta l'età dello sviluppo; i bambini allattati al seno presentano inoltre una minore incidenza di allergie alimentari, sia per l'apporto di fattori protettivi sia per una più veloce maturazione della barriera intestinale. Il latte materno contribuisce anche a sviluppare il gusto del bambino: la sua composizione varia infatti secondo le necessità biologiche del neonato e il suo sapore dipende prevalentemente dai cibi assunti dalla madre. La poppata del mattino è, per esempio, più ricca di grassi e perciò il bambino si sazia più rapidamente. Lo stesso fenomeno si nota in una medesima poppata: il latte all'inizio è più acquoso, meno ricco di sostanze nutrienti, mentre alla fine è più denso e contiene più grassi e proteine. Il lattante avrà pertanto un senso di sazietà al termine della poppata. Costituiscono controindicazioni all'allattamento naturale gravi malattie acute o croniche (tubercolosi, epatite virale, A.I.D.S.) della madre, mancanza di latte (agalattia), malformazioni gravi del capezzolo e stati di prematurità o immaturità del bambino. L'allattamento misto si effettua nei casi di ipogalattia o di malattie generali o locali della madre integrando o sostituendo una o più poppate con latte artificiale somministrato mediante poppatoio. L'allattamento artificiale viene adottato quando non siano possibili né l'allattamento materno né quello mercenario. In questo caso vengono utilizzati latti artificiali detti adattati, che rappresentano l'unica alternativa possibile nel primo anno di vita al latte vaccino. Quest'ultimo è infatti sconsigliato prima dei 12 mesi, perché contiene troppe proteine diverse da quelle presenti nel latte materno, ha meno lattosio, ha uno squilibrato apporto di acidi grassi e di sali minerali, soprattutto di calcio e fosforo, ed è privo di fattori di difesa specifici. Può inoltre provocare reazioni allergiche nel bambino, che si manifestano con eczemi, rigurgiti frequenti e vomito.

Zootecnia

Anche per quanto riguarda gli animali domestici, come per la specie umana, l'allattamento può essere naturale o artificiale. Il primo, che si divide in due fasi, durante la prima delle quali la secrezione mammaria è rappresentata dal colostro (e dura alcuni giorni), seguita dalla seconda, durante la quale si ha la secrezione lattea vera e propria, può assumere forme diverse. Infatti nell'allevamento brado, i piccoli possono poppare a loro volontà, come avviene per i vitelli, i suinetti, i capretti e gli agnelli. Nell'allevamento stallivo e nel semibrado, i neonati vengono invece fatti poppare a ore ben determinate: si sfrutta così la quantità di latte in eccesso. In caso di morte della madre oppure per mancanza o insufficienza di latte nella stessa o perché i piccoli sono troppo numerosi o infine per ragioni economiche, si può ricorrere all'allattamento artificiale. Puledri, asini e muli non si prestano molto a essere allattati artificialmente; i vitelli, gli agnelli e i capretti invece si adattano molto più facilmente. L'allattamento artificiale dei vitelli, in modo particolare, offre notevoli vantaggi economici poiché consente di destinare il latte della madre all'alimentazione umana. Nei moderni allevamenti la durata dell'allattamento dei neonati è breve e lo svezzamento avviene a circa 28 giorni per i suinetti e a 2-3 mesi per i vitelli. Un particolare tipo di allattamento è quello praticato nell'allevamento dei cosiddetti vitelli a carne bianca, animali ai quali, mediante un'alimentazione basata esclusivamente su latti artificiali, vengono inibiti lo sviluppo e la funzionalità dei prestomaci. I vitelli in pratica non vengono svezzati, ma continuano a essere alimentati con latte carente inoltre di ferro, ottenendo così maggiore accrescimento corporeo e carni bianche grazie alla carenza dell'oligoelemento e quindi al basso livello di emoglobina nel sangue.