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ambientalismo

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Lessico

sm. [sec. XX; da ambientale].

1) Teoria che sottolinea l'influsso dell'ambiente sulla vita e sulla storia umane.

2) Movimento culturale che oppone al modello di sviluppo economico lineare di crescita continua la ricerca di nuove forme che consentano un rapporto armonico tra le attività umane e le risorse dell'ambiente naturale.

Ecologia

Le prime associazioni di difesa della natura risalgono al XIX secolo quando, nel 1854, sorse in Francia la Società Imperiale zoologica d'acclimatamento. Nel corso del XX secolo si assistette a una proliferazione delle associazioni naturalistiche con obiettivi sempre più precisi via via che i pericoli per l'ambiente aumentavano o nascevano nuovi “nemici”: sorsero così le leghe per la protezione degli animali in genere e degli uccelli in particolare, le associazioni per la costituzione di parchi e riserve naturali e, dal 1950, i movimenti contro i rischi del nucleare bellico. Ma la nascita dell'ambientalismo contemporaneo si può datare al 1968, quando presero corpo importanti movimenti giovanili (genericamente definiti “di contestazione”) che dall'Università californiana di Berkeley si diffusero in tutto il mondo. La componente “ecologica” ne fu, almeno nella sede di partenza, un elemento importante. L'espressione “componente ecologica”, per quanto scientificamente non appropriata (l'ecologia è una scienza ben precisa e termini come “ecologo” ed “ecologico” hanno un significato altrettanto preciso), è comunque diventata di uso comune. La pubblicistica, i mass media, il lessico quotidiano si sono appropriati di questi termini allargandone il significato e i contenuti; perciò si può dire che i movimenti giovanili del Sessantotto avevano una notevole componente ecologica in quanto proponevano, fra l'altro, il raggiungimento dell'obiettivo: di “stare meglio” in contrapposizione a quello di “avere di più”. Ed era certamente di natura “ecologica” la protesta contro l'inquinamento dell'aria e dell'acqua che, già presente agli inizi degli anni Sessanta, andò assumendo dimensioni più massicce proprio sul finire del decennio. Sull'onda della protesta e della crescente sensibilizzazione dell'opinione pubblica, il 1970 fu dichiarato “anno europeo della conservazione della natura” mentre gli Stati Uniti proclamavano, il 22 aprile 1970, la “giornata della Terra”. Si trattava essenzialmente di segnali di attenzione perché quello della “conservazione” si può considerare solo un aspetto dell'ampia problematica propria della politica dell'ambiente; ma sono manifestazioni sintomatiche dello stato d'animo che si andava affermando. Da allora l'interesse per lo stato dell'ambiente diventò una bandiera della lotta per la difesa della natura, ma anche per la più ampia protesta che si andava organizzando contro le distorsioni del consumismo dilagante soprattutto nei modelli di vita occidentali, contro gli sprechi di risorse, contro le guerre in ogni parte del mondo (in quel periodo era particolarmente drammatica la situazione del Vietnam), contro lo strapotere delle multinazionali. Questo movimento ambientalista, ma più opportunamente definito anche ecologista, trovò il terreno più fertile nelle sinistre, marxiste e non marxiste, degli altri Paesi in cui più grave si andava delineando il problema del deterioramento delle condizioni ambientali e più viva l'esigenza di cambiamenti radicali circa i “beni” da produrre e il modo stesso di produrli. In tali termini l'ecologismo si andò configurando essenzialmente come movimento di opposizione al modo in cui il potere economico aveva gestito l'utilizzazione delle risorse naturali e la produzione in generale, facendo rapidamente così numerosi proseliti che il potere politico e quello economico non poterono restare indifferenti, e dovettero intervenire. Da allora molti produttori industriali (soprattutto nell'Europa comunitaria e anche sotto la spinta di apposite direttive in tal senso emanate) hanno puntato, per la migliore affermazione sui mercati, su produzioni realizzate in modo più “pulito” o sempre meno inquinante. Anche in politica molti esponenti hanno fatto propri i temi dell'ambientalismo e in alcuni Paesi il movimento ambientalista si è organizzato sotto forma partitica (dai Grünen tedeschi ai Verts francesi, ai Verdi italiani, ecc.). Nel sec. XXI numerosi governi del mondo occidentale riconoscono l'importanza dei temi ambientali, l'utilità di strategie economiche sostenibili e rispettose dell'ambiente. Tuttavia i problemi sono complessi e controversi. All'incoerente sviluppo demografico, alla carenza di risorse energetiche, allo sviluppo incontrollato di Cina e India e al riscaldamento globale, si aggiungono l'instabilità e l'incertezza socioeconomica. Contributi utili al dibattito sull'importanza della difesa dall'ambiente provengono da settori della società che in passato non tenevano conto di questo aspetto, come i grandi fondi d'assicurazione statunitensi, la Banca Mondiale, l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) e il governo inglese: questo ha elaborato il rapporto Stern, in cui si sostiene la necessità di spendere grandi quote di PIL per evitare dissesti finanziari dovuti a emergenze ambientali.

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