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altomedievale

agg. Indica relazione con l'alto Medioevo. In particolare il termine è usato nella storiografia artistica per indicare il lungo periodo intercorso tra le ultime manifestazioni del tardoantico e le prime espressioni del romanico, cioè tra i sec. VI e XI. Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, mentre in Oriente l'Impero bizantino diviene l'erede della tradizione culturale di Roma, in Occidente l'unità seguita alla conquista romana si spezza, per il disgregarsi delle strutture sociali, economiche e politiche del mondo antico e per l'azione distruttrice dei popoli invasori. L'Europa attraversa una fase assai complessa di frazionamento interno, nella quale emergono sempre più chiaramente le differenziazioni tra i singoli Paesi, che si avviano a porre le basi storiche per il loro futuro costituirsi come entità nazionali. Le manifestazioni artistiche di questo periodo non nascono quindi da un substrato comune, ma presentano anzi una tipica mancanza di unità, rivelando apporti e influssi eterogenei, attraverso i quali tuttavia si giunge alla formulazione di espressioni formali nuove e originali, che entreranno a far parte del linguaggio del periodo romanico, quando l'Europa ritroverà uno sviluppo culturale sostanzialmente unitario. Le prime affermazioni originali di un nuovo orientamento artistico sono costituite dalle opere dei popoli barbarici, in cui si manifesta un gusto per l'intreccio astratto, altamente decorativo, in completa antitesi con la tradizione figurativa classica. In Italia questo trapasso è particolarmente significativo: l'arte paleocristiana aveva dato vita in tutta la penisola a un linguaggio artistico abbastanza uniforme, proseguendo la cultura figurativa del tardoantico, e questa continuità non era stata spezzata dal costituirsi dei regni romano-barbarici (l'esempio di Ravenna sotto Teodorico), né dalla riconquista bizantina; sarà solo l'invasione longobarda a introdurre nuovi elementi, che pongono fine alla tradizione antica e aprono la via allo sviluppo di una diversa cultura figurativa (vedi longobardo). Mentre infatti a Roma il percorso dal paleocristiano alle prime esperienze romaniche avviene senza violente fratture, ma anche senza sviluppi innovatori, proprio nella “Longobardia”, dove già alla fine del sec. VII operano i Maestri Comacini, attraverso esperienze frammentarie e difficili si giungerà a formulare i primi accenni dell'architettura romanica. Se l'apporto barbarico nel campo dell'architettura è comunque difficile da definire, esso risulta importantissimo per le arti decorative: il gusto per l'intreccio ornamentale impronta di sé la straordinaria produzione miniaturistica dell'arte anglosassone, una delle espressioni più originali del Medioevo europeo, e gli oggetti lavorati in legno o metallo dell'arte nordica e vichinga. La diffusione di queste tendenze astrattizzanti viene tuttavia frenata nel periodo carolingio, quando l'azione di Carlo Magno tende a creare una sintesi di diverse culture, riassumendo la classicità come riferimento ideale di una nuova civiltà figurativa di tipo aulico. Caratteri evidenti sia nella ripresa architettonica, sia nell'esigenza plastica che anima la scultura e le arti decorative (vedi arte carolingia). Riallacciata in parte alla precedente civiltà merovingia, l'arte carolingia introduce alla notevole fioritura artistica del susseguente periodo ottoniano, di gusto tipicamente germanico e che già prelude alle prime esperienze del romanico. Particolare interesse riveste in Spagna l'arte dei Visigoti, che ebbe il suo ultimo sviluppo, di fronte all'avanzata araba, nella zona asturiana, elaborando forme architettoniche a carattere preromanico. Nel sec. X la lunga elaborazione architettonica precedente giunge a maturazione e viene a formarsi uno stile quasi uniforme, dalla Provenza alla Linguadoca, dalla Catalogna alla Borgogna, per il quale J. Puig i Cadafalch ha coniato il termine di “prima arte romanica”.

Bibliografia

J. Hubert, L'Art préroman, Parigi, 1938; Autori Vari, “Atti delle settimane di studio del Centro Studi sull'Alto Medioevo”, Spoleto, 1953 e seg.; H. Günter, Gli stili artistici altomedievali, Firenze, 1989.