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alpaca, àlpaca, àlpaga o alpagà

sm. inv. [sec. XIX; dallo spagnolo americano alpaca].

1) Artiodattilo tilopode (Lama pacos) della famiglia dei Camelidi, assai affine al guanaco e che vive oggi solo allo stato domestico, al pari del lama. Ha manto con pelo lunghissimo e folto, di color cioccolata, ma spesso anche molto diverso, statura più piccola del lama, testa più corta e orecchie più brevi. Limitato al Perú e alla Bolivia, visse allo stato selvatico, probabilmente, sino al 200 a. C., quando venne addomesticato.

2) Tipo di lana molto pregiata ricavata dal pelo dell'animale omonimo. Il pelo viene tosato ogni due anni e suddiviso per colore: bianco, grigio, marrone e nero. L'alpaca ha una lucentezza argentea simile a quella delle normali lane; la lunghezza della fibra va da 200 a 300 mm e il diametro medio da 16 a 40 μ; la tenacità, di 1,7-1,8 g/den, è superiore a quella della lana. La sezione è circolare nelle fibre fini, normalmente senza canale midollare, ed ellittica quando il diametro supera i 30 μ e presenta il canale midollare. Al momento della tosa, la fibra contiene circa il 4% di grasso e le impurità totali non superano il 25%. L'alpaca più fine viene lavorata nel suo colore naturale con il sistema di filatura pettinata ed è destinata alla maglieria esterna di alta qualità; quella media è impiegata per la produzione di tessuto tipo Loden; il pelo più scadente è usato per foderami, filtri e cinghie. Durante la filatura l'alpaca viene mescolata con il 15-20% di lana merina per aumentarne la stabilità dimensionale.

3) Tipo di tessuto in lana, liscio, leggero, di finissima qualità, largamente usato nell'abbigliamento.

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Alpaca