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ammide

sf. [sec. XIX; amm(oniaca)+-ide]. Composto chimico che deriva dagli acidi organici carbossilici, RCOOH, per sostituzione del gruppo OH con il gruppo NH₂ dell'ammoniaca o con quelli NHR e NR₂ forniti rispettivamente da un'ammina primaria e da un'ammina secondaria. Si hanno così ammidi semplici come quella dell'acido acetico CH₃COOH o acetammide, rappresentata dalla formula CH₃CONH₂, e mono- e dialchilammidi come per esempio la monometilacetammide CH₃CONHCH₃ e la dimetilacetammide CH₃CON(CH₃)₂. Con l'eccezione della formammideCONH₂, che è liquida a temperatura ambiente, le ammidi sono in genere dei solidi cristallini, incolori, a meno che non derivino da un acido di per sé colorato. I metodi di preparazione delle ammidi sono numerosi: tra i più importanti figura quello che le ottiene dai sali di ammonio degli acidi carbossilici, RCOONH4, per eliminazione di acqua, in genere provocata riscaldandoli intorno ai 200 ºC:

In modo analogo sostituendo ai sali ammonici i corrispondenti sali delle ammine primarie o secondarie si ottengono le monoalchilammidi e le dialchilammidi. Le ammidi per riscaldamento con soluzione diluita di acidi forti o di basi forti subiscono una reazione di idrolisi che le trasforma secondo una reazione inversa a quella prima citata che porta alla loro formazione dai sali di ammonio degli acidi. Le ammidi rappresentano una classe di composti di notevole interesse tanto per il mondo scientifico quanto per quello industriale: le macromolecole delle proteine sono costituite da molecole di amminoacidi legate tra di loro con un legame appunto di tipo ammidico; tale legame compare anche nelle macromolecole di importantissime fibre sintetiche, dette appunto poliammidiche, tra le quali i nylon dei diversi tipi.

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