amigdalina

sf. [dal latino amygdăla, mandorla]. Glucoside (detto anche amigdaloside) contenuto nelle mandorle amare (Prunus amygdalus), nelle foglie del lauroceraso e in vari tipi di semi. Deriva dalla condensazione del mandelonitrile con un disaccaride, il genziobiosio, formato da due unità di D-glucosio unite con legame β-glucosidico. L'amigdalina è il più importante dei glucosidi cianogenetici, così detti perché in seguito a idrolisi liberano acido cianidrico. Ciò avviene, in particolare, a opera dell'emulsina, enzima contenuto nelle mandorle amare che scinde l'amigdalina formando aldeide benzoica, acido cianidrico e D-glucosio

Le droghe contenenti amigdalina hanno un certo interesse sia farmacologico sia tossicologico; infatti vengono talora impiegate nella terapia della tosse spasmodica e della pertosse poiché l'acido cianidrico che lentamente si libera dal glucoside esercita un effetto deprimente sul centro nervoso del respiro. Lo stesso acido cianidrico liberato ha però una tossicità elevatissima e può bloccare gli enzimi che fissano l'ossigeno (come la citocromo-ossidasi). Nell'intossicazione acuta si ha infatti un arresto respiratorio con rapida perdita di coscienza e successivo arresto cardiaco. In conclusione se è vero che può essere usato con cautela come farmaco antitussivo, deve comunque essere considerata pericolosa l'ingestione di sostanze contenenti l'amigdalina, quali mandorle amare o noccioli di albicocca o di pesca e di varie Rosacee del genere Prunus.

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